A poco più di un anno da quello che venne definito un provvedimento senza precedenti nel panorama culturale italiano, la Fondazione Corrado Alvaro torna al centro della scena. Il TAR Calabria ha infatti annullato lo scioglimento disposto dalla Prefettura di Reggio Calabria nei confronti del Consiglio di amministrazione dell'ente culturale di San Luca, accogliendo integralmente il ricorso presentato dall'ex presidente Aldo Maria Morace e dal vice presidente Tonino Perna.

Una vicenda partita nel 130° anniversario della nascita dello scrittore di San Luca e che si chiude, dopo 15 mesi, nell'anno del 70° anniversario della sua scomparsa, e che intreccia cultura, diritto, istituzioni e identità di un territorio ferito. La sentenza riapre una vicenda che negli ultimi mesi aveva diviso istituzioni, intellettuali e opinione pubblica, riportando sotto i riflettori il destino di una fondazione nata per custodire e valorizzare l'eredità di Corrado Alvaro, uno dei più importanti scrittori italiani del Novecento.

Lo scioglimento ed i ricorsi

Il 21 marzo 2025 la Prefettura di Reggio Calabria dispone lo scioglimento del suo CdA composto da Regione Calabria, Metrocity, Comune di San Luca, UNICAL e Associazione “Il Nostro Tempo e La Speranza”. La reggenza viene affidata al commissario straordinario Luciano Gerardis, già presidente della Corte d’Appello di Reggio Calabria, affiancato dal subcommissario Zaccaria Sica.

Il provvedimento si poggia su una serie di supposte criticità emerse nell’attività della Fondazione: ridotta operatività, difficoltà economico-finanziarie con bilanci in sofferenza, un progressivo depauperamento del patrimonio e contestazioni relative alla composizione degli organi di governo, anche per la presenza di soggetti con parentele a famiglie riconducibili a contesti di criminalità organizzata. Un colpo per l’immagine di una delle più importanti istituzioni culturali dedicate a uno dei massimi esponenti della Letteratura italiana del Novecento.

L’allora presidente Aldo Maria Morace assieme al vice-presidente Tonino Perna ricorrono al TAR, sostenendo l’illegittimità del provvedimento, difendendo il lavoro svolto e chiedendo la sospensiva del commissariamento. Giuseppe Strangio, presidente de “Il Nostro Tempo e La Speranza” e componente del CdA sciolto, presenta un secondo ricorso al Consiglio di Stato.

Dal commissariamento al nuovo CdA

Parte la gestione commissariale che effettua una profonda revisione statutaria e di governance, diretta a innalzare i poteri di controllo della Prefettura sull’Ente, intervenire sulla composizione del CdA e modificare la funzione di alcuni dei suoi organi di governo. Viene rinnovato anche il Comitato Scientifico.

Dopo mesi di commissariamento è stato presentato il nuovo comitato scientifico della Fondazione Corrado Alvaro, con una squadra di studiosi e un piano di rilancio che guarda a San Luca e all’Europa.

Il 15 dicembre 2025, mentre il ricorso è in itinere, il nuovo CdA della Fondazione elegge il nuovo Presidente chiamato a raccogliere il testimone del Commissario Gerardis e a dare avvio al nuovo corso dell’ente. Si tratta di Franco Arcidiaco, fondatore di Città del Sole Edizioni, giornalista e direttore di Calabria Post. Il Comitato Scientifico, nominato prima della transizione dalla gestione commissariale a quella ordinaria, si dimette in blocco.

Lo scorso 11 giugno, durante il convegno “Vivere rettamente: Scrittura e coscienza civile in Corrado Alvaro” organizzato dalla Fondazione per commemorare i 70 anni dalla morte dell’intellettuale calabrese, Arcidiaco presenta i membri del suo nuovo Comitato Scientifico, ricordando che c’è ancora un ricorso pendente che potrebbe cambiare la situazione. Cosa che accade l’indomani, il 12 giugno, con la pubblicazione della sentenza del TAR Calabria che accoglie il ricorso di Morace e Perna e riporta tutto alla casella di partenza. Si torna allo status pre-decreto prefettizio.

Il TAR ribalta tutto: cosa dice la sentenza

Ed è proprio sull'impianto giuridico dello scioglimento che il TAR Calabria concentra la propria analisi, arrivando a conclusioni diametralmente opposte rispetto a quelle della Prefettura di Reggio Calabria. Nelle 46 pagine della sentenza, i giudici amministrativi accolgono integralmente il ricorso presentato da Aldo Maria Morace e Tonino Perna, ritenendo che i presupposti previsti dall’articolo 25 del Codice Civile per lo scioglimento dell’amministrazione di una fondazione non fossero presenti.

Il punto centrale della decisione riguarda la natura stessa del potere di vigilanza esercitato dalla Prefettura. Secondo il TAR, il controllo previsto dalla legge sulle fondazioni riconosciute non può trasformarsi in una valutazione di merito sull’efficacia dell’attività culturale svolta, sulla sua intensità o sulle scelte gestionali degli amministratori: il commissariamento - richiamano in sentenza i Giudici - rappresenta una misura straordinaria giustificata esclusivamente da gravi inadempienze, da violazioni della legge, dello statuto o degli scopi dell’ente. Circostanze che, nel caso della Fondazione Corrado Alvaro, non sarebbero state dimostrate.

