Nei guai Simone Cortese, accusa di corruzione dalla Procura del capoluogo. L’agente avrebbe ricevuto sconti nei supermercati dell’imprenditore in cambio di controlli sulle targhe di alcuni veicoli
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È stato posto agli arresti domiciliari, venerdì sei febbraio, Simone Cortese, 39 anni di Chiaravalle ma residente a Montepaone, ispettore di polizia in servizio presso la Squadra Volante della Questura di Catanzaro. Le accuse sono corruzione e accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico. Di questa operazione, condotta dal Ros e coordinata dalla Procura di Catanzaro, nessuno ha dato notizia, neanche con un minimo comunicato senza nomi. Ma tant’è. Le informazioni, che circolavano da giorni, sono emerse con l’udienza di convalida della misura cautelare nel corso della quale l’indagato, difeso dagli avvocati Aldo Ferraro e Massimo Rattà, ha risposto alle domande del gip.
Simone Cortese è indagato per corruzione in concorso con l’imprenditore dei supermercati Paolo Paoletti, già condannato in primo grado per sfruttamento del lavoro all’interno delle sue strutture. Sarebbe stata proprio l’inchiesta su Paoletti a far venire allo scoperto i presunti illeciti dell’ispettore Cortese.
L’analisi dei cellulari di Paoletti (indagato a piede libero per questa vicenda) avrebbe fatto venire a galla una serie di messaggi fra i due nel corso dei quali l’imprenditore avrebbe chiesto all’ispettore di controllare una serie di targhe di veicoli appartenenti a persone che avrebbe voluto attenzionare.
Cortese, stando alle indagini, avrebbe acconsentito. Il tornaconto della corruzione starebbe nel fatto che, qualche tempo dopo, in un supermercato del gruppo Paoletti è stato assunto un parente dell’ispettore di polizia. Assunzione sponsorizzata dallo stesso poliziotto. Non solo. Cortese avrebbe ricevuto sconti e altre utilità.
Simone Cortese, però, non avrebbe solo “spiato” i veicoli di interesse di Paoletti ma avrebbe eseguito gli accessi alle banche dati delle forze dell’ordine anche su altri soggetti per questioni meramente private. Questi controlli slegati da questioni professionali gli sono costati l’accusa di accesso abusivo a un sistema informatico.
Tra qualche ora si conoscerà la decisione del gip in merito alla misura catelare.

