L'antifona, come abbiamo già scritto, si era capita già dalla convention di Milano per i 32 anni della discesa in politica del Cavaliere. Nell'occasione Antonio Tajani aveva mostrato i muscoli dicendo ai cronisti di non stare certo con le braccia conserte. Una risposta indiretta all'intervista rilasciata da Roberto Occhiuto a Repubblica che parlava della tendenza all'immobilismo di Forza Italia.

Invece con due semplici mosse Tajani ha ribadito che il leader è lui ed ha provato anche a ridurre la portata del tentativo politico di Occhiuto di iniezioni di libertà nel partito. Ospite d'eccezione a Milano era infatti Carlo Calenda, leader di Azione, pronto all'accordo politico con gli Azzurri.

Non solo, ma ieri Tajani ha ricevuto anche il definitivo imprimatur della famiglia Berlusconi. Il vicepremier, come riporta l'AdnKronos, ha incontrato per due ore il presidente di Mediaset, Marina Berlusconi, nella sua abitazione di Milano. Al termine dell'incontro le agenzie scrivono che il succo è stato semplice: sostegno della famiglia alla campagna referendaria per il Sì e alla Forza Italia guidata da Tajani ma il ricambio generazionale va portato avanti. Traduzione: non è in discussione la leadership di Tajani, niente rottamazione in vista, però servirà imprimere una maggiore accelerazione al cambiamento del partito. In questo modo sembra calato definitivamente il sipario sul presunto tentativo di Occhiuto di scalare il partito. Del resto lui stesso, dopo l'incontro a Palazzo Grazioli, aveva fatto una netta marcia indietro negando di voler creare correnti o puntare alla leadership del partito ma di voler soltanto contribuire ad arricchire il dibattito politico in Forza Italia.

Se sia stato o meno un obiettivo reale, dopo l'incontro tra Tajani e Marina Berlusconi, la scalata è divenuta fuori discussione. Gli eredi del cavaliere vogliono una crescita del partito, ma che sia unitaria senza faide interne. Con grande sospiro di sollievo dei referenti locali del partito. Esponenti come Gianluca Gallo, ma soprattutto Francesco Cannizzaro avevano assistito a questo tentativo quasi per inerzia e con molta timidezza. In particolare Cannizzaro che ha sempre avuto un rapporto particolare con Tajani e di sfidarlo proprio non ne aveva voglia. Anche perché se Occhiuto pensava alla ribalta nazionale, il buon Cannizzaro ha molto da fare per le imminenti elezioni amministrative a Reggio Calabria alle quali il coordinatore regionale di Forza Italia sta lavorando da tempo. Insomma per lui, e anche molti altri esponenti calabresi del partito, pensare ad allargarsi sul piano nazionale. Ma non sono quelli di Forza Italia a tirare un sospiro di sollievo ma anche molti esponenti del centrodestra impegnati in consiglio regionale. In tanti avevano il timore che inseguire il sogno della leadership nazionale avrebbe significato una interruzione anticipata della legislatura regionale con Occhiuto proiettato verso postazioni nazionali.

Quello che ancora non è chiaro è proprio il futuro del presidente della Regione. È chiaro che il tentativo (il secondo in poco tempo, ricordiamo quello all'ultimo congresso nazionale degli Azzurri) abbia infastidito non poco Tajani ei suoi che hanno saldamente in mano la golden share del partito. Dire che Occhiuto adesso sarà emarginato nel partito è giudizio troppo severo, ma certamente non avrà vita facile. Cosa accadrà adesso? Metterà da parte le sue ambizioni e andrà a Canossa? Cercherà di continuare a coltivare le sue ambizioni in un altro partito, ad esempio in Noi Moderati? Anche quest'ultima opzione sembra difficile in particolare che qualcuno gli lasci lo spazio che Occhiuto pretende.

Insomma la mossa della corrente, ribattezzata “Sandokan”, per il momento si sta rivelando un boomerang. Ma Occhiuto è politico fine e navigato. Chissà cosa ha in testa.