Sono tutti liberi i cosiddetti tombaroli, gli indagati nei confronti dei quali lo scorso 12 dicembre sono state emesse undici misure cautelari, due in carcere e nove ai domiciliari. Lo ha stabilito il Tribunale del Riesame di Catanzaro che ha annullato l’ordinanza che disponeva l’arresto in carcere nei confronti di Vincenzo Godano, 38 anni, e Roberto Filoramo, 36 anni.
Annullati i domiciliari per Giuseppe Guarino, 45 anni; Carmine Minarchi, 46 anni; Michele Nicoscia, 30 anni; Luca Filoramo, 47 anni; Francesco Salvatore Filoramo, 76 anni; Francesco Caiazzo, 53 anni; Nicola Filoramo, 60 anni; Michele Consolato Nicotra, 42 anni; Stefano Rottella, 59 anni. Sono tutti di Isola Capo Rizzuto tranne Nicotra e Rottella che sono di Paterno, in provincia di Catania. Al momento non è dato sapere se le misure siano state annullate per il venir meno delle esigenze cautelari o della gravità indiziaria.

Secondo la Dda di Catanzaro gli indagati – difesi, tra gli altri, dagli avvocati Luigi Villirilli e Coscia – costituiscono un’associazione per delinquere, tra l’altro legata alla criminalità organizzata, nata per depredare giacimenti archeologici come quello di Roccelletta di Borgia, Monasterace e Capocolonna.

Gli organizzatori degli scavi, stando alle accuse, erano Vincenzo Godano e Roberto Filoramo che si sarebbero avvalsi della forza lavoro degli altri, accusati di aver eseguito scavi illeciti per impossessarsi di beni appartenenti allo Stato e di aver danneggiato stratigrafie e strutture archeologiche.

L’inchiesta, denominata Scylletium, costituisce un filone della più nota inchiesta Jonny che ha avuto ad oggetto le attività criminali perpetrale dalla cosca Arena di Isola Capo Rizzuto, tra le quali il traffico di reperti archeologici provento di scavi illeciti, forniti a Francesco Arena da Vincenzo Godano.