Erano a disposizione delle cosche, in manette due agenti del carcere di Cosenza

VIDEO | Sono accusati di concorso esterno in associazione mafiosa per aver favorito diversi detenuti. Indagato anche un terzo agente attualmente in pensione

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di Salvatore Bruno
19 giugno 2019
08:08

Si erano permanentemente posti a disposizione delle consorterie criminali appartenenti alle cosche di ‘ndrangheta Lanzino/Ruà/Patitucci, Bruni/Zingari e Rango/Zingari, garantendo ai detenuti di poter continuare ad avere contatti con l’esterno, soprattutto con i sodali liberi, veicolando agli stessi messaggi, anche mediante pizzini, per sviare indagini in corso su omicidi o per impartire disposizioni sugli imprenditori destinatari di attività estorsiva, per recuperare somme di denaro dovute per pregresse forniture di stupefacente o, ancora, per far filtrare notizie su reclusi che intendevano avviare percorsi di collaborazione con la giustizia. Per questo due assistenti di polizia penitenziaria in servizio al carcere di Cosenza, sono stati arrestati dai carabinieri del comando provinciale, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Catanzaro, su richiesta della Procura, per concorso esterno in associazione mafiosa

Si tratta degli assistenti capo Luigi Frassanito, di 56 anni, e Giovanni Porco, di 53 anni e da un terzo indagato, non raggiunto da provvedimento cautelare poiché, nel frattempo, ha raggiunto la pensione. 

 

Condotte illecite confermate dai collaboratori di giustizia

Le indagini, svolte dai militari con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, in particolare del Procuratore della Repubblica Nicola Gratteri e del sostituto Camillo Falvo, hanno permesso di accertare che i due agenti, in violazione dei propri doveri e dietro corresponsione di somme di denaro, tratte dalla cosidetta bacinella, o di altri benefici di vario genere, ponevano in essere condotte finalizzate a favorire i detenuti. Gli approfondimenti, condotti anche sulla base di convergenti dichiarazioni di nove collaboratori di giustizia, hanno, inoltre, portato alla luce un quadro della vita all’interno dell’istituto penitenziario caratterizzato da una sorta di piena libertà di manovra, specie per i detenuti di maggiore caratura, che potevano riunirsi nelle celle, benché sottoposti a diverso regime carcerario, o ricevere stupefacenti, alcolici, generi alimentari o altri prodotti utili a rendere più confortevole la detenzione o, ancora, non essere sottoposti a perquisizioni o avere preventive informazioni sulle attività di verifica pianificate.

Indagato un terzo agente andato in pensione

Nel medesimo contesto risulta indagato un altro appartenente al Corpo, non raggiunto da provvedimento cautelare poiché nel frattempo andato in quiescenza e, quindi, non più in grado di reiterare le condotte illecite all’interno della Casa Circondariale di Cosenza. 

 

Giornalista
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