Imponimento, gli affari del clan Anello-Fruci tra villaggi turistici e interessi in Svizzera

Diversi i settori su cui la consorteria di Filadelfia esercitava controllo totale, dal boschivo al turismo fino alle costruzioni. L'operazione odierna ha messo in luce i rapporti con altre cosche, politica e imprenditoria ed ha portato al sequestro di tre note strutture ricettive

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di S. M.
21 luglio 2020
15:48
La conferenza stampa a Catanzaro
La conferenza stampa a Catanzaro

Fotografa il potere del clan Anello-Fruci, radicato a Filadelfia e operante tra i territori delle province di Vibo Valentia e Catanzaro con significative diramazioni in Svizzera, l’operazione “Imponimento” messa a segno questa mattina dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro guidata dal procuratore Nicola Gratteri.



Un’organizzazione criminale, al vertice della quale si pone Rocco Anello, non raggiunto dal provvedimento di fermo in quanto già detenuto in carcere, in grado di far spaziare i propri interessi dal traffico di sostanze stupefacenti, all’estorsione, all’illecita concorrenza con minaccia o violenza, alle turbative d’asta, alla corruzione, alla fittizia intestazione di beni, ricettazione, riciclaggio, alla detenzione e traffico di armi, al traffico di moneta falsa e di influenze illecite, alle truffe ai danni dell’Inail fino ai reati ambientali. Il  tutto con l’aggravante della modalità mafiosa e avvalendosi del contributo di esponenti del mondo politico ed imprenditoriale.

 

L’indagine, svolta nell’ambito di una Squadra investigativa comune (Joint investigation team) costituita a L’Aia tra magistratura e forze di Polizia di Italia e Svizzera, ha portato al fermo di 74 persone, coinvolgendo complessivamente 158 indagati, e ha portato al sequestro preventivo d’urgenza di beni mobili e immobili, aziende e rapporti bancari per un valore stimato in oltre 169 milioni di euro. Notevole il complesso patrimoniale finito sotto chiave e ubicato perlopiù in Calabria, costituito da 124 terreni, 116 fabbricati, 26 società, 19 ditte individuali, 84 automezzi, 2 moto e diversi rapporti bancari e finanziari, detenuto sia direttamente che attraverso prestanome, il cui valore è risultato sproporzionato rispetto alle capacità economico-reddituali dei rispettivi titolari.

Tra i beni sequestrati anche tre noti villaggi turistici, tra i più grandi della Calabria, ubicati nelle zone di Parghelia Pizzo, in provincia di Vibo, e Curinga (Cz) (tra i quali il Napitia e il Garden), per i quali si è ipotizzata la messa a disposizione della cosca Anello-Fruci al fine di consentire alla stessa il conseguimento del proprio programma criminoso.

 

I rapporti tra cosche e i summit di ‘ndrangheta

I rapporti della cosca Anello-Fruci registrati con le altre consorterie dell’ampio distretto di Catanzaro – già emersi nell’inchiesta Rinascita-Scott, i cui esiti complessivi, con la leadership di Luigi Mancuso, trovano ulteriore conferma nei risultati del presente procedimento – riguardavano sostanzialmente tutte le maggiori cosche di ‘ndrangheta attinte dai provvedimenti giudiziari emessi negli ultimi anni nei procedimenti trattati da questa Direzione Distrettuale Antimafia (in particolare Mancuso di Limbadi, i Bonavota di Sant’Onofrio, i Tripodi di Vibo Marina, i Lo Bianco di Vibo Valentia, gli Accorinti di Zungri, Iozzo-Chiefari di Chiaravalle Centrale, i Bruno di Vallefiorita, esponenti della consorteria dei Trapasso di S. Leonardo di Cutro), oltre che le cosche della provincia di Reggio Calabria (i Pesce di Rosarno, gli Alvaro di Sinopoli), nonché operanti in Sicilia.  Si tratta di rapporti fatti di reciproci scambi e richieste per la risoluzione di problemi piuttosto che per la spartizione di affari e per il rifornimento di armi o droga.

