Il decreto, emanato nei giorni scorsi, è funzionale all’ampliamento delle aree in cui autorità pubbliche e le forze di polizia potranno dar seguito a iter veloci per l'esame e la valutazione delle domande di protezione internazionale (fino all'eventuale rimpatrio o respingimento). Procedure accelerate sulle quale incombe il rischio di una sospensione dei diritti …
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Mentre imperversa lo scontro politico tra Italia e Spagna sul tema migranti e la storia registra una insolita sospensione incrociata del accordo di Schengen sulla libera circolazione delle persone con controlli alle frontiere, sulla Gazzetta ufficiale del 10 agosto è stato pubblicato il decreto del ministero dell’Interno (emanato il 21 luglio scorso) che integra le zone di frontiera e di transito in Italia.
Nell’elenco delle province in cui sono stati individuati nuovi Valichi di frontiera e Zone di Transito anche Reggio Calabria e Vibo Valentia.
A Reggio Calabria, sul molo di Ponente è operativo già dal 2024 un hotspot attrezzato e accogliente che potrebbe essere stati individuato come sede di queste procedure accelerate.
Di fatto il Governo avvia una stretta sui rimpatri, con l’intento di imprimere una notevole accelerazione alle procedure, ridefinendo il perimetro geografico delle zone di frontiera e di transito sul territorio nazionale e includendo nella mappa specifici snodi strategici marittimi, aerei e terrestri.
Un provvedimento che per nulla casualmente ricade in questo frangente di tensioni diplomatiche tra Roma e Madrid, seguite al massivo ingresso di migranti a Ceuta, città autonoma spagnola situata nel Nordafrica e circondata dal Marocco, che si sta verificando in queste settimane.
Il decreta indica le province in cui sono stati individuati i centri per l'espletamento delle procedure accelerate di frontiera. Con Reggio, in Calabria, anche Vivo Valentia. Ecco l’elenco: Asti; Belluno; Benevento; Bologna; Ferrara; Genova; Imperia; La Spezia; Latina; Lecco; Mantova; Milano; Monza Brianza; Padova; Pordenone; Reggio Calabria; Savona; Siena; Treviso; Udine; Varese; Venezia; Verona; Vibo Valentia e Vicenza.
Il decreto integra anche le commissioni territoriali che dal 2019 sono deputate all'esame delle domande di protezione internazionale presentate nelle zone di frontiera, istituendo ulteriori sezioni. Tra queste istituita una seconda a Crotone che così raddoppia.
Una disposizione funzionale all’ampliamento delle aree in cui autorità pubbliche e le forze di polizia potranno applicare in modo diretto la disciplina amministrativa e le procedure operative di frontiera. Non solo un più ampio perimetro geografico ma anche novità procedurali con iter veloci per l'esame e la valutazione delle domande di protezione internazionale (fino all'eventuale rimpatrio o respingimento). Inoltre queste aree specifiche, inoltre, chi fa ingresso non si considerato formalmente entrato nel territorio nazionale per tutta la durata delle verifiche iniziali e dello screening.
Un provvedimento che ha purtroppo tutta l’area di istituire delle “zone franche” in cui, sull’altare della preminente sicurezza dei confini nazionali, sospendere le convenzioni internazionali alla cui osservanza anche l’Italia è tenuta, e in cui, sotto l’ombrello di logiche emergenziali, legittimare una deroga sistematica allo stato di Diritto e alle libertà democratiche delle persone migranti.



