L'incubo del migrante regolare deportato al Cara di Isola: è malato e rischia il Covid

Da anni il pakistano è residente ad Amantea, ma per errore è stato scambiato per uno degli 11 inizialmente ospitati nel paese del cosentino e trasferiti nel centro del crotonese dopo le proteste. Nonostante abbia mostrato i documenti nessuno lo fa uscire

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di Alessia Candito
19 luglio 2020
18:50

Deportato per errore, trattato come un pacco da spostare, a dispetto della sua storia, dei suoi documenti -regolarissimi- del suo precario stato di salute. Quello che sta vivendo Abbas Mian Nadeem è un incubo. Che rischia di costargli la vita. Pakistano d’origine, ad Amantea ha trovato una nuova casa. Per errore, per incuria, per superficialità, nei giorni di psicosi che hanno travolto il paese, bloccato da presidi e sit in contro i migranti ospitati in paese dopo lo sbarco, anche lui è stato costretto a salire sul pullman che ha portato 11 di 24 dei naufraghi salvati dal mediterraneo e inizialmente ad Amantea, nelle strutture adibite per la quarantena accanto al Cara di Isola Capo Rizzuto.

 

Nessuno è positivo al Covid 19, i tredici naufraghi che ne erano affetti sono stati trasferiti all’ospedale del Celio. Ma per prassi e precauzione, dopo essere stati a contatto con chi positivo lo era, devono fare 14 giorni di isolamento. Ma Nadeem, che ad Amantea da anni ha la sua vita e fra loro si è ritrovato per errore, ha paura.

 

Se anche uno solo di loro si positivizzasse e lo infettasse, per lui potrebbe essere una condanna a morte. È sieropositivo, malato di epatite B e C, il suo sistema immunitario è compromesso. Inutilmente ha mostrato i suoi documenti, ha dimostrato che con quel gruppo di naufraghi non ha nulla a che fare, che lui in Italia, in Calabria, ad Amantea ci sta da anni. Ad Isola Capo Rizzuto lo hanno portato lo stesso. E quando lì hanno fatto presente l’anomalia, nessuno ha preso in mano la situazione. Chiara fin da subito.

 

Poco più di mezz’ora dopo il suo arrivo, una copia dei suoi documenti è stata trasmessa a chi di competenza, con una domanda chiara e semplice: «Cosa ci fa qui un migrante regolare?». Nessuno ha risposto, così come nessuno si è degnato di prendere cognizione della situazione messa nero su bianco in una nota di servizio la sera stessa. Lettera morta è rimasta anche la relazione del direttore sanitario del campo che a tutti ha fatto sapere che le precarie condizioni di salute di Mian Nadeem rendono la sua presenza lì meno che opportuna. Sottoposto a tampone dopo il contatto prolungato con gli 11 di Amantea, fortunatamente è risultato negativo, ma il rischio per lui rimane altissimo. E nessuno ascolta le sue urla di terrore.

 

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Giornalista
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