 

Le indagini hanno documentato, peraltro, alcun specifici “summit mafiosi”, tra gli esponenti di vertice della cosca Anello ed esponenti tanto della cosca “Mancuso” di Limbadi, quanto della cosca “Tripodi” di Vibo Marina nonché della ‘ndrina “Lo Bianco-Barba” di Vibo Valentia; si tratta di “summit” finalizzati a chiarire disguidi o incomprensioni riguardanti, tra gli altri, l’affidamento dei lavori nei settori di influenza dell’organizzazione criminale, Quale lo sfruttamento delle risorse boschive, ovvero pretese dei gruppi criminali dei Lo Bianco e dei Tripodi nei confronti di un imprenditore del settore turistico, Facciolo Antonio, ritenuto organico alla consorteria Anello.  

 

Diversi i settori su cui la cosca esercitava il totale controllo e plurime le condotte delittuose ipotizzate:

Settore turistico

Attraverso una profonda infiltrazione all’interno di alcune delle più importanti realtà della fascia tirrenica del territorio di azione, rispetto alle quali, alcuni imprenditori del settore, i fratelli Stillitani Emanuele e Francescantonio, ponendosi quali concorrenti esterni al sodalizio mafioso “Anello-Fruci”, ne hanno rafforzato la sfera di influenza, rendendosi parte attiva in condotte estorsive e favorendo la gestione dei servizi e delle forniture dei villaggi in capo alla cosca stessa, traendone i relativi benefici sia in termini di protezione mafiosa che di tipo economico; forniture, guardiania e servizi connessi all’attività erano a gestione esclusiva della cosca.

Sfruttamento del settore boschivo

Gli interessi della cosca erano rivolti al remunerativo settore dei tagli boschivi nella zona a cavallo tra le Preserre vibonesi e catanzaresi. In tale settore la cosca, attraverso l’imprenditore di riferimento, Monteleone Nicola Antonio, organico alla consorteria e uomo di fiducia del capo cosca Anello Rocco, aveva creato un collaudato meccanismo collusivo di rotazione nell’aggiudicazione delle gare relative agli appalti boschivi, tra gli imprenditori di riferimento delle cosche dei territori limitrofi, Iozzo di Chiaravalle e Bruno di Vallefiorita, per definire la spartizione dei boschi stessi. Tale meccanismo mafioso, posto in essere attraverso turbative d’asta e illecita concorrenza sleale, godeva dell’appoggio di amministratori e tecnici comunali: Monteleone era in grado di muoversi all’interno degli uffici comunali determinando tempistiche e fasi di gara a piacimento della cosca.

Interessi in Svizzera

Il legame di Anello Rocco con la Svizzera, sede di investimenti e traffici illeciti della cosca, è di lunga data. I principali referenti degli Anello-Fruci in territorio elvetico, Masdea Carmelo (uomo soprattutto vicino a Anello Tommaso), Galati Marco Masdea Fiore Francesco, ne curavano gli affari provvedendo al comparto armi e gestione attività economiche, riscuotendo soldi (le cosiddette “potature”) e trasportando, in contanti, ingenti somme di denaro verso Filadelfia.

Movimento terra e fornitura di calcestruzzo

Le imprese riconducibili a Rocco Anello esercitavano il monopolio per le opere di movimento terra sui cantieri del territorio di competenza per la costruzione di supermercati, edifici pubblici, strutture turistico-alberghiere; grazie al suo capillare controllo del territorio riusciva a intervenire su di essi anche prima dell’avvio dei lavori, definendo tempistiche e prezzi dei lavori e addirittura, in un caso, e godendo del favore del committente, organizzando la fase dello smaltimento dei materiali tossici di risulta, che venivano illecitamente sversati in aree naturalistiche protette, cagionando una significativa compromissione del suolo e del sottosuolo; ancora, la consorteria imponeva alla aziende operanti nel proprio territorio di rifornirsi presso l’impianto di calcestruzzo riconducibile ad un altro fedelissimo, Prestanicola Daniele.

