Falsi piani terapeutici all'ospedale Pugliese: prosciolti due ginecologi, a processo altri quattro

L'inchiesta istruita dalla Procura aveva ipotizzato la redazione di diagnosi non veritiere e programmi di cura per consentire ad alcune pazienti di accedere alla prescrizione gratuita dei farmaci. Non luogo a procedere per Cosco e Miceli

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di Luana  Costa
14 luglio 2021
14:40

Sono stati prosciolti dall'accusa di truffa e abuso d'ufficio Andrea Gregorio Cosco e Saverio Miceli, entrambi medici specialisti in Ostetricia e Ginecologia all'azienda ospedaliera Pugliese Ciaccio di Catanzaro. I due medici erano stati coinvolti nell'inchiesta istruita dalla Procura che aveva ipotizzato la redazione di diagnosi non veritiere e falsi piani terapeutici per consentire ad alcune pazienti di accedere alla prescrizione gratuita dei farmaci.

Il fatto non sussiste

Questa mattina si è svolta l'udienza preliminare, il Gup del Tribunale di Catanzaro, Paola Ciriaco, ha emesso sentenza di non luogo a procedere perchè il fatto non sussiste per Andrea Gregorio Cosco (difeso dall'avvocato Danilo Iannello) e per Saverio Miceli (difeso dagli avvocati Enzo Ioppoli e Francesco Miceli). Rinviati a giudizio invece Roberto Noia, Menotti Pullano, Fulvio Zullo e Roberta Venturella. Il prossimo 19 aprile si aprirà il processo che li vede indagati tutti accusati a vario titolo di truffa, abuso d'ufficio e falsità ideologica.


L'inchiesta

In particolare, il direttore del dipartimento di Ginecologia e Ostetricia dell'azienda ospedaliera Pugliese Ciaccio di Catanzaro, Fulvio Zullo, secondo l'ipotesi della Procura avrebbe procurato un danno alla pubblica amministrazione pari a 60mila euro prescrivendo piani terapeutici a pazienti che non ne avevano diritto e, in alcuni casi, che non avevano neppure mai fatto accesso all'ospedale Pugliese. Dodici i piani terapeutici che contenevano diagnosi non veritiere; molti di più invece quelli sottoscritti in favore di pazienti che mai avevano fatto accesso nell'unità operativa: ben 94. In tal modo, secondo la ricostruzione della Procura, avrebbe procurato un ingiusto vantaggio alle assistite ma un corrispondente danno al servizio sanitario regionale quantificato in 60mila euro. L'ospedale invece non avrebbe incassato le somme a titolo di ticket sanitario: 1.954 euro.

Le accuse

Ma non sono le sole contestazioni. Nella duplice veste di direttore del dipartimento di Ginecologia dell'ospedale e professore ordinario all'università Magna Grecia di Catanzaro era in grado di sottoscrivere atti pubblici e di essere contemporaneamente in due posti differenti.Ad esempio, in ateneo ad esaminare studenti e in ospedale ad operare. Sono almeno dieci i casi certificati. Stessa routine riprodotta anche per alcune pazienti in cura nel centro di proceazione medicalmente assistita diretto dalla responsabile, Roberta Venturella. Sono 281 i piani terapeutici redatti in vantaggio di 177 pazienti, acquisiti dall'ospedale Pugliese, ma poi inviati a Napoli per il trattamento. E, in particolare, in due studi medici privati riconduncibili direttamente a Fulvio Zullo, campano di origini. La clinica Mediterranea dove il professionista opera sin dal 2015 e la casa di cura Rueschi in cui Zullo detiene il 50% delle quote societarie.

Camici bianchi indagati

Simili contestazioni sono state mosse nei confronti di altri medici in servizio nel reparto di Ginecologia: Roberto Noia, Menotti Pullano . Il primo, dirigente di primo livello, risponde di abuso d'ufficio, falsità ideologica e truffa per aver sottoscritto piani terapeutici non veritieri per consentire alle pazienti di accedere gratuitamente alla prescrizione dei farmaci. Gli altri indagati sono difesi dagli avvocatiFrancesco Iacopino, Massimo Gimigliano, Amedeo Bianco.

Giornalista
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