Il governatore calabrese rinuncia al congresso di FI e lascia i parlamentari vicini in difficoltà. Molti sottolineano che la sfida sarebbe stata persa in partenza: «Il partito blindato da Tajani»
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Dopo la retromarcia di Roberto Occhiuto e l’annuncio che non correrà per la segreteria, l’umore tra i parlamentari forzisti a lui vicini è a terra. Ne dà conto un retroscena pubblicato dal Fatto Quotidiano. “Noi ci siamo esposti, anche pubblicamente. E lui che fa? Ci lascia da soli…”, è il commento che circola a taccuino chiuso. Il governatore calabrese, dopo aver lanciato la sua corrente il 17 dicembre a Palazzo Grazioli – simbolo di potere e memoria berlusconiana – e dopo aver più volte annunciato l’intenzione di candidarsi al prossimo congresso per sfidare Antonio Tajani, ha compiuto un clamoroso dietrofront.
La svolta è arrivata pochi giorni fa, quando Occhiuto, che ieri ha pranzato con Marina Berlusconi, ha annunciato: «Non mi candiderò al congresso. Berlusconi mi ha insegnato che bisogna lavorare per unire e non per dividere e io voglio portare avanti la sua lezione. Tajani va benissimo…». Un tono ben diverso da quello usato poche settimane prima, quando dichiarava: «Basta galleggiare, serve più coraggio, sono pronto per presentarmi al congresso di FI».
Dopo l’evento di dicembre e la nascita della corrente “Scossa liberale”, alcuni esponenti si erano già schierati contro il segretario Tajani, da Alessandro Cattaneo a Giorgio Mulè. Ma ora la musica è cambiata: la candidatura sembra svanita, sospinta da un calcolo politico interno.
Secondo le voci nel partito, Occhiuto avrebbe capito che la partita congressuale per lui sarebbe stata persa in partenza. Tra aprile e maggio sono previsti i congressi regionali, mentre la kermesse nazionale si terrà all’inizio del 2027: in quella fase potranno partecipare solo i membri iscritti da almeno due anni, e la maggioranza degli attuali 250mila iscritti sarebbe, secondo i bene informati, pro-Tajani.
«Quando Occhiuto ha capito di non avere i numeri congressuali e che la sua ventina di parlamentari non ha voti sul territorio, ha deciso di cambiare strategia…», sussurra una fonte forzista. E ancora: «Hanno blindato il partito con regole che lo rendono impossibile da scalare. Ci siamo sottratti a un gioco che avrebbe servito a Tajani la vittoria su un piatto d’argento», fanno sapere deputati vicini al governatore.



