La preparazione del cavo, lo slancio del corpo e il successivo scivolamento fino alla posizione in cui venne ritrovato. Sono le tre fasi nelle quali il consulente della Procura di Cosenza, Luca Chianelli, suddivide la ricostruzione della morte di Ettore Giordano, rinvenuto senza vita il 9 giugno 2022 nella sua abitazione di Taverna di Montalto Uffugo.

La relazione criminalistica, depositata il 10 giugno 2026 nel procedimento aperto contro ignoti per omicidio volontario, considera la dinamica suicidaria sostenuta dagli altri consulenti dell’ufficio requirente «pienamente congrua» con le caratteristiche dei luoghi e del cavo elettrico utilizzato. Secondo Chianelli, gli accertamenti avrebbero dimostrato una «piena compatibilità fisico-meccanica» tra la ricostruzione prospettata e gli elementi rilevati sulla scena.

Si tratta delle conclusioni tecniche formulate dal consulente della Procura e non di un accertamento giudiziario definitivo.

Le verifiche disposte dalla Procura di Cosenza

Chianelli ha ricevuto l’incarico l’8 settembre 2025 insieme ai consulenti medico-legali Berardo Silvio Cavalcanti e Vannio Vercillo. L’obiettivo era verificare se Giordano potesse avere preparato autonomamente il sistema di ancoraggio e compiuto l’intera azione senza ricorrere a scale o ad altri aiuti esterni.

Un secondo quesito riguardava la ricerca di eventuali tracce biologiche riconducibili alla vittima o a terze persone lungo il cavo elettrico, con particolare attenzione alla zona del nodo.

Gli accertamenti hanno compreso le analisi genetiche eseguite dal Ris dei carabinieri di Messina nel novembre 2025, l’esame diretto del cavo nel febbraio 2026, le prove di trazione effettuate nel Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Messina e un nuovo sopralluogo nell’abitazione. Il 29 maggio 2026 gli ambienti sono stati acquisiti mediante laser scanner per realizzare una ricostruzione tridimensionale della scena.

Il punto di ancoraggio raggiungibile dalle scale

Il corpo era stato rinvenuto sulla terrazza dell’abitazione, vicino a una scala dalla conformazione curva. Il cavo risultava ancorato a un’apertura circolare presente in una trave di cemento, posta a circa due metri e sessanta centimetri dal pavimento.

Secondo la relazione, una persona alta un metro e ottanta avrebbe potuto raggiungere quel punto posizionandosi sul terzo o sul quarto gradino della scala. La conformazione stessa dell’ambiente avrebbe quindi consentito di inserire la spina nell’apertura della trave e predisporre il sistema di ancoraggio senza utilizzare una scala esterna o ricevere l’aiuto di un’altra persona.

Il consulente descrive una sequenza nella quale la spina sarebbe stata fatta passare attraverso il foro e successivamente tirata verso il basso. Il cavo sarebbe stato poi annodato in modo da realizzare un’asola chiusa e scorrevole intorno al punto di ancoraggio.

Le analisi sul cavo e le tracce di sangue

Il reperto esaminato è una prolunga elettrica rivestita di materiale plastico bianco, lunga complessivamente circa quindici metri. Sulla sua superficie sono state individuate abrasioni e microlesioni che, secondo Chianelli, risulterebbero compatibili con lo sfregamento del cavo contro il bordo dell’apertura presente nella trave.

Le analisi biologiche hanno rilevato tre tracce ematiche appartenenti a Ettore Giordano. La loro collocazione lungo il cavo viene ritenuta coerente con il tratto che, nella dinamica ricostruita, sarebbe stato sottoposto a tensione tra il punto di ancoraggio e la zona cervicale.

La mancata individuazione di ulteriori tracce biologiche significative viene spiegata dal consulente attraverso le caratteristiche della guaina in plastica. Si tratterebbe di una superficie non assorbente e poco ricettiva rispetto a materiale biologico con un ridotto contenuto cellulare, come quello eventualmente depositato attraverso il semplice contatto delle mani.

Per il consulente, quindi, la presenza del sangue e la distribuzione delle abrasioni sarebbero compatibili con il meccanismo ipotizzato.

