Una messa in scena con tanto di copione. È questo che emerge dalle carte delle indagini legate al presunto rapimento della dottoressa Tiziana Iaria. Una testimonianza e un racconto smentito passo dopo passo dalle indagini che, tra videosorveglianza e profili fake, hanno ricostruito quanto accaduto realmente nelle giornate del 21 e 22 marzo dello scorso anno quando la Iaria, a suo dire, sarebbe stata rapita.

Ma andiamo con ordine. La prima denuncia della donna e del marito risaliva al febbraio precedente quando avevano ricevuto una lettera minatoria con numerose ingiurie e minacce di morte indirizzate tanto alla stessa Iaria che ad una donna sottoposta a regime di protezione, nonché al legale di questa e al Giudice. Nella denuncia la Iaria indica come presunti autori i compagni di due donne seguite dal centro antiviolenza da lei gestito. Un mese dopo, esattamente il 20 marzo, dalla prima denuncia una seconda lettera con minaccia esplicita: “Iaria denunciasti, ora sì morta veramenti".

Il giorno seguente la scomparsa della donna. Il marito Pontillo sporge denuncia e da qui in poi la trama si infittisce. In città lo scompiglio. Ma solo 24 ore dopo la donna viene “riconsegnata” stordita e tramortita. Da qui in poi il racconto della donna ai magistrati si infittisce di dettagli che non collimano con le risultanze delle indagini. La donna, infatti, racconterà una dinamica precisa. La Iaria, anche durante una conferenza stampa, dichiarava di essere stata avvicinata da una donna con bimbo e di averla aiutata a metterlo nel passeggino e mentre era di spalle essere stata stordita con qualche sostanza e colpita alla testa per poi essere rapita da due uomini e condotta a mezzo di un furgone presso un casolare abbandonato; dopodiché i due l'avrebbero lasciata andare la mattina seguente. Ha confermato come, nel corso della permanenza presso il casolare non era riuscita a scorgere con esattezza i volti dei due uomini e che uno dei due l'aveva costretta a bere un liquido dal sapore amaro, in particolare dandole un pugno sullo stomaco e aprendole a forza la bocca; pertanto, attribuiva a quella bevanda lo stato soporoso in cui versava al momento del suo rientro a casa.

Una versione che dopo scrupolose indagini è stata totalmente riscritta. Gli inquirenti, grazie agli impianti di video sorveglianza hanno potuto confermare come il racconto della Iaria si scontrasse con la realtà. Quest'ultima aveva dichiarato di essere uscita dal Centro Antiviolenza per recarsi presso lo studio di un avvocato immediate vicinanze, invece sarebbe stata notata percorrere un tragitto decisamente più lungo, nel corso del quale non solo non incontrava alcuno di sospetto, ma pure faceva acquisiti per poi entrare all'interno della Villa Comunale intorno alle 9.40. Quanto alla mattina del 22.3.2024, anche in questo caso l'analisi dei sistemi di videosorveglianza smentirebbero la versione della Iaria. Infatti, la donna aveva riferito di aver raggiunto la città di Reggio Calabria a bordo di un furgone condotto dai suoi rapitori. Tuttavia, le immagini raccolte dimostrerebbero come - diversamente da quanto dichiarato - alle 7.13 del 22.3.2024 fosse giunta nel luogo del ritrovamento su di un pullman ATAM, proveniente da Gambarie d'Aspromonte, in compagnia. Non solo videosorveglianza, anche il telefono cellulare che la Iaria usava abitualmente risultava essere a Gambarie nel giorno della scomparsa dove la donna ha una casa. Tra i dati tecnici rilevanti anche un fatto che non è sfuggito agli inquirenti. Il marito della Iaria aveva ricevuto un messaggio sulla piattaforma Facebook da un account fake proprio la sera del rapimento con scritto testualmente "non facili caciara Comi dissimu allaboccm, appena a signora si ripiggghua a purtanu ndi vui. nui lsdiunu sddulu schiantati. Nun aiva a succeri chirsu". Ebbene, dai successivi accertamenti sarebbe stato appurato che il messaggio sarebbe stato inoltrato proprio dalla Iaria, la quale si era collegata a quell'account Facebook mediante la sua utenza.

Un’indagine minuziosa e ricca di particolari che apre uno squarcio sui reali motivi che avrebbero portato a inscenare un rapimento così surreale.