'Ndrangheta a Milano, 8 arresti: la cosca puntava anche ai fondi Covid

Tra i reati contestati associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale aggravata dal metodo mafioso e dalla disponibilità di armi

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di Redazione
14 luglio 2020
10:15

Il Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf di Milano in un'inchiesta della Dda contro la 'ndrangheta ha arrestato 8 persone per associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale aggravata dal metodo mafioso e dalla disponibilità di armi, autoriciclaggio, intestazione fittizia di beni e bancarotta.

Dalle indagini è emerso che una persona inserita in una cosca ha ottenuto contributi a fondo perduto e voleva beneficiare anche dei finanziamenti per le imprese previsti per l'emergenza Covid.

Le indagini

Le indagini, condotte dal Gico della Gdf, sulle infiltrazioni della mafia calabrese nell'economia, come spiega il procuratore Francesco Greco in una nota, hanno accertato che «il principale indagato, indicato dai collaboratori come inserito" nel "clan di San Mauro Marchesato che fa capo a Lino Greco" nella provincia di Crotone ha presentato richiesta ed ottenuto per tre delle società inserite nello schema di frode i "contributi a fondo perduto, attestando un volume di affari non veritiero e fondato sulle false fatture».

Inoltre, si legge ancora, «ha tentato di beneficiare anche dei finanziamenti del decreto legge 23 dell'8 aprile che servono a sostenere il sistema imprenditoriale nella particolare congiuntura economica determinata dall'emergenza sanitaria.

Quattro persone sono finite in carcere e quattro ai domiciliari e sono stati sequestrati beni, tra cui aziende e disponibilità finanziarie, per 7,5 milioni di euro.

Perquisizioni in corso in varie regioni e in più la notifica di un avviso di conclusione indagini a carico di 27 persone. Il clan Greco è una 'ndrina della 'locale' di Cutro (Crotone) e opera anche in Lombardia. L'inchiesta ha svelato «una complessa frode all'Iva nel settore del commercio di acciaio con fatture false e attraverso società cartiere e filtro, anche all'estero, intestate a prestanome. Le imprese erano di fatto gestite da affiliati al clan che fa capo a Lino Greco, una cosca federata a quella di Cutro che fa capo a Grande Aracri. Contestato l'autoriciclaggio per mezzo milione di euro attraverso conti anche in Inghilterra e Bulgaria».

Fondi per 45mila euro

Ha ottenuto 45mila euro di contributi a fondo perduto per l'emergenza Covid una delle società intestate a prestanome e gestite da Francesco Maida, collegato al clan della 'ndrangheta capeggiato da Lino Greco di San Mauro Marchesato, provincia di Crotone.  Per ottenere i fondi, previsti dal decreto 34 del 19 maggio, Maida avrebbe utilizzato fatture false emesse dalle società inserite nello schema di frode.

Riciclaggio di soldi inviati a banche cinesi

Riciclaggio di soldi poi inviati anche a istituti di credito cinesi. Gli affiliati alla 'ndrangheta, spiega il procuratore di Milano Francesco Greco, si sono avvalsi della "collaborazione" di un cinese (arrestato) residente in Toscana, «interessato a riciclare importanti somme cash e a mandarle in Cina». Sarebbero stati bonificati mezzo milione di euro dai conti correnti di alcune società inserite nel meccanismo di frode fiscale. Soldi che sarebbero andati verso banche cinesi.

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