Le attività culturali “non erano insufficienti”

La sentenza smonta anzitutto il primo pilastro del decreto prefettizio, quello relativo alla presunta insufficienza delle attività culturali svolte tra il 2019 e il 2024. Per il TAR, anche ammettendo una riduzione dell’attività rispetto ad altri periodi storici, tale elemento non può essere considerato motivo autonomo di scioglimento. I giudici evidenziano come la Fondazione abbia comunque continuato a promuovere iniziative coerenti con il proprio scopo statutario, dalla valorizzazione dell’opera di Corrado Alvaro ai progetti culturali e scientifici sviluppati negli ultimi anni. La valutazione sull’eventuale carattere “episodico” o “occasionale” di tali attività viene definita un giudizio di merito che esula dai poteri di vigilanza attribuiti alla Prefettura.

Analoga la conclusione sul fronte economico-finanziario. Il TAR ritiene lacunosa l’istruttoria che aveva portato a ipotizzare un rischio di progressivo depauperamento patrimoniale e di possibile default dell’ente. La sentenza sottolinea come dagli stessi atti emerga una situazione patrimoniale ritenuta sostanzialmente solida e richiama la consulenza contabile prodotta dall'ex presidente e dal suo vice, secondo cui le perdite registrate negli ultimi esercizi non compromettevano la continuità operativa della Fondazione. Per i giudici, la normativa richiede che il patrimonio sia adeguato al perseguimento dello scopo statutario, condizione che nel caso concreto non risulta venuta meno.

L’onorabilità

Particolarmente significativa è anche la valutazione sulle contestazioni relative ai requisiti di onorabilità di alcuni componenti del Consiglio di amministrazione. Il TAR evidenzia come il decreto di scioglimento non individui comportamenti contrari alla legge, allo statuto o agli scopi della Fondazione e distingue nettamente il procedimento previsto dall’articolo 25 del Codice Civile dalle logiche proprie delle interdittive antimafia o degli scioglimenti degli enti locali per infiltrazioni mafiose. Un passaggio che porta il Collegio a ritenere non sufficientemente fondato anche questo versante della motivazione di scioglimento.

Unendo i vari puntini che hanno portato i Giudici a valutare lo scioglimento della fondazione, si arriva quindi alla sentenza ed alla conclusione finale della vicenda: lo scioglimento viene annullato perché fondato su valutazioni che, secondo il TAR, hanno oltrepassato i limiti del controllo di legittimità attribuito alla Prefettura. Una decisione destinata a produrre effetti rilevanti sull’intera vicenda e sugli atti adottati durante la successiva gestione commissariale, tanto da poter portare al reinsediamento del precedente Cda e ad un ritorno di Morace alla Presidenza.

Le reazioni

La sentenza del TAR ha suscitato immediate reazioni nel mondo politico e culturale calabrese. Tra le prime voci a intervenire quella dell'eurodeputata Giusy Princi, che ha accolto con favore la decisione dei giudici amministrativi: «Accolgo con piacere la pronuncia del TAR, che contribuisce a fare chiarezza su una vicenda che ha segnato una delle più importanti istituzioni culturali della Calabria, la Fondazione Corrado Alvaro». Princi ha quindi ricordato il ruolo svolto da Aldo Maria Morace nel corso degli anni: «Ho sempre nutrito profonda stima nei confronti del professor Aldo Maria Morace, ritenuto massimo studioso dell’opera e del pensiero dello scrittore calabrese. Ho sempre apprezzato il rigore, la dedizione e la passione con cui ha svolto il proprio lavoro». L'eurodeputata ha infine auspicato che «la decisione del TAR possa consentire alla Fondazione di proseguire con rinnovato slancio la propria missione di tutela e valorizzazione dell’eredità culturale di Corrado Alvaro, patrimonio prezioso della Calabria e dell’intero Paese».

Soddisfazione viene espressa anche dall'attuale presidente della Fondazione, Franco Arcidiaco, che si congratula con Aldo Maria Morace e Tonino Perna, definendo lo scioglimento «immotivato, ingiustificato e liberticida» e parlando della «vittoria dello Stato della giustizia contro lo Stato dell'ingiustizia».

Sulla stessa linea Saverio Zavettieri, già deputato ed ex assessore regionale, che definisce quella del TAR «una buona notizia» e il commissariamento una misura adottata «improvvidamente e illegittimamente». Zavettieri guarda adesso ai prossimi passaggi della vicenda e auspica «la reintegra sollecita degli organi disciolti per un recupero di immagine e di operatività che possa ridare fiducia alla comunità di San Luca e dell'intera provincia reggina».

Al di là degli effetti amministrativi e delle conseguenze che la sentenza produrrà nei prossimi mesi, resta un dato difficilmente contestabile: la Fondazione Corrado Alvaro torna oggi al centro del dibattito pubblico per ragioni che riguardano la sua funzione culturale e il suo futuro. Dopo oltre un anno di scontri, ricorsi e polemiche, la sfida sarà quella di trasformare questa vicenda in un nuovo punto di partenza, restituendo piena centralità all'opera e al pensiero di uno degli intellettuali più importanti del Novecento italiano. Perché il nome di Corrado Alvaro merita di essere ricordato per la forza delle sue idee e della sua eredità culturale, non per le controversie che hanno attraversato l'istituzione chiamata a custodirne la memoria.