Accolto dalla Cassazione il ricorso della difesa di Rosario Scerbo, accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Per gli ermellini gli indizi vanno rivalutati dal Tribunale del Riesame, evitando valutazioni fondate su legami familiari o pregiudizi
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La seconda sezione penale della Cassazione ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip distrettuale di Catanzaro su richiesta della Dda, eseguita lo scorso 16 febbraio dai carabinieri nei confronti di Rosario Scerbo, 58enne di Isola Capo Rizzuto accusato di estorsione aggravata dalle modalità mafiose. L'uomo, in sostanza, avrebbe imposto la classica “guardiania” in un villaggio turistico della zona forte dell'appartenenza della famiglia Scerbo alla potente cosca Arena di Isola Capo Rizzuto che sul controllo dei villaggi turistici avrebbe basato la maggior parte delle proprie attività illecite.
In particolare Rosario Scerbo - secondo l'impostazione accusatoria - avrebbe imposto sin dai primi anni '80 e fino alla fine del 2021 la propria attività al condominio di villaggio turistico, per la gestione di servizi di guardiania, pulizie e gestione della spiaggia e relativi ombrelloni e lettini nonché il servizio navetta per la spiaggia. Per i giudici della Cassazione, che hanno accolto il ricorso degli avvocati Mario Nigro e Romolo Villirillo, «nulla di tutto questo risulta dimostrato nell'ordinanza impugnata che ha altresì trascurato la diuturna attivita' lavorativa svolta dall'indagato dal 1980, a prezzi estremamente contenuti».
Per gli ermellini «le sentenze menzionate nell'ordinanza e l'illustrazione delle vicende delittuose che hanno connotato decenni di storia criminale del promontorio crotonese sono destinate a rimanere una sorta di 'romanzo criminale' privo di concretezza se la figura di Rosario Scerbo non è in quelle sentenze menzionata, non essendo mai stato condannato per reati associativi o anche solo per precursori e indicatori della partecipazione, in una qualche misura, alla vita criminale del territorio, quali estorsioni, minacce, danneggiamenti e simili. Egualmente, ascrivere allo Scerbo una qualche forma di responsabilità solo per il fatto di portare il cognome Scerbo, e quindi di appartenere ad una famiglia in cui vi sono membri condannati per reati di associazionismo mafioso, rischia di far deviare la ricerca degli indizi verso il terreno dello stigma e del pregiudizio».
I giudici della Suprema corte, pertanto, hanno annullato la misura cautelare in carcere per Scerbo ordinando un nuovo giudizio dinanzi al Tribunale del Riesame che sarà celebrato il prossimo 5 agosto.

