Rubavano vite. Le aprivano come cassetti e poi le vendevano. Bastava una richiesta in chat, poche parole scritte senza nemmeno usare frasi complete: «se puoi vedere iban», «conti più lavoro», «vorrei sapere a chi è intestato il numero», «ho bisogno dello stato di famiglia». Dall’altra parte arrivava la risposta: «messo in lavorazione», «è in corso ricerca», «ti ho mandato esito».

Era il linguaggio essenziale di un mercato clandestino che, secondo la Procura di Napoli, avrebbe trasformato banche dati riservate dello Stato in una gigantesca miniera privata di informazioni. Un sistema costruito per entrare illegalmente negli archivi di polizia, Inps, Agenzia delle Entrate, istituti previdenziali e perfino Poste Italiane, estrarre dati sensibili e rivenderli a investigatori privati, agenzie di intelligence parallela e clienti finali rimasti ancora nell’ombra.

Un’inchiesta enorme di cui è emersa soltanto la parte superficiale. Perché il sistema avrebbe ramificazioni in tutta Italia. Dentro – si è scoperto ieri – ci sono nomi famosi, imprenditori di primo piano, manager, vip dello spettacolo e del calcio.

Secondo la ricostruzione della Procura di Napoli guidata da Nicola Gratteri, insieme agli aggiunti e sostituti Vincenzo Piscitelli, Claudio Orazio Onorati, Ciro Capasso e Maria Sofia Cozza, il gruppo avrebbe effettuato oltre un milione e mezzo di accessi abusivi alle banche dati pubbliche. Numeri giganteschi. Impressionanti anche per investigatori abituati alle cyber inchieste.

Al centro del sistema, secondo gli inquirenti, ci sarebbe stata la società “Sole Investigazioni e Sicurezza”, con sedi operative tra Ferrara e San Giorgio a Cremano, nel Napoletano. Una struttura che, stando alle accuse, non si limitava a raccogliere dati illegalmente: li catalogava, li organizzava e li redistribuiva in un secondo mercato sommerso fatto di agenzie investigative disseminate in tutta la penisola. Una vera e propria centrale clandestina dell’informazione.

Il “tariffario” dei dossier

Ogni informazione aveva un prezzo. Cinque euro per una consultazione Inps. Sei euro per verifiche lavorative o previdenziali. Fino a 25 euro per accertamenti più delicati. Tutto annotato, secondo gli investigatori, in file Excel che funzionavano come veri listini prezzi del mercato nero dei dati.

I pagamenti sarebbero avvenuti attraverso false fatture, denaro contante e ricariche su carte prepagate: meccanismo studiato per mascherare la corruzione dei pubblici ufficiali coinvolti.

Il gip Giovanni Vinciguerra, firmando le misure cautelari, descrive «un ben congegnato sistema operativo» fondato su una rete stabile di poliziotti, funzionari pubblici, impiegati e investigatori privati. Una macchina oliata, talmente efficiente da riuscire — secondo gli atti — a processare migliaia di richieste illegali senza lasciare tracce immediate.

Quando gli investigatori hanno sequestrato i server utilizzati dal gruppo hanno trovato oltre 15mila file tra pdf, documenti Word e immagini. Dentro c’erano informazioni personali, accertamenti finanziari, dati previdenziali, utenze telefoniche, rapporti bancari e dossier costruiti su ignare vittime. Mezzo milione di codici fiscali archiviati. Centinaia di migliaia di persone finite dentro un gigantesco archivio parallelo.

I vip spiati: c’è un ex calciatore del Crotone

Tra i nomi emersi nelle carte dell’inchiesta compaiono il cantante Alex Britti, l’attrice Lory Del Santo, gli ex portieri dell’Inter Julio Cesar e Alex Cordaz, che ha militato anche nel Crotone.

