Oltre 27 milioni di euro verso il canale canadese e fino a 51 milioni transitati dal Lussemburgo. Le società cartiere, i conti esteri, gli Usdt e le commissioni: una rete finanziaria raffinata. Ed esperti efficientissimi: «Ti apro tutti i conti in un quarto d’ora»
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Decine di milioni di euro, conti aperti all'estero, società utilizzate per incassare bonifici e una rete di intermediari capace di trasformare il denaro in criptovalute. È la rotta finanziaria che emerge dall'inchiesta sulla presunta banca occulta di Pero, un sistema che, secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbe collegato le società cartiere italiane a operatori internazionali e piattaforme di valuta digitale.
Il meccanismo si sarebbe sviluppato lungo due direttrici principali. La prima conduceva in Canada, attraverso la piattaforma Alt 5 Sigma, utilizzata per convertire gli euro in Usdt. La seconda passava dal Lussemburgo, dove l'apertura di conti bancari intestati alle società italiane avrebbe consentito di spostare rapidamente le disponibilità e alimentare nuovi trasferimenti in criptovaluta.
Non si sarebbe trattato soltanto di spostare denaro oltre confine. Il punto centrale dell'ipotesi investigativa è la combinazione di più strumenti: bonifici originati da operazioni commerciali ritenute inesistenti, passaggi attraverso conti esteri, conversioni in stablecoin e trasferimenti verso wallet digitali. Una catena nella quale ogni passaggio avrebbe avuto una funzione precisa e gli intermediari avrebbero trattenuto una percentuale sulle somme movimentate.
Il primo canale: 27 milioni verso la piattaforma canadese
Nella fase iniziale dell'inchiesta, tra la fine del 2024 e l'estate del 2025, un ruolo centrale sarebbe stato svolto da Giuseppe Tuosto, soprannominato Giuseppe l'americano e residente negli Stati Uniti. Secondo gli elementi raccolti dagli investigatori, Tuosto avrebbe messo a disposizione del gruppo le proprie competenze nel settore delle valute virtuali e il canale di Alt 5 Sigma Inc, società fintech specializzata in criptovalute e registrata presso l'autorità canadese Fintrac.
Il percorso contestato sarebbe partito da alcune società italiane considerate dagli inquirenti cartiere. I bonifici ricevuti sarebbero stati trasferiti verso conti esteri intermediari, compresi rapporti Revolut in Lituania, per raggiungere successivamente la piattaforma canadese. Qui il denaro sarebbe stato convertito in Usdt, una stablecoin agganciata al dollaro statunitense.
La valuta digitale avrebbe consentito di trasferire valore tra diversi wallet senza dover movimentare fisicamente il denaro. La ricostruzione investigativa ipotizza che la conversione in Usdt costituisse uno snodo essenziale per allontanare le disponibilità dalla loro origine bancaria e rendere più articolata la ricostruzione dei flussi.
Le somme attribuite a questo canale ammonterebbero ad almeno 27.182.458 euro. Per l'attività di intermediazione e gestione dei conti legati alle criptovalute, Tuosto avrebbe percepito una commissione dell'1,5 per cento, pari a circa 407.736 euro.
Le intercettazioni riportate negli atti descriverebbero anche le indicazioni operative impartite a Paolo Pelaggi (uno dei presunti ideatori del sistema, già condannato nel processo Aemilia, ndr). In una conversazione, Tuosto avrebbe confermato che il conto Usdt era operativo, suggerendo di utilizzare altre società per proseguire le operazioni. Gli investigatori leggono queste indicazioni nel quadro di una strategia di frazionamento dei trasferimenti, che avrebbe distribuito i movimenti tra più soggetti e rapporti bancari.
I wallet bloccati e la fine della collaborazione
Il canale canadese avrebbe incontrato un ostacolo quando alcuni wallet sono stati interessati da provvedimenti di blocco cautelare. In quella fase sarebbe intervenuto il consulente Carlo Maffeis, con l'obiettivo di tentare di sbloccare le disponibilità congelate.
La collaborazione con Tuosto si sarebbe interrotta nell'estate del 2025. Alla base della rottura, secondo la ricostruzione fornita, ci sarebbero stati contrasti interni e contestazioni sulla gestione delle provvigioni. La difficoltà del primo canale avrebbe accompagnato l'affermazione di una seconda direttrice, costruita su conti bancari lussemburghesi.
Il salto in Lussemburgo: conti pronti in pochi minuti
Dal luglio 2025 avrebbe assunto un ruolo crescente Walter Iasiello, conosciuto come Carroppino, manager residente in Svizzera e collegato, secondo gli atti, a società attive nel settore finanziario e delle criptovalute, tra cui AtlasCrypto AG.