Acquisizioni immobiliari

terreni, capannoni, immobili di pregio e interi compendi immobiliari, anche con il concorso di professionisti, e di figure dirigenziali all’interno dei comuni, diventavano di proprietà di Rocco Anello attraverso l’intestazione fittizia a terzi. Ciò permetteva alla cosca, unitamente ad episodi di autoriciclaggio registrati, di acquisire un patrimonio sempre crescente e al riparo da eventuali aggressioni da parte degli organi di legge.

Truffe Inail

Il meccanismo collaudato predisposto e attuato dal sodale Bellissimo Nazzareno, con il concorso di un dipendente dell’Inail, e in alcune occasioni anche con l’intervento di altri esponenti della cosca (Monteleone Nicola Antonio e Anello Francescantonio) si concretizzava mediante la commissione di una serie sistematica di delitti funzionali a conseguire l’indennizzo per supposti incidenti sul lavoro dei quali veniva creata l’apparenza, anche tramite false assunzioni, o comunque per ottenere il riconoscimento di indennità in misura superiore a quella spettante. Connesso a ciò anche la consumazione di delitti di estorsioni nei confronti dei percettori che non volevano consegnare loro la parte di denaro pattuita.

Riciclaggio automezzi

La cosca si dedicava con altrettanta spregiudicatezza al riciclaggio di automezzi rubati o anche solo parti di essi. Con un’attenzione quasi spasmodica al “mercato” e alla disponibilità dei mezzi di volta in volta di interesse, gli accoliti si mostravano in grado di operare anche personalmente, dal punto di vista meccanico, sugli automezzi, manomettendo all’occorrenza i telai in modo da renderli irrintracciabili.

Armi

Un vero e proprio arsenale quello rinvenuto e sequestrato per conto del sodalizio Anello-Fruci: fucili, carabine, kalashnikov, pistole di diversi calibri e munizionamento. Le indagini condotte hanno fatto emergere come il traffico di armi venisse svolto anche oltre confine, in Svizzera. L’attività di indagine ha, altresì, evidenziato la operatività di una specifica organizzazione riconducibile agli esponenti di vertice della cosca, dedita alla produzione e al traffico di sostanze stupefacenti.

Droga

Nel corso delle indagini sono stati sequestrati ingenti quantitativi di sostanza stupefacente: quattro piantagioni di marijuana per un totale di circa 6000 piante, 65 chilogrammi circa della medesima sostanza già essiccata e pronta per essere immessa sul mercato; è emersa, altresì, l’opera di l’approvvigionamento di eroina nella provincia di Foggia.

Reddito di cittadinanza e fondi Covid

Le recenti indagini, infine, hanno consentito di rilevare che tre indagati destinatari del fermo avevano ottenuto misure di sostegno del reddito, nella forma del “Reddito di Cittadinanza” (RdC), la misura di contrasto alla povertà, finalizzata al reinserimento nel mondo del lavoro e all’inclusione sociale, della quale uno risultava aver beneficiato quale diretto richiedente e, negli altri due casi, ne avevano beneficiato quali componenti di un nucleo familiare.

 

Si è, altresì, rilevato che due imprese, riconducibili ad altrettanti indagati destinatari del fermo, hanno avuto accesso al “Fondo centrale di garanzia Pmi”, misura di sostegno statale per l’accesso agevolato al credito, rivolto sia alle piccole e medie imprese che alle persone fisiche, la cui attività imprenditoriale era stata danneggiata dall’emergenza Covid-19; una di tali imprese è anche oggetto di provvedimento di sequestro d’urgenza.

 

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