Le prove sulla resistenza del cavo

Le prove di trazione hanno indicato un punto di rottura compreso tra 750 e 830 newton, corrispondente alla forza statica esercitata da una massa compresa indicativamente tra 76 e 85 chilogrammi.

Il fatto che il cavo non si sia spezzato viene considerato coerente con una forza limitata e progressivamente decrescente. La dinamica prospettata non sarebbe infatti quella di un’impiccagione completa con il corpo interamente sospeso, ma di un’impiccagione atipica e incompleta, nella quale gli arti inferiori avrebbero raggiunto il pavimento durante lo sviluppo dell’azione.

La relazione criminalistica richiama sul punto le conclusioni medico-legali secondo cui la morte sarebbe stata determinata prevalentemente dalla compressione delle strutture vascolari e nervose del collo, con una componente asfittica ritenuta marginale.

La prima fase: la preparazione e lo slancio

Nella fase iniziale descritta dal consulente, Giordano avrebbe raggiunto il punto di ancoraggio salendo sul terzo o sul quarto gradino. Dopo avere fatto passare la spina attraverso il foro della trave, avrebbe realizzato il sistema di chiusura del cavo.

La parte restante della prolunga sarebbe stata avvolta per due volte intorno al collo in senso orario. Una porzione del cavo sarebbe rimasta raccolta sul pavimento, mentre un altro tratto sarebbe stato tenuto all’altezza del torace.

Da quella posizione sarebbe iniziato lo slancio in avanti e verso il basso.

La seconda fase: l’urto e il serraggio del cavo

La conformazione ristretta dell’ambiente avrebbe limitato il movimento. Secondo la simulazione, il corpo avrebbe urtato quasi immediatamente contro la parete curva della scala, disperdendo una parte dell’energia e riducendo l’oscillazione.

Durante questa fase gli arti inferiori avrebbero raggiunto il pavimento. L’azione combinata del punto di ancoraggio, della parete e del suolo avrebbe prodotto una rotazione del corpo mantenendo il cavo in tensione.

L’asola collocata sulla trave si sarebbe progressivamente stretta, mentre i due giri intorno al collo avrebbero esercitato la pressione descritta dai consulenti. La forza applicata sarebbe rimasta inferiore al limite necessario per provocare la rottura della prolunga.

La terza fase: lo scivolamento fino alla posizione finale

Dopo la perdita di controllo del corpo, sarebbe iniziato uno scivolamento retrogrado lungo il pavimento. La posizione finale sarebbe stata raggiunta gradualmente, con il corpo in posizione prona e la parte superiore ancora sollevata per effetto della tensione del cavo.

La relazione ritiene compatibile con questa sequenza anche il sollevamento dei pantaloni verso la zona dei glutei, interpretato come possibile conseguenza dello sfregamento durante lo spostamento all’indietro.

La stabilità finale del sistema sarebbe stata favorita dal peso del corpo sulla matassa di cavo rimasta sul pavimento. La compressione della prolunga ne avrebbe impedito lo scorrimento, mantenendo in equilibrio l’intera configurazione.

La conclusione del consulente della Procura

Per Chianelli, la ricostruzione formulata dai consulenti medico-legali rispetterebbe tutti i principali vincoli della scena: l’altezza del punto di ancoraggio, la disposizione della scala, la lunghezza e la resistenza del cavo, le abrasioni rilevate sul reperto, la posizione delle tracce ematiche e la collocazione finale del corpo.

La relazione sostiene dunque la compatibilità della scena con un’azione compiuta autonomamente da Ettore Giordano, senza l’intervento di terze persone e senza l’impiego di strumenti ulteriori rispetto agli elementi architettonici presenti nell’abitazione.

Sulla base degli accertamenti svolti, la Procura di Cosenza ha presentato una nuova richiesta di archiviazione, ritenendo sostanzialmente confermata l’ipotesi suicidaria. I familiari di Giordano, assistiti dagli avvocati Emilio Greco e Guido Siciliano, si sono opposti depositando altre consulenze e chiedendo ulteriori verifiche. Spetterà al giudice per le indagini preliminari valutare la richiesta dell’ufficio requirente e le osservazioni formulate dalle persone offese.