Bottino da 3,5 milioni dopo quattro blitz in sette mesi al Policlinico universitario Federico II. La banda avrebbe contato su una guardia giurata infedele nella struttura sanitaria campana. Coinvolto anche il figlio dodicenne di uno dei capi
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
Base operativa a Napoli e ramificazioni a Catania e Melito Porto Salvo. Il primo colpo alla gang che razziava farmaci tumorali dalle strutture sanitarie del Sud è stato assestato in Campania l’altroieri. Oggi la Procura di Reggio Calabria racconterà l’altra parte di un’impresa criminale (per ora ovviamente presunta) che aveva come centro nevralgico il gruppo guidato da Alessio Donnarumma e Cristofaro Sacchettino. Due dei presunti organizzatori della banda che avrebbe agito a Napoli grazie a un “cavallo di Troia” rivelatosi però una scelta perdente.
Il piano era stato preparato con grande attenzione e prevedeva che i furti fossero portati a termine in pochi minuti grazie alla collaborazione di una persona interna e insospettabile: una guardia giurata infedele, Danilo De Angelis.
Il vigilante, secondo gli investigatori, avrebbe fornito di nascosto la chiave elettronica necessaria per disattivare il sistema d’allarme e avrebbe inoltre comunicato indicazioni in tempo reale per consentire l’accesso ai locali della farmacia dell’Azienda ospedaliera universitaria Federico II. In alcune conversazioni intercettate si sente dire: «Il collega sta mangiando, approfitta adesso… Falli cominciare, hai capito?».
La vicenda presenta anche un elemento particolarmente inquietante. In uno degli episodi avrebbe preso parte anche il figlio di uno dei presunti capi dell’organizzazione, un ragazzino di soli dodici anni. Il risultato del colpo compiuto la sera del 31 maggio 2024 fu eclatante: farmaci salvavita per un valore commerciale superiore a 1,4 milioni di euro scomparvero. Ciò che la banda ignorava, però, era che da tempo gli investigatori stavano seguendo i loro movimenti e monitoravano costantemente i preparativi dei furti.
Le indagini
La svolta investigativa è arrivata alle prime ore di martedì, quando i carabinieri della compagnia Vomero hanno eseguito sei misure cautelari: tre persone sono state portate in carcere e altre tre poste agli arresti domiciliari. Il giudice per le indagini preliminari Enrico Contieri ha inoltre disposto quattro obblighi di firma. In totale risultano diciassette gli indagati nell’inchiesta napoletana.
Dalle oltre duecento pagine dell’ordinanza emerge il quadro di un’organizzazione strutturata e ben organizzata, in grado di sottrarre medicinali antitumorali di altissimo valore economico. Il gruppo, come detto, aveva la propria base operativa a Napoli ma poteva contare su collegamenti anche in altre aree del Paese, tra cui Catania e appunto Melito di Porto Salvo, dove oggi sono avvenuti gli arresti.
Le accuse
I reati contestati a vario titolo dai pm campani sono associazione per delinquere, furto aggravato e ricettazione. L’attenzione degli inquirenti si concentra in particolare su quattro furti compiuti all’interno del Policlinico universitario Federico II tra maggio e dicembre 2024. Il danno complessivo stimato per il Servizio sanitario nazionale ammonterebbe a circa 3,5 milioni di euro.
Gli episodi seguivano una sorta di calendario. Il 29 aprile 2024 il bottino raggiunse circa un milione di euro; il 18 agosto vennero sottratti farmaci per oltre 560 mila euro; il 2 settembre successivo furono rubati medicinali oncologici e chemioterapici per quasi 685 mila euro, parte dei quali fu poi abbandonata e divenne inutilizzabile a causa dello sbalzo termico. Il 10 dicembre, infine, il danno per l’Asl fu stimato in 767 mila euro: in quell’occasione entrarono in azione tre ladri a bordo di un’auto e un quarto su scooter, accompagnato dal figlio dodicenne e quindi non imputabile.
Secondo gli inquirenti, in almeno tre di questi colpi la banda avrebbe potuto contare sul sostegno interno della guardia giurata De Angelis, che avrebbe svolto il ruolo di basista.
Il metodo
Prima di ogni azione il gruppo avrebbe effettuato sopralluoghi per studiare i sistemi di videosorveglianza, che venivano poi disattivati o resi inutilizzabili. Per gli spostamenti venivano utilizzate auto a noleggio, mentre per le comunicazioni si faceva ricorso a telefoni “usa e getta”. Gli investigatori ritengono che i membri dell’organizzazione avessero una conoscenza molto precisa delle tempistiche di approvvigionamento dei farmaci ospedalieri, prodotti rari e normalmente custoditi esclusivamente nelle farmacie delle strutture sanitarie.
Una volta sottratti, i medicinali venivano inseriti in una rete di ricettazione ben organizzata, capace di distribuirli in diverse zone del territorio nazionale.
A seguito dell’operazione sono finiti in carcere Alessio Donnarumma, Cristofaro Sacchettino e Danilo De Angelis, ritenuti figure centrali dell’organizzazione. Sono stati invece posti agli arresti domiciliari Ciro Sacchettino, Antonio Fabio Alfano e Pasqualino Spadaro. L’obbligo di firma è stato disposto per Antonio Ruffino, Diomede Contini, Francesco Pandolfo e Francesco Celentano.

