La denuncia

L’odissea di una dipendente regionale, si infortuna alla Cittadella e viene soccorsa dal 118 perché l’ambulatorio è chiuso da 2 anni

La denuncia del sindacato Csa-Cisal: «Scandaloso che una struttura adoperabile sia resa inaccessibile dall’inerzia burocratica»

di Redazione
24 marzo 2022
13:18

Una dipendente regionale mentre si stava recando in Cittadella per assistere al corso di formazione sulla lingua dei segni italiana, previsto per la giornata di ieri 23 marzo nella Sala Oro, quando ha subito un infortunio al ginocchio. Da lì ha inizio l’odissea. Trasportata con una sedia da scrivania, con il ghiaccio per tamponare il dolore reperito dal ristorante all'interno della Cittadella e soccorsa nella sala dove si teneva il corso in mezzo a tutti gli altri dipendenti e partecipanti, si è dovuto attendere l’intervento del 118. È quanto dichiarato dal sindacato Csa-Cisal che denuncia «l’ennesimo grave fatto, caratterizzato dall’approssimazione quando si tratta di attivare i meccanismi di tutela della salute del personale». 

Il sindacato sottolinea «come purtroppo questo non sia l’unico caso accaduto in Cittadella negli ultimi tempi. Già lo scorso dicembre avevamo documentato un episodio analogo. Un’altra dipendente, colta da un improvviso malore, è stata soccorsa dal servizio di emergenza urgenza e costretta a essere soccorsa “alla bell'e meglio” negli uffici regionali. Tutto questo perché ancora non è stato riattivato l’ambulatorio infermieristico. Sono passati oltre due anni dalla sua chiusura (era dicembre 2020) e nonostante le promesse sulla tanto attesa riapertura  è ancora inutilizzabile. Eppure, sarebbe davvero utile in casi come questi appena ricordati piuttosto che lasciare i lavoratori a rimedi raffazzonati in attesa dell’intervento del 118. Cosa si sta aspettando per riattivare l'ambulatorio, che accada una tragedia prima di riaprire questo importante presidio? O forse che un infortunio si trasformi in qualcosa di più grave. L’ennesimo caso della dipendente deve far riflettere sul denaro pubblico speso per l’acquisto della strumentazione che adesso è inutilizzata e impolverata e l’occupazione di spazi che, allo stato, non sono di alcuna utilità per i dipendenti. È scandaloso che in presenza di una struttura adoperabile, e quando c’è in ballo la salute delle persone, sia resa inaccessibile dall’inerzia burocratica. Il sindacato CSA-Cisal non tollererà ulteriori ritardi nella riapertura dell’ambulatorio infermieristico».


Quindi l'appello «al dirigente “Datore di Lavoro” e all'assessore al Personale di adottare ogni atto formale affinché sia reclutato il personale sanitario necessario alla riapertura di questo presidio richiesto a gran voce da tutti i dipendenti regionali. Ci appelliamo anche al presidente Occhiuto affinchénon si giri dall’altra parte e si adoperi al fine di trovare una soluzione immediata. Se in tempi celeri l’ambulatorio non sarà riattivato, il sindacato non esclude vibranti forme di protesta. Ognuno si assuma le proprie responsabilità perché non è possibile che sul luogo di lavoro un dipendente regionale non possa ricevere quantomeno un primo soccorso all'interno della Cittadella. Può capitare a tutti un malore improvviso o un infortunio e non è ammissibile che il tutto sia affidato al caso come avvenuto negli ultimi tempi. Sulla salute dei lavoratori regionali non si scherza e non si perda più tempo». 

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