Fase 3, Gratteri striglia le banche sui prestiti: «Rischiate di più o imploderete anche voi»

Il procuratore di Catanzaro sull'usura legata alla crisi sanitaria: «Istituti devono cambiare modo di ragionare, il presidente Abi d'accordo con me». Sui cellulari in carcere: «Serve un inibitore del segnale»

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di Redazione
22 giugno 2020
10:46
Nicola Gratteri
Nicola Gratteri

«Ho parlato con il presidente dell'Abi e gli ho detto “questa volta non ragionate da banche, dovete rischiare un po' di più anche voi, anche se pensate che (chi chiede il prestito, ndr) possa in tutto o in parte non pagare».

In un intervento ad "Agorà" su Raitre, il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri risponde così a una domanda sull'usura legata alla crisi sanitaria. «“Quando poi imploderà tutto il mondo del terziario e dell'imprenditoria”, gli ho detto, “voi questi soldi a chi li presterete? Imploderete anche voi”. Si è detto d'accordo con me».

Carceri piene di telefonini

«Le carceri italiane sono piene di telefonini: in una riunione importante, in cui ero la persona più piccola, ho proposto di mettere un inibitore del segnale ma mi è stato chiesto “come comunica la polizia penitenziaria?”. Ma la polizia penitenziaria deve comunicare con il direttore, con l'ufficio matricola e con il comandante e può farlo attraverso il telefono, come 30 anni fa», ha detto ancora Gratteri.

 

«A me pare strano – ha spiegato – che una mattina alle 10 al carcere di Modena e al carcere di Foggia si ricordano e fanno una rivolta. Le cose bisogna prevenirle e questo suggerimento mi ero permesso di darlo a gennaio, prima delle rivolte».

 

Quanto alle scarcerazioni favorite dalla circolare anti Covid del Dap, «con il senno di poi penso che con la mia riforma si sarebbero evitate. La mia riforma – ha ricordato Gratteri – era basata sostanzialmente sulla informatizzazione che abbatte i tempi e i costi, ma l'unica cosa passata è stata il processo a distanza, che comporta un risparmio di 70 milioni di euro l'anno e azzera pericolo di fuga: però solo contro questo articolo le Camere penali hanno fatto 5 giorni di sciopero, immaginate se ne fossero stati approvati 30 o 40».

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