Il nuovo circuito avrebbe fatto leva sulla possibilità di aprire rapidamente conti bancari in Lussemburgo, soprattutto presso Banking Circle S.A., intestandoli direttamente alle società italiane utilizzate dal gruppo.
Il meccanismo contestato sarebbe stato lineare nella sua sequenza: un'impresa cliente effettuava un bonifico per una fattura ritenuta falsa verso una società italiana; la società trasferiva poi il denaro sul proprio conto lussemburghese attraverso un giroconto; la disponibilità in euro veniva quindi convertita in Usdt e accreditata sui wallet dei destinatari.
Il giroconto avrebbe avuto un ruolo determinante perché permetteva di trasferire le somme tra rapporti intestati alla stessa società, o comunque all'interno del circuito societario, senza che il movimento apparisse necessariamente come un pagamento diretto verso il beneficiario finale. È su questa sequenza e sulla sua effettiva funzione che si concentra la lettura investigativa.
La “Lavagna” e la commissione dell'1 per cento
Una traccia importante sarebbe contenuta nella contabilità interna denominata “Lavagna”, nella quale gli investigatori avrebbero individuato una colonna dedicata alla commissione dell'1 per cento applicata alle operazioni legate al canale lussemburghese.
Il documento avrebbe permesso di ricostruire una parte dei flussi finanziari e dei compensi trattenuti dagli intermediari. Tra luglio 2025 e marzo 2026, le operazioni attribuite a questo circuito sarebbero ammontate a circa 48-51 milioni di euro convertiti in criptovalute.
Il dato va distinto dal volume attribuito alla precedente rotta canadese: senza una ricostruzione analitica delle singole transazioni non è possibile stabilire se e in quale misura i due importi si sovrappongano. Le cifre descrivono quindi i flussi attribuiti ai rispettivi canali, non un totale complessivo automaticamente ottenibile dalla loro somma.
«Ti apro tutti i conti banca»: l'intercettazione del 19 novembre
La rapidità di apertura dei conti emerge da una conversazione intercettata il 19 novembre 2025, riferita a un'operazione da 1,3 milioni di euro. Nel dialogo, Iasiello avrebbe spiegato a un interlocutore di poter predisporre in tempi molto brevi i rapporti bancari necessari a trasferire le somme in Lussemburgo: «Io ti apro tutti i conti banca da lì... tutti i conti banca di Lussemburgo sono... allora tu ogni società fai il giroconto e mi sposti i soldi».
Alla domanda sui tempi, avrebbe risposto: «Un quarto d'ora... nel momento in cui tu mi dai tutti questi documenti io 40 minuti ti stampo tutti i conti».
Nel corso della stessa conversazione, il trasferimento viene descritto come un giroconto da una società a un'altra, senza la necessità di produrre fatture e contratti. Per gli investigatori, il passaggio è rilevante perché potrebbe indicare l'intenzione di sfruttare la forma bancaria del trasferimento societario per schermare la reale natura economica delle operazioni.
Ancora più significativa, nella prospettiva accusatoria, sarebbe la reazione di Iasiello quando l'interlocutore avrebbe cominciato a parlare della provenienza del denaro, facendo riferimento a conti dormienti e a presunte pratiche di finanziamento fittizie: «Non lo voglio sapere! (...) se me lo dici io non ti apro più i conti, allora non mi capisci... diglielo a fratellino [Mercadante] lì presente!».
La frase non dimostra da sola la consapevolezza di un'attività illecita, ma, inserita nel quadro delle altre conversazioni e dei movimenti contestati, costituisce uno degli elementi sui quali si concentra la ricostruzione degli inquirenti.
Il cambio di rotta e il prezzo dell'intermediazione
Il passaggio dal Canada al Lussemburgo suggerisce, nella lettura investigativa, la capacità del sistema di adattarsi agli ostacoli incontrati lungo il percorso. Il blocco di alcuni wallet e la rottura dei rapporti con Tuosto avrebbero coinciso con il rafforzamento di un canale alternativo, costruito su conti esteri e sulla conversione delle disponibilità in Usdt.
Le commissioni avrebbero remunerato questa funzione: l'1,5 per cento sul canale canadese e l'1 per cento su quello lussemburghese. Percentuali che, applicate a flussi di decine di milioni di euro, avrebbero generato compensi considerevoli per gli intermediari coinvolti.
La presunta banca occulta di Pero appare così, secondo gli atti, come una struttura capace di combinare società formalmente registrate, conti bancari, piattaforme di criptovalute e rapporti internazionali. Il nodo dell'inchiesta non è soltanto dove finissero i soldi, ma il modo in cui sarebbero stati trasformati e trasferiti attraverso una successione di passaggi finanziari.



