Ha deciso di presentarsi davanti ai pm di Milano e si è difeso da tutte le accuse di concorso in frode sportiva l'ormai ex designatore degli arbitri Gianluca Rocchi, tra gli indagati nell'inchiesta sul sistema arbitrale del pm Maurizio Ascione, affiancato da qualche settimana anche dal procuratore aggiunto Paolo Ielo.

Rocchi, già convocato per un interrogatorio a fine aprile, aveva scelto la linea del silenzio senza nemmeno comparire in una caserma della Gdf ma sei giorni fa - si è saputo oggi - difeso dagli avvocati Antonio Bana e Antonio D'Avirro, ha risposto agli inquirenti per provare a respingere al mittente le contestazioni.

Ovvero quelle imputazioni che riguardano le designazioni in due partite del 2025 del "poco gradito" all'Inter Daniele Doveri per evitare, secondo l'accusa, che poi ne arbitrasse altre più importanti e del "gradito" ai nerazzurri Andrea Colombo per una trasferta. Stando a un'informazione di garanzia che gli era stata notificata e che aveva portato alla sua immediata autosospensione, a Rocchi, tra l'altro, veniva contestato anche il caso del rigore non concesso all'Udinese nella partita contro il Parma del 2025 in cui, per l'accusa, avrebbe fatto pressioni sulla sala Var con le "bussate".
 

Nei giorni scorsi i pm hanno sentito come testi pure Antonio Zappi, ex presidente dell'Associazione italiana arbitri e che era già stato ascoltato come testimone nei mesi scorsi, e Alfredo Trentalange, ex numero uno dell'Aia. Nel registro degli indagati, come già emerso, sono finiti assieme a Rocchi, dopo le indagini del Nucleo operativo metropolitano della Gdf, partite nell'autunno 2024 a seguito di un esposto di un avvocato veronese, anche Andrea Gervasoni, ormai ex supervisore Var, e i varisti Daniele Paterna, Luigi Nasca e Oreste Di Vuolo.
 

Due i capitoli dell'inchiesta, il fronte delle cosiddette "bussate" per condizionare le decisioni degli addetti al Var e quello delle presunte "combine" per pilotare alcune designazioni arbitrali soprattutto a favore del club nerazzurro, come risultava dalle imputazioni. Gli inquirenti avevano ricostruito un presunto accordo del 2 aprile 2025, allo stadio di San Siro, con Gianluca Rocchi per "combinare" la designazione di Colombo, "arbitro gradito" all'Inter, per una trasferta a Bologna del 20 aprile di un anno fa. E per "schermare", ossia evitare che Daniele Doveri, "poco gradito", arbitrasse l'eventuale finale di Coppia Italia e le ultime partite di campionato della stagione 2024/2025 sempre della squadra nerazzurra.

L'inchiesta è passata pure per una serie di intercettazioni. Non furono effettuate - come avviene, invece, in molte indagini - perquisizioni con sequestri di telefoni e dispositivi, da analizzare, a indagati e non. E nelle scorse settimane in più tornate sono stati ascoltati molti testimoni, tra cui anche Giorgio Schenone, club referee manager dell'Inter. La Procura, diretta da Marcello Viola, si appresta a definire il fascicolo nei prossimi giorni, probabilmente prima che il pm Ascione lasci il 15 luglio la Procura milanese per andare a quella Europea. Si dovrebbe arrivare a breve, dunque, o a una chiusura in vista della richiesta di processo o a un'archiviazione e alla decisione di trasmettere gli atti alla giustizia sportiva.
In un paio di occasioni, quando il caso era esploso sui media, i vertici della Procura avevano ribadito che l'Inter e i suoi dirigenti erano estranei all'inchiesta.