Ma non solo. Negli archivi sequestrati figurerebbero anche lo stilista Alberto Del Biondi, l’ex amministratore delegato di Piaggio Roberto Colaninno, i manager Raffaella Luglini, Giorgio Cociani e Riccardo Benetel, l’imprenditore veneto Claudio De Nadai, Walter Bertin della Lobomar, Giovanni Mercandini del Credito di Romagna, oltre a decine di aziende italiane e persino il Consiglio Supremo dell’Islam di Bari. Non risultano indagati, ovviamente: loro sarebbero vittime del sistema.

Secondo gli investigatori, però, il fenomeno non riguardava soltanto personaggi noti. Dentro quel mercato clandestino sarebbero finiti anche piccoli imprenditori, commercianti, mariti sospettati di tradimento, vicini di casa, contendenti in cause civili, separazioni e battaglie per l’affidamento dei figli. Chiunque poteva diventare un target: bastava pagare.

Gli arresti e il ruolo dei poliziotti

L’operazione coordinata dalla Procura di Napoli e condotta dalla Squadra Mobile con il supporto della Polizia Postale ha portato a 29 misure cautelari: quattro arresti in carcere, sei domiciliari e diciannove obblighi di presentazione. In carcere sono finiti Mattia Galavotti, ritenuto dagli investigatori la mente del sistema, Giuseppe Picariello, Giuseppe Emendato e l’ex sostituto commissario della Squadra Mobile di Napoli Giovanni Maddaluno.

Ai domiciliari, invece, sono finiti i poliziotti Piermassimo Caiazzo e Alfonso Auletta, oltre al commercialista Pietro De Falco, a Maria Rosaria Cantiello, Francesco Saverio Falace e all’agente della polizia locale Raimondo Siena.

I numeri contestati ai due agenti di polizia sono impressionanti. Secondo l’accusa, Caiazzo avrebbe effettuato oltre 677mila accessi abusivi. Auletta più di 131mila. Maddaluno, in pochi mesi, avrebbe gestito oltre 13mila esfiltrazioni illegali di dati.

E poi i guadagni. Secondo gli investigatori, Auletta avrebbe incassato quasi mezzo milione di euro tra il 2019 e il 2022. Caiazzo addirittura oltre 2,2 milioni di euro nello stesso periodo. Gli inquirenti hanno iniziato a sospettare quando hanno notato il cambio di tenore di vita dei due agenti: auto costose, spese incompatibili con uno stipendio da dipendente pubblico. Da lì sono partiti i controlli sugli accessi alle banche dati. Ed è venuto giù tutto.

La pista Equalize

Ma l’inchiesta napoletana non si ferma qui, perché nelle carte emergono collegamenti con il caso Equalize, la società milanese di intelligence privata già finita sotto indagine a Milano. Un nome collega direttamente i due mondi: Samuele Calamucci, figura centrale dell’indagine milanese.

Secondo gli atti, il suo contatto telefonico sarebbe stato trovato nella rubrica del cellulare sequestrato a Galavotti. Non solo: dal computer dell’imprenditore ferrarese sarebbero emerse mail relative a pagamenti ricevuti per “dossier reputazionali” destinati alla Mercury Advisors srls, società di cui Calamucci era socio di minoranza. Nell’inchiesta compare anche il nome del finanziere Giuliano Schiano, all’epoca dei fatti in servizio presso la Dia di Lecce, già coinvolto nell’indagine Equalize e indagato a Napoli per un accesso abusivo del 2019. Per lui non è stata disposta alcuna misura cautelare.

Ma per gli investigatori il punto centrale è un altro: capire quanto fosse estesa la rete di informatori costruita negli anni attorno alla “Sole Investigazioni”. E soprattutto chi fossero i clienti finali.

Il livello successivo dello spionaggio

È qui, infatti, che l’inchiesta diventa ancora più inquietante. Secondo gli inquirenti, i dati non venivano raccolti solo per essere consegnati a un singolo cliente. Sarebbero stati rimessi sul mercato, rivenduti e smistati ad altre agenzie investigative sparse in Italia.

