Il racconto shock di un pentito che avrebbe partecipato alla rapina in Campania: «I clan ritenevano responsabile un calabrese, lo uccisero e fecero girare il video per mandare un messaggio agli altri gruppi criminali»
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Venti chilogrammi di cocaina rubati alla ’ndrangheta, un’indagine per scovare i colpevoli e un verdetto sommario: un’esecuzione in piena regola immortalata anche su un video condiviso nelle chat criptate perché tutti sapessero.
La versione agghiacciante è riportata da uno solo dei pentiti che hanno contribuito all’inchiesta della Dda di Napoli che ha svelato i legami tra clan calabresi e camorristi per il narcotraffico. Legami e incomprensioni (per usare un eufemismo): nel caso della rapina consumata ai danni di tre emissari delle ’ndrine l’incomprensione si è trasformata in una rapina aggravata contestata a quattro persone. Vittime del blitz sarebbero stati Sebastiano Romeo, Giovanni Nirta e Andrea Giuliani: gli investigatori campani ricostruiscono la dinamica dell’assalto, che si materializza avvicinando il mezzo su cui si trovava la droga. Le minacce con una calibro 38 e una calibro 9 fanno il resto.
Luigi Esposito, uno dei collaboratori di giustizia sentiti dagli investigatori, racconta di aver partecipato «a una rapina di pacchi di cocaina fatta in danno di alcuni calabresi». Il gruppo di fuoco andò in un vico vicino a un ristorante e attese una Audi RS Q3 «a bordo della quale c’erano due calabresi e a una Fiat Bravo vecchia con a bordo il corriere. A quel punto scendemmo dall’auto – è il racconto di Esposito – e puntammo con le pistole i calabresi, i quali non si mossero e anzi facevano cenno con il capo al cofano della Bravo» che conteneva due bustoni pieni di droga. Rapina conclusa: qualche giorno dopo per i membri del commando arriva un compenso compreso tra 10 e 20mila euro. Fin qui le versioni dei pentiti sono piuttosto convergenti. Esposito però racconta il seguito agghiacciante (per quanto presunto) della vicenda: «Posso aggiungere – dice – che ci è scappato anche un omicidio. Poiché i calabresi ritenevano responsabile del fatto un altro calabrese, quest’ultimo fu ucciso in diretta».
Secondo il collaboratore i clan calabresi avrebbero messo in scena una sorta di snuff movie per mandare un messaggio a tutti i gruppi criminali: Sui criptati – mette a verbale Esposito – girava un video, in cui si vedeva una persona che veniva prima torturata e poi uccisa». Quel video sarebbe stato mostrato a suo fratello nell’estate del 2024: «Il video fu fatto girare “pubblicamente” sui criptati, in modo che tutti i gruppi criminali (siciliani, casalesi, ecc. che stanno sulla piattaforma) avessero contezza che la ’ndrangheta non può essere impunemente truffata».


