Proseguono senza sosta le operazioni di messa in sicurezza e ripristino dopo l'ondata di maltempo che ha colpito il territorio. E nel pomeriggio è attesa un’altra ondata di pioggia
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Il giorno dopo l’esondazione, domenica 15 febbraio, il territorio di Cassano si risveglia sotto il segno di una mobilitazione imponente, una corsa contro il tempo che vede impegnate oltre trecento persone tra professionisti del soccorso e comuni cittadini. La geografia dell’emergenza si divide in due fronti distinti. Da un lato il quartiere di Lattughelle, dove la priorità è la pulizia e il ripristino della quotidianità, dall'altro i Laghi di Sibari, dove la furia del fiume Crati ha imposto misure drastiche e un monitoraggio costante degli argini.
Nonostante la gravità della situazione, il bilancio delle ultime ore parla di una macchina dei soccorsi che sta funzionando a pieno regime, coordinata dalla Protezione Civile regionale in stretta sinergia con i vertici nazionali. Il tutto in attesa che nel pomeriggio la provincia di Cosenza venga nuovamente colpita da un nuovo ciclone così come annunciato dai bollettini meteo. Calabria Verde, Consorzio di Bonifica, Vigili del Fuoco, Associazioni di Protezione Civile arrivate dalla Campania, Puglia e Basilicata, Misericordia di diversi comuni, Forze dell’ordine, Vigili Urbanila squadra manutenzione e dirigenti del comune cassanese, oltre a tanti volontari (circa 300), lavorano sinergicamente e senza tregua, comunque coordinati dalla Protezione Civile della Calabria
Lattughelle: la forza della solidarietà tra fango e detriti
A Lattughelle la situazione è apparsa subito delicata, ma non per un pericolo immediato di vita, quanto per l'estensione dei danni strutturali alle abitazioni. A differenza dei Laghi di Sibari, qui non è stata necessaria un'ordinanza di sgombero totale. Molti residenti hanno scelto di restare, rifugiandosi ai secondi piani delle villette. Già dalle prime ore di ieri, la vista dell'acqua che invadeva gli ingressi, come nel caso della Chiesa, è stata sostituita dal rumore delle idrovore che hanno aspirato il grosso degli allagamenti, rendendo l'area nuovamente vivibile seppur tra mille difficoltà.
Inizialmente i lavori si sono concentrati intorno alla Chiesa e alla Scuola, che sono state le prime strutture a essere liberate dal fango. Da qui, le squadre di volontari si sono divise con precisione chirurgica: chi era dotato di pompe idrovore, sia private che fornite dalla Regione, si è calato nelle abitazioni situate sotto il livello stradale per espellere l'acqua stagnante, mentre altri gruppi hanno proceduto alla rimozione manuale dei detriti. È stato fondamentale il contributo dei cittadini giunti da Cassano e dei turisti stessi, che hanno formato delle vere e proprie squadre di supporto per aiutare i residenti più in difficoltà a svuotare le case.
Sul piano tecnico, le rotture individuate lungo il reticolo idrografico di Lattughelle sono state quattro. Due di queste, considerate le più critiche, sono state già messe in sicurezza e riparate. Restano da completare gli altri dove le operazioni sono state rallentate dalla natura del terreno. La presenza di sabbie mobili ha infatti impedito l'accesso ai mezzi tradizionali, rendendo necessario l'invio di un escavatore speciale programmato in mattinata.
Laghi di Sibari: la battaglia per gli argini del Crati
Spostando lo sguardo verso i Laghi di Sibari, la sfida si fa prettamente idraulica e ingegneristica. Qui l'ordinanza di sgombero rimane un atto dovuto e necessario, poiché il rischio resta altissimo finché non verranno ultimati i lavori agli argini. Il problema principale è stato causato da una breccia di circa cinquanta metri nel terrapieno del fiume Crati, visibile anche dalla strada statale 106. Questa frattura ha permesso all'acqua di riversarsi con violenza verso la zona della Guardiola e il Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide.
Una prima, fondamentale riparazione è stata effettuata utilizzando enormi blocchi di pietra per stabilizzare il fronte, un passaggio obbligato per poter poi procedere verso la seconda rottura situata più avanti, nei pressi dell'adduttore del depuratore. Oltre alle rotture arginali, i soccorritori hanno dovuto affrontare l'ostruzione della foce del Crati. La massa di detriti, rami e rifiuti trasportati dai terreni a monte ha creato un vero e proprio tappo, impedendo il naturale deflusso verso il mare e causando un effetto di riflusso dell'acqua.
Per contrastare questo fenomeno, si è operato direttamente sulla spiaggia aprendo tre varchi artificiali che hanno finalmente permesso all'acqua di defluire. Grazie a questo intervento, il livello dell'allagamento è sceso drasticamente, passando dai picchi di quasi due metri registrati ieri agli attuali 70-80 centimetri, permettendo una circolazione seppur limitata ai soli mezzi anfibi.
Un sistema di accoglienza che non lascia indietro nessuno
Parallelamente ai lavori di scavo e riparazione, il Comune di Cassano ha attivato una rete di assistenza capillare per gestire gli sfollati. La sala operativa comunale è diventata il punto di raccordo per centinaia di persone, coordinando l'accoglienza in numerosi alberghi, B&B e strutture che hanno offerto ospitalità a titolo gratuito. Ogni persona assistita viene registrata e assegnata a un punto d'appoggio, garantendo non solo un tetto, ma anche beni di prima necessità, indumenti puliti e assistenza medica.
La solidarietà è diventata sistemica, non si tratta più solo di interventi d'urgenza, ma di un flusso continuo di donazioni e aiuti che i volontari provvedono a contingentare e distribuire in modo ordinato. Dai pacchi alimentari per le famiglie rimaste isolate alla consegna di medicinali urgenti, il lavoro di raccordo sta permettendo alla comunità di reggere l'urto dell'emergenza. Un sospiro di sollievo arriva infine dal Museo della Sibaritide. Sebbene l'acqua abbia lambito le strutture, il tempestivo intervento coordinato tra Comune e Calabria Verde ha permesso di mettere in salvo il la struttura custode dell’archeologia, preservando un patrimonio inestimabile dal fango.


