VIDEO | Un anno dopo la protesta, tra ordinanze, indagini ed esposti dei comitati, il litorale tra Lamezia e Nicotera continua a fare i conti con scarichi illegali, depuratori carenti e fondali compromessi che penalizzano turismo ed economia
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Lo scorso anno, di questi tempi, montava a Pizzo la protesta dei cittadini contro il fenomeno del “mare verde”. In strada decine di persone, preoccupate per un problema che minacciava turismo ed economia locale e che interessava, in particolare, il tratto di costa compreso tra Lamezia e Nicotera. All’origine, secondo Arpacal, una fioritura algale: un fenomeno naturale, ma favorito da nutrienti in mare e da particolari condizioni ambientali. Dodici mesi dopo la questione resta aperta, con comitati, istituzioni e imprenditori ancora in cerca di soluzioni.
Nei giorni scorsi il procuratore di Paola, Domenico Fiordalisi, ha acceso i riflettori sull’impatto dell’agricoltura intensiva, annunciando controlli serrati su coltivazioni, corsi d’acqua e insediamenti produttivi. Le sue parole hanno avuto un riscontro immediato: i sindaci di Nocera e Amantea hanno emanato ordinanze che vietano l’uso di pesticidi e liquami zootecnici entro 200 metri da pozzi, sorgenti e corsi d’acqua.
Un segnale accolto positivamente dal comitato Uniti per il Golfo di Sant’Eufemia. «Questi interventi della Procura sono importanti – spiega la referente Anna Rosa - e noi li abbiamo salutati con favore. Ma riteniamo che l’agricoltura intensiva sia solo una delle tante cause. Se non vengono affiancati da provvedimenti che riguardino il mancato funzionamento dei sistemi depurativi e i continui scarichi illegali, difficilmente si arriverà all’obiettivo di restituire salute al mare, che sta vivendo un periodo di grandissima criticità. Per questo, come comitato, negli ultimi mesi abbiamo presentato esposti non solo alla Procura di Paola ma anche a quelle di Lamezia e Vibo, chiedendo verifiche a 360 gradi: dalle aree agricole a quelle industriali, fino ai depuratori».
Guardando all’ultima stagione balneare, la referente sottolinea che «è stato fatto ben poco, e i risultati lo dimostrano: il mare ha continuato a soffrire, pur con giornate di acqua pulita. In particolare – aggiunge – resta aperta la questione dell’area industriale ex Sir, che si trova a ridosso di una zona protetta: lì chiediamo analisi più approfondite per capire cosa realmente arrivi al depuratore e quali siano le sue effettive capacità di trattamento. Non basta più guardare solo al depuratore: parliamo di un tratto di mare malato, con fondali che hanno bisogno di bonifiche vere e proprie. Se non si interviene con risorse e progetti seri rischiamo soltanto di perdere tempo».
Accanto alle associazioni ci sono gli imprenditori turistici, che denunciano i riflessi negativi sull’immagine della destinazione. Maurizio Fiumara, operatore del settore, non nasconde la delusione: «Cambiamenti concreti rispetto alla scorsa stagione non ne abbiamo visti. Tante promesse dalla Regione, ma poca sostanza. I comuni costieri fanno quello che possono, ma i problemi maggiori – dai depuratori mancanti nei comuni a monte ai fossi che arrivano a mare con acque non depurate – restano irrisolti. Un miglioramento c’è stato solo nei pressi della foce dell’Angitola, dopo un controllo dello scarico della diga, ma il problema resta nei canali e negli scarichi industriali, penso al canalone della ex Sir, all’Amato, al Turrina».
Le conseguenze sul turismo non sono mancate: «Ci sono state molte cancellazioni – aggiunge Fiumara – e recensioni negative che svalutano la destinazione. A livello di numeri le strutture hanno retto, ma sulla soddisfazione del cliente dobbiamo fare i salti mortali. È vero che l’Arpacal certifica la balneabilità e non ci sono problemi microbiologici, ma il nodo è chimico: l’eccesso di nitrati in mare, che con i fosfati provoca eutrofizzazione e fioriture algali. Ci dicono che vengano dall’agricoltura? Bene, si intervenga. Ma arrivano anche da scarichi industriali, che non hanno vincoli stringenti come quelli civili. Sono interventi che in parte si potrebbero avviare subito. Chiediamo che si passi dalle parole ai fatti, con misure strutturali e tamponi immediati per migliorare la fruizione del mare».