Le informazioni uscivano dalle banche dati pubbliche e finivano dentro un circuito parallelo impossibile da controllare. Una volta estratti, quei dossier potevano circolare ovunque.

Il sospetto degli investigatori è che la rete abbia operato per anni sotto copertura, sfruttando una galassia di società investigative apparentemente lecite, capaci di cambiare nomi, sedi operative e assetti societari per sfuggire ai controlli. Quando nel 2023 sono scattate le prime perquisizioni, alcune sedi sarebbero state smantellate in fretta, le chat cancellate e le memorie di computer alterate.

Ormai, però, il sistema era stato fotografato. E dietro quel gigantesco archivio abusivo di dati sensibili, secondo la Procura di Napoli, emergeva un meccanismo semplice e spaventoso: trasformare le informazioni private dei cittadini in merce. Merce da vendere: bastava trovare il prezzo giusto da dare alla vita degli altri.

Tutte le misure decise dal gip

Custodia Cautelare in Carcere

La misura della custodia in carcere è stata applicata ai seguenti soggetti:

  • GALAVOTTI Mattia
  • PICARIELLO Giuseppe
  • EMENDATO Giuseppe
  • MADDALUNO Giovanni

Arresti Domiciliari

È stata applicata la misura degli arresti domiciliari (con divieto di comunicare con persone diverse dai conviventi) a:

  • CANTIELLO Maria Rosaria
  • FALACE Francesco Saverio
  • DE FALCO Pietro
  • AULETTA Alfonso
  • CAIAZZO Piermassimo
  • SIENA Raimondo

Obbligo di Presentazione alla Polizia Giudiziaria

I seguenti indagati hanno l'obbligo di presentazione quotidiana presso il Commissariato di PS competente:

FORMICHELLA Francesco, ALTARELLI Pasquale, PIETROBATTISTA Luca, ACUNZO Raffaele, CARILLO Francesco, BOSCO Stefania, GALOPPANTE Salvatore, ZANIVAN Sara, SENATORE Luca, CALCATERRA Marco, EMENDATO Chiara, RUSSO Mauro, VISENTINI Monica, GAVIOLI Norah, MADDALUNO Francesco, RICCARDI Giovanni, MOREA Giovanni, ZENO Carmela, TARTAGLIA Alessandro.

Sospensione dall’esercizio della Pubblica Funzione

La sospensione per la durata di 6 mesi è stata disposta per:

FORMICHELLA Francesco, ALTARELLI Pasquale, PIETROBATTISTA Luca, ACUNZO Raffaele, CARILLO Francesco, BOSCO Stefania, GALOPPANTE Salvatore, ZANIVAN Sara, SENATORE Luca, CALCATERRA Marco.

Sequestro Preventivo

Il gip ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto del reato (o di beni di valore equivalente) nei confronti di:

  • MADDALUNO Giovanni (fino a € 25.018)
  • FALACE Francesco Saverio (fino a € 19.020)
  • DE FALCO Pietro (fino a € 239.625,51)
  • AULETTA Alfonso (fino a € 478.967)
  • CAIAZZO Piermassimo (fino a € 478.967)
  • FORMICHELLA Francesco (fino a € 441)
  • ALTARELLI Pasquale (fino a € 1.314)
  • SIENA Raimondo (fino a € 5.676)
  • PIETROBATTISTA Luca (fino a € 3.540)
  • ACUNZO Raffaele (fino a € 285)
  • CARILLO Francesco (fino a € 33)
  • BOSCO Stefania (fino a € 48)
  • GALOPPANTE Salvatore (fino a € 159)
  • ZANIVAN Sara (fino a € 4.150)
  • SENATORE Luca (fino a € 9.250)
  • TAGLIAFERRI Michele (fino a € 1.115)
  • CALCATERRA Marco (fino a € 138)