Dopo il passo indietro nella corsa alla segreteria di Forza Italia, le indiscrezioni su un possibile nuovo collocamento nazionale dell’attuale presidente delineano l’ipotesi di una tornata elettorale in tempi ravvicinati. Le ricadute sul Pnrr e sulla programmazione economica
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Nel dibattito politico calabrese, accanto alle scadenze ufficiali, se ne muovono altre, meno visibili ma altrettanto determinanti. Non sono atti formali, né decisioni annunciate. Sono incastri, segnali, ragionamenti che circolano negli ambienti politici e che, messi insieme, disegnano uno scenario possibile.
Uno di questi riguarda il futuro nazionale dell’attuale presidente della Regione.
Da settimane, con insistenza crescente, negli ambienti di centrodestra si parla di una sua possibile candidatura al Parlamento alle prossime Politiche, con un ruolo di primo piano nelle liste di Forza Italia. Non c’è nulla di ufficiale. Ma le indiscrezioni vengono considerate solide, al punto da essere lette come una delle opzioni realmente sul tavolo.
Dentro questo quadro si colloca anche un altro dato politico: il passo indietro dalla competizione per la segreteria nazionale del partito. Una scelta che, per molti osservatori, avrebbe contribuito a mantenere aperto un canale diretto con la leadership azzurra e con Antonio Tajani, evitando una fase di conflittualità interna.
Non è un fulmine a ciel sereno. È l’esito di un percorso silenzioso. La rinuncia alla corsa per la segreteria nazionale del partito. Il passo di lato fatto mesi prima. La distensione con Tajani. Un equilibrio che oggi conviene a entrambi: nessuno intralcia nessuno. Ora.
Se questo schema dovesse trovare conferma, si aprirebbe un percorso articolato.
Nel breve periodo, l’attenzione resta concentrata sulle Regionali che potrebbero essere convocate a seguito di una eventuale nuova uscita di scena del presidente. Un passaggio che arriverebbe dopo una storia già segnata da dimissioni, ricandidatura e rielezione: prima l’addio durante il precedente mandato, poi la scelta di tornare in campo e ottenere nuovamente la fiducia degli elettori.
Ora, l’ipotesi di una possibile candidatura a Roma riapre lo stesso schema, con il rischio concreto di una seconda tornata elettorale anticipata nel giro di pochi anni. Una scelta che ha già segnato uno strappo nella continuità istituzionale e che ora apre una nuova fase politica.
Il presidente è tornato in campo per riprendersi la guida della Regione, ma dentro un quadro che molti leggono come transitorio. Non una semplice ripartenza, bensì un passaggio funzionale a ridisegnare i rapporti di forza, dentro e fuori la Calabria.
La sua riaffermazione alle urne ha avuto soprattutto un valore politico: ha consolidato il profilo nazionale del presidente e rafforzato il peso nei tavoli romani, dove si giocano partite ben più ampie rispetto ai confini regionali.
Parallelamente, resterebbe sullo sfondo l’ipotesi romana: una candidatura come capolista, che renderebbe molto probabile l’elezione.
È proprio l’intreccio tra queste due traiettorie – regionale e nazionale – a porre interrogativi di sistema.
Se dopo la rielezione in Calabria dovesse maturare la scelta di puntare sul Parlamento, la Regione si troverebbe davanti a una nuova fase di transizione. In prima battuta, con l’assunzione delle funzioni da parte del vicepresidente. Successivamente, con il ritorno alle urne per eleggere un nuovo presidente.
Una Regione chiamata al voto due volte in un arco temporale ristretto non è una novità assoluta, ma resta una condizione complessa.
Ogni fase elettorale produce inevitabilmente rallentamenti: sull’attività amministrativa, sulla programmazione, sull’assunzione di decisioni strategiche. Le strutture lavorano, ma con margini più stretti. Le grandi scelte vengono spesso rinviate in attesa di un quadro politico stabile.
Questo tema pesa ancora di più in una realtà che già sconta ritardi significativi, a partire dall’attuazione del PNRR e dalla capacità di trasformare le risorse disponibili in cantieri, servizi, opere.
Un nuovo stop, anche temporaneo, rischierebbe di accumularsi su criticità già esistenti.
Per questo, al di là delle singole ambizioni egittime, la questione che emerge è più ampia: riguarda la necessità di garantire continuità istituzionale a una Regione che da anni vive tra commissariamenti, emergenze e cicli politici interrotti.
Lo scenario oggi è solo uno scenario. Nessuna scelta è stata formalizzata. Nessun percorso è stato ufficialmente annunciato.
Ma i segnali ci sono. E in politica, spesso, i segnali anticipano i fatti.
Osservarli, senza trasformarli in sentenze, serve a comprendere in che direzione potrebbero muoversi gli equilibri e quali effetti potrebbero produrre, soprattutto per la Calabria.



