Il procuratore di Napoli si pronuncia ancora sul nodo della comunicazione di operazioni e indagini e sottolinea come informare garantisca trasparenza e rafforzi la fiducia della gente nello Stato
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Chiaro e netto il procuratore di Napoli Nicola Gratteri: «L’informazione è un diritto sacro. La gente deve sapere». Sono parole immediate, nette, che non lasciano equivoci o fraintendimenti.
Il procuratore Gratteri lancia un vero e proprio allarme contro quello che definisce un bavaglio imposto alle Procure nella comunicazione delle indagini.
Parole pronunciate nel corso di una conferenza stampa, convocata per denunciare il clima di crescente prudenza che, tra nuove norme e linee guida, rischia di trasformarsi in un vero e proprio silenzio istituzionale.
Ma Gratteri difende con forza un principio fondamentale: «I cittadini hanno il diritto di conoscere ciò che accade sul loro territorio». Ed aggiunge che informare non significa alimentare processi mediatici, ma garantire trasparenza e rafforzare la fiducia nello Stato. Perché il cittadino che sa ed è informato è un cittadino che crede ancora di più nello Stato e nelle sue istituzioni.
Il procuratore ha spiegato che magistrati e investigatori sono ormai frenati dal timore di violare le nuove regole sulla comunicazione, rinunciando spesso a illustrare il contesto delle operazioni, il lavoro investigativo svolto e la portata dei fenomeni criminali.
A parere di Gratteri si tratta di un limite che finisce per penalizzare soprattutto i cittadini.
Gratteri non ha dubbi quando afferma che lottare contro la mafia, affrontare la corruzione, contrastare la criminalità organizzata non è possibile che si possa fare nel silenzio. Al contrario, conoscere come operano le organizzazioni criminali e come lo Stato le contrasta è fondamentale per garantire sicurezza e certezza nei principi e nei valori della democrazia.
Le sue parole aprono un tema che va oltre la polemica giudiziaria. Da anni si susseguono interventi legislativi che restringono la diffusione degli atti d’indagine e delle informazioni sulle inchieste. Ora Gratteri avverte che il rischio è quello di comprimere uno dei principi fondamentali di una democrazia: il diritto dei cittadini a essere informati.
È un equilibrio delicato, che deve certamente tutelare la presunzione di innocenza e la riservatezza delle persone coinvolte.
Ovviamente se la trasparenza viene sacrificata in nome del silenzio, a perdere non saranno soltanto i magistrati o i giornalisti: sarà il diritto dei cittadini a conoscere i fatti e a esercitare un controllo consapevole sulla vita democratica del Paese.

