Lo sgombero della tendopoli di San Ferdinando è avvenuto da pochi giorni con il trasferimento di centinaia di lavoratori stagionali nelle palazzine di edilizia popolare a Rosarno in Contrada Serricella. Una soluzione abitativa per tentare di superare quella precedente fatta di assoluto degrado, garantendo migliori condizioni di vita, maggiore integrazione e più sicurezza ai cittadini del territorio. Una scelta però criticata da organizzazioni umanitarie come Emergency, a causa della sua provvisorietà, l’eventuale mancanza di posti per accogliere tutti quando la stagione della raccolta entrerà nel vivo e il rischio di creare nuove situazioni di marginalità.
Oggi, il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Alfredo Mantovano, accompagnato dal Commissario di Governo, Prefetto Fabio Ciciliano, dal presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, dal prefetto di Reggio Calabria, Clara Vaccaro, insieme ad altre autorità militari e civili del territorio, intorno alle ore 10, si è recato a San Ferdinando per seguire le attività di rimozione della tendopoli e successivamente si è spostato in contrada Serricella per visitare gli alloggi. La chiusura e il superamento dell'accampamento rientrano nelle attività di riqualificazione previste dal piano di interventi infrastrutturali e dai progetti di riqualificazione sociale e ambientale voluti dal Governo.

«Da decenni c'è questo estremo degrado che ha connotato questo territorio e che oggi viene eliminato – ha affermato Alfredo Mantovano - Se c'è una parola che viene cancellata dal vocabolario di questo governo è rassegnazione, nei confronti dello sfruttamento del lavoro, rassegnazione nei confronti di condizioni di inciviltà in cui per anni i migranti regolari sono stati costretti a vivere. Oggi grazie all'applicazione del decreto legge del 2024 che riprende l'esperienza positiva di Caivano e alla collaborazione con la regione, con gli enti territoriali, con le aziende sanitarie, si apre una pagina completamente nuova. Tra breve verranno sistemati non solo i 116 migranti attuali, ma fino a 400 nei vari insediamenti curati dall'ufficio del commissario. Poi siamo ben consapevoli che si può arrivare a 2000 lavoratori, ma quello che vogliamo offrire con questo intervento è un modello virtuoso, di collaborazione con tutte le realtà presenti sul territorio e nulla vieta che questo modello possa essere esteso e applicato anche dalle realtà imprenditoriali che utilizzano tra il proprio personale al lavoro i migranti. Guardiamo all'avvio di questo processo virtuoso e confidiamo nel fatto che possa segnare una svolta per gli altri che verranno».

«Si deve chiudere definitivamente, non deve più riaprirsi, perché è una vergogna nazionale, che la Calabria ha ospitato purtroppo per 30 anni – ha dichiarato il presidente Regione, Roberto Occhiuto - Credo che questa volta, grazie al lavoro di coordinamento fatto dalla prefettura, dai sindaci, insieme al Governo, insieme alla Regione, possiamo costruire un sistema integrato di azioni per includere davvero questi braccianti. Non basta accogliere, ma dare la possibilità a queste persone di vivere una vita civile. Si parla di caporalato quando si bruciano dei braccianti. Oggi è una risposta concreta anche ai fatti di Amendolara. Il caporalato si annida nei trasporti dei braccianti sui luoghi di lavoro, disponibilità di case, non è degno di un paese civile. Posso garantire che utilizzeremo tutte le risorse che il Governo ci mette a disposizione per accompagnare i braccianti nei posti di lavoro, per evitare che cadano nelle grinfie dei caporali. Ci vuole il contributo di tutti, una forte sorveglianza affinché queste cose non avvengano sul territorio».

Parole di soddisfazione sono state espresse anche dall’assessore regionale al Welfare, Pasqualina Straface: «Oggi finalmente si è chiusa una ferita aperta qui nella regione Calabria. Non si tratta soltanto di abbattere questa baraccopoli, ma si tratta soprattutto di creare le condizioni per dare soluzioni abitative dignitose, di inclusione sociale, tutela dei diritti e percorsi di autonomia. Questo è il compito che verrà svolto dai Poli sociali, perché all'interno delle palazzine a Rosarno ci sarà un Polo sociale che sarà attivo dalle 8 di mattina fino alle 22:00 di sera con la presenza di assistenti sociali, di operatori legali, di intermediatori culturali e operatori socio sanitari. Ci sarà un centro di ascolto, un centro di formazione che avrà un ruolo fondamentale rispetto a quello che sarà anche l'orientamento lavorativo. La Calabria si candida ad essere una regione inclusiva, ma una regione soprattutto che non lascia indietro nessuno».