Accolto l’appello della Procura di Palermo per due indagati. In discussione impugnazione su qualificazione giuridica per Cuffaro. Il legale dell’ex deputato: «La misura non è esecutiva, faremo ricorso in Cassazione»
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L'ex deputato Pd, Ferdinando Aiello
Il Tribunale del Riesame di Palermo ha accolto l'appello della Procura disponendo misure cautelari nei confronti di Ferdinando Aiello e Sergio Mazzola, coinvolti nell'indagine sul comitato d'affari che avrebbe gestito illecitamente appalti e concorsi pubblici nella sanità siciliana e che vede al centro l'ex presidente della Regione Totò Cuffaro.
Ad Aiello è stato applicato l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, a Mazzola il divieto temporaneo di esercitare attività di impresa.
«Per l’ex parlamentare calabrese – dichiara il suo difensore, l’avvocato Enzo Belvedere – la misura non è immediatamente esecutiva, le motivazioni saranno depositate nei 45 giorni, proporremo ricorso per Cassazione. Solo in esito sapremo se ha ragione il Gip, che aveva escluso la gravità indiziaria o il Riesame che ha ipotizzato il reato di traffico di influenze».
I pm, coordinati da Gianluca De Leo, avevano fatto ricorso contro la decisione del gip di non disporre gli arresti domiciliari a carico di Paolo Bordonaro, Alessandro Caltagirone, Marco Dammone, Giuseppa Di Mauro, Mauro Marchese e Paolo Emilio Russo. L'impugnazione è stata respinta. È stato discusso oggi infine l'appello sulla qualificazione in corruzione, e non in traffico di influenze come ipotizzato dal gip, dell'accusa contestata a Cuffaro relativa a presunti illeciti nell'assegnazione dell'appalto bandito dall'Asp di Siracusa. Il tribunale si è riservato la decisione.
Con il loro provvedimento, i giudici del tribunale del riesame di Palermo hanno rivalutato alcuni aspetti della cosiddetta vicenda Siracusa, nell'inchiesta sulla corruzione nella sanità siciliana.
Il ruolo di Aiello e Mazzola
Torna in evidenza un appalto che riguardava servizi e forniture, bandito dall'azienda sanitaria provinciale aretusea, ma solo per alcune parti. Rientrano in gioco dunque Ferdinando Aiello, originario di Cosenza, ex consigliere regionale calabrese ed ex deputato nazionale del Pd, e Sergio Mazzola, imprenditore originario di Belmonte Mezzagno (Palermo), titolare della Euroservice srl e amico del deputato nazionale di Noi moderati Saverio Romano, pure lui indagato ma nei cui confronti non è stato fatto appello dalla Procura di Palermo, contro il rigetto della misura cautelare, deciso dal Gip Carmen Salustro. In attesa del deposito delle motivazioni da parte del collegio presieduto da Annalisa Tesoriere, dalle decisioni del riesame emerge come non siano state ritenute da ritoccare le posizioni dell'ex direttore generale Alessandro Maria Caltagirone, originario di Palermo, e nemmeno dei due responsabili dell'azienda Dussmann, Mauro Marchese e Marco Dammone, né quelle del Rup Giuseppa Di Mauro e dei componenti della commissione aggiudicatrice della gara, Paolo Emilio Russo e Paolo Bordonaro. Per tutti loro gli appelli del pm sono stati respinti.
Nei confronti di Mazzola, invece, l'accusa è stata riqualificata come traffico di influenze illecite, così come era avvenuto per Totò Cuffaro, ex presidente della Regione siciliana, agli arresti domiciliari dall'inizio di dicembre e per gli stessi Marchese e Dammone, che sono invece sospesi dall'esercizio dell'attività imprenditoriale per un anno, con l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
I dispositivi sembrano dunque rivalutare questa storia di presunte agevolazioni alla Dussmann Service, in cui avrebbe avuto un ruolo Aiello: escluse le responsabilità dei pubblici funzionari nell'aggiudicazione dell'appalto, già applicate dal Gip le misure cautelari ai due responsabili locali della Dussmann, evidentemente ritenute sufficienti dal riesame, torna in ballo l'incremento del valore delle prestazioni e del volume dei lavori per cui Dussmann si era rivolta alla Euroservice Srl di Sergio Mazzola.
In sostanza, questo integrerebbe il traffico di influenze illecite già contestato a Cuffaro, Marchese e Dammone. E proprio nei confronti dell'ex presidente della Regione siciliana oggi i pm sono tornati a chiedere in udienza l'aggravamento della posizione: pur non proponendo una misura più grave dei domiciliari, in cui si trova Cuffaro da quasi due mesi, chiedono il ripristino delle ipotesi di corruzione e di associazione per delinquere anche con riguardo alla vicenda Siracusa.



