‘Ndrangheta in Lombardia, le minacce del boss agli imprenditori: «Vi facciamo come in Calabria»

VIDEO | L'inchiesta condotta dalla Dda milanese ha fatto luce su un traffico di rifiuti e altri reati. Diversi gli episodi di violenza. In una circostanza, il braccio destro di Vallelonga aprì il fuoco all'indirizzo di una vittima: «Gli ho sparato solo al piede»

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di Redazione
9 febbraio 2021
15:54

«Vi faccio come facciamo in Calabria». Con queste parole, stando alle intercettazioni, Cosimo Vallelonga, 72 anni, boss della 'ndrangheta in Lombardia finito di nuovo in carcere oggi nel maxi blitz della Dda milanese su un traffico di rifiuti e altri reati, minacciava nel suo negozio di mobili nel Lecchese due vittime di usura, che dovevano restituire un "prestito". Lo si legge nell'ordinanza firmata dal gip Clemente.

 


Come risulta dagli atti, nell'ottobre 2018 Vallelonga avrebbe intimato ad una delle due vittime «di lasciare fuori dal locale il cellulare», dopo avergli anche «chiesto se avesse addosso dispositivi di registrazione». Un'altra delle vittime del clan, che, come si legge, agiva in vari settori e con i metodi 'classici' della mafia calabrese da anni ormai "pervasiva" in Lombardia, ha messo a verbale che nell'estate del 2017 "venne condotto in un capannone da Vallelonga" e da Vincenzo Marchio, altro arrestato e 'braccio destro' del boss.

Vallelonga, stando al verbale, prese "una pistola" con silenziatore e gliela puntò «alla testa, all'altezza della bocca, ribadendo di esigere da me la restituzione del denaro». Lo stesso boss nel dicembre 2017 avrebbe detto anche di «aver pronta la borsa dei ferri e che non aveva problemi a tirarla fuori».

 

Un altro episodio riguarda invece Paolo Valsecchi, uno degli uomini di fiducia di Vallelonga: «Gli ho sparato solo a un dito (...) ho sparato giù e c'era il piede», descriveva, intercettato nel luglio del 2018, allo stesso boss l’operazione di intimidazione contro una presunta vittima di usura, uno dei tanti imprenditori finiti nella "rete" del clan dopo aver avuto soldi in prestito. Vallelonga, annota il gip Clemente nell'ordinanza, chiede se «il ferito si fosse fatto medicare, ma Valsecchi risponde in senso negativo e che comunque, in caso contrario, sarebbe stato informato» da un "testimone-confidente". Sempre stando all'ordinanza, Vallelonga era colui che riceveva e inviava "ambasciate" ai clan radicati in Calabria, mantenendo i "contatti" con gli "esponenti di spicco", come Giorgio De Masi, detto 'U mungianisi', membro della "cosiddetta 'Provincia o Crimine', ovvero la struttura verticistica e sovraordinata della 'ndrangheta".

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