Zona franca

Incendio Catanzaro: la morte dei 3 giovani consumata in un quartiere ghetto tra degrado, povertà e criminalità

La zona su del capoluogo di regione è costituita da un agglomerato costituito dai quartieri Aranceto, Pistoia e Corvo. Comune e Aterp hanno realizzato edifici di edilizia popolare in cui vivono le famiglie più indigenti della città. Un'area in cui sono diffusi elementi di degrado tipici di realtà urbane

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di Redazione
22 ottobre 2022
11:39
La zona dove è avvenuto l’incendio
La zona dove è avvenuto l’incendio

Bronx o ghetto. Le definizioni si sprecano per la zona a sud di Catanzaro, compresa fra il quartiere Lido del capoluogo calabrese e il centro, dove nella notte si è consumata la tragedia costata la vita a tre ragazzi morti nel rogo del loro appartamento. Un agglomerato costituito dai quartieri Aranceto, Pistoia e Corvo, diventato negli anni preda del degrado e della criminalità. Comune e Aterp hanno realizzato edifici di edilizia popolare in cui vivono le famiglie più indigenti della città.

Un'area in cui sono diffusi elementi di degrado tipici di realtà urbane anche più grandi del capoluogo della Calabria: spaccio di droga, case occupate abusivamente, allacci illegali alla rete elettrica, arsenali di armi e traffici di ogni tipo.


L'area attraversata da viale Isonzo, a sud di Catanzaro, è territorio dalla criminalità rom che ne ha fatto una centrale di smercio della droga; il quartier generale di una criminalità riconosciuta dalla 'ndrangheta come attestano molte inchieste della magistratura, praticamente sottratta al controllo dello Stato. Una sorta di zona franca il cui accesso è difficile anche per le forze dell'ordine. Lo spaccio di droga avviene quasi alla luce del sole; spesso è gestito da coppie che si nascondono dietro ai figli, occultando loro addosso lo stupefacente se non addirittura utilizzandoli come vedette o spacciatori.

Smantellate in fretta e furia nel 1984 le baraccopoli costruite nei quartieri a sud della città per nascondere il degrado a Papa Giovanni Paolo II, in visita nel capoluogo calabrese, ai nomadi, ormai stanziali, furono assegnati gli appartamenti. La polvere fu nascosta sotto i tappeti, ma non fu rimossa.

L’integrazione non ci fu e in breve i palazzi di località Pistoia diventarono luogo di riferimento delle attività illecite che si svolgono nel capoluogo calabrese, un tempo considerato isola felice in un contesto regionale in cui la 'ndrangheta era già radicata.

La comunità rom di Catanzaro si formò negli anni Sessanta, con l'arrivo di nomadi dall'ex Jugoslavia, collocati in accampamenti nella zona sud del capoluogo calabrese. Circa 6.000 persone ormai stabilmente insediate in città.

Il campo più grande era quello del quartiere Lido, posizionato a pochi metri dalla stazione ferroviaria, in un’area oggi trasformata in un centro polivalente. Baracche visibili a tutti che negli anni ottanta richiamarono l'attenzione dell'allora attaccante del Milan Mark Hatley. Passando in pullman con la squadra impegnata in un'amichevole contro il Catanzaro, il calciatore descrisse in un diario la situazione sollevando polemiche.

L’idea della politica locale fu quella di smantellare l'insediamento, diventato insostenibile dal punto di vista igienico, ma anche sotto l'aspetto della sicurezza. A molte famiglie furono assegnate le case popolari di viale Isonzo, Zona diventata territorio franco all’interno della città.

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