Sequestro da 5 milioni di euro: chi è l’imprenditore indagato e perché i mezzi venduti non sarebbero vere biciclette. Il sistema potrebbe essere più ampio, nel mirino della Procura di Palmi e della Guardia di finanza tutta la catena dell’importazione
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La Calabria è al centro della maxi inchiesta che ha portato ieri al sequestro di quasi settemila veicoli elettrici importati dalla Cina e commercializzati come biciclette a pedalata assistita, ma che, secondo gli investigatori, avrebbero avuto caratteristiche tali da essere assimilabili a veri e propri scooter. A coordinare le indagini è la Procura di Palmi, competente per territorio perché il punto d'ingresso dei mezzi in Italia era il porto di Gioia Tauro, attraverso il quale sarebbero transitati migliaia di veicoli destinati al mercato nazionale.
L'operazione, eseguita dalla Guardia di finanza con il coinvolgimento dei reparti di Calabria, Sicilia, Campania, Puglia, Lombardia, Sardegna e Toscana, ha portato al sequestro di 6.885 mezzi elettrici per un valore commerciale stimato in circa cinque milioni di euro.
Gioia Tauro porta d'accesso dei veicoli
Secondo la ricostruzione degli investigatori, gli scooter elettrici arrivavano dalla Cina nel porto di Gioia Tauro, uno dei principali hub del Mediterraneo per il traffico container. Da qui venivano trasferiti alla società importatrice con sede a Palermo, per poi essere distribuiti in diverse regioni italiane attraverso una rete di grossisti e rivenditori.
Proprio il transito nello scalo calabrese ha determinato la competenza della Procura di Palmi, che ha coordinato l'attività investigativa culminata nel sequestro disposto dal giudice per le indagini preliminari.
Le accuse: frode in commercio e falso
Nel registro degli indagati è finito Fedele Vitale, imprenditore palermitano ottantenne e legale rappresentante della Eurosud Srl. Le ipotesi di reato contestate sono frode in commercio e falso in atto pubblico.
Secondo gli inquirenti, i veicoli venivano presentati come biciclette a pedalata assistita grazie a certificazioni ritenute non veritiere, prodotte anche in sede doganale per attestarne la conformità alle normative europee.
Perché non sarebbero vere biciclette
L'indagine ruota attorno alla natura dei mezzi sequestrati. Le biciclette a pedalata assistita, infatti, devono rispettare precisi requisiti tecnici: il motore elettrico non può superare i 250 watt di potenza e deve intervenire esclusivamente durante la pedalata, interrompendo automaticamente l'assistenza quando il ciclista smette di pedalare.
Secondo la Procura, invece, i mezzi importati dalla Cina avrebbero caratteristiche incompatibili con questa classificazione e sarebbero stati immessi sul mercato come e-bike pur non possedendone i requisiti.
Una circostanza che avrebbe consentito agli acquirenti di utilizzarli senza casco, senza immatricolazione e senza assicurazione obbligatoria, eludendo così le norme previste per i ciclomotori.
Un sistema che potrebbe essere più ampio
Per gli investigatori il caso potrebbe non essere isolato. Gli approfondimenti proseguono per verificare se altri operatori abbiano utilizzato lo stesso sistema di certificazioni e se i rivenditori abbiano posto in essere pratiche commerciali scorrette o ingannevoli nei confronti dei consumatori, anche attraverso piattaforme online e social network.
L'obiettivo della Procura di Palmi e della Guardia di finanza è ricostruire l'intera filiera dell'importazione e della distribuzione dei mezzi elettrici, accertando eventuali ulteriori responsabilità e verificando se dietro il commercio delle cosiddette false e-bike si nasconda un fenomeno di dimensioni ancora più vaste.

