La giudice di Milano sanziona tre imputati nel procedimento nato dall'inchiesta sulla società di dossieraggio. Al centro una presunta tentata estorsione in una lite da 35 milioni di euro tra imprenditori milanesi, mediata da uomini della cosca Barbaro di Platì contattati dall'ex super poliziotto Carmine Gallo
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Milano,Italy Equalize in via Pattari 6 a due passi dal Duomo di Milano al centro dell’inchiesta hacker In the photo:ingresso del palazzo di Equalize via Pattari 6
Le prime condanne nel procedimento collegato all'inchiesta sulla Equalize, la società milanese di cyber intelligence riconducibile a Enrico Pazzali, consolidano uno dei filoni investigativi più delicati aperti dalla Procura di Milano: quello che ipotizza un punto di contatto tra ambienti imprenditoriali, operatori della sicurezza privata e uomini vicini alla 'ndrangheta.
La giudice per l'udienza preliminare di Milano, Tiziana Landoni, ha condannato Francesco Baldo a tre anni e due mesi di reclusione e Micheal e Nicolas Chiera a due anni e dieci mesi nell'ambito del procedimento celebrato con rito abbreviato. Contestata una tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso maturata sullo sfondo di una controversia economica da 35 milioni di euro.
La vicenda ruota attorno al contenzioso tra la Fenice Spa, riconducibile all'imprenditore Lorenzo Sbraccia, e la società di costruzioni G&G della famiglia Motterlini per un cantiere milanese rimasto bloccato.
Secondo l'accusa, per sbloccare la situazione sarebbe stato attivato un canale di pressione esterno al normale confronto commerciale. Un ruolo centrale, nella ricostruzione della Procura, sarebbe stato svolto da Carmine Gallo, ex funzionario di polizia e collaboratore di fiducia di Pazzali, morto nel 2025.
Sarebbe stato proprio Gallo, secondo gli investigatori del Ros, a rivolgersi a soggetti collegati alla famiglia Barbaro di Platì, una delle articolazioni storiche e più potenti della 'ndrangheta reggina, nel tentativo di favorire una soluzione della controversia.
Le indagini hanno ricostruito una serie di contatti finalizzati, secondo l'impostazione accusatoria, a intimidire l'imprenditore Claudio Motterlini e convincerlo a modificare la propria posizione negoziale.
Tra gli episodi valorizzati dagli inquirenti vi è l'intervento di Fulvio Cilisto, che ha patteggiato una pena di un anno e undici mesi, incaricato – sempre secondo l'accusa – di avvicinare Motterlini facendogli intendere che dietro la vicenda vi fossero «dei calabresi grossi che fanno problemi».
Un riferimento che gli investigatori hanno collegato ai cosiddetti "calabresi di Treviglio", nel Bergamasco, territorio nel quale risiedono i cugini Chiera e dove, negli anni, diverse indagini hanno documentato la presenza di articolazioni della criminalità organizzata calabrese.
La Procura di Milano, rappresentata dal pubblico ministero Francesco De Tommasi, ha ottenuto il riconoscimento dell'aggravante dell'agevolazione mafiosa.
Oltre alle pene detentive, Baldo è stato condannato al pagamento di duemila euro di multa, all'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e alle spese di mantenimento sostenute durante la custodia cautelare in carcere. Per Micheal e Nicolas Chiera sono state disposte ammende da 1.200 euro.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni.
Parallelamente prosegue davanti all'ottava sezione penale del Tribunale di Milano il procedimento ordinario nei confronti di Lorenzo Sbraccia e degli altri imputati che hanno scelto di non accedere al rito abbreviato.
La decisione della gup rappresenta il primo pronunciamento giudiziario in uno dei capitoli più controversi dell'indagine Equalize, quella che gli inquirenti descrivono come una possibile "cerniera" tra il mondo del dossieraggio privato e le reti relazionali della criminalità organizzata calabrese.



