Le indagini partite nel 2021 dopo le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Sono 24 le persone finite in carcere, 17 ai domiciliari. Coinvolto anche il sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
Quarantuno persone raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare nell’ambito di una vasta operazione contro la ’ndrangheta nella Sibaritide. Sono questi i numeri del blitz scattato questa mattina e coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che ha coinvolto i carabinieri del Raggruppamento operativo speciale, il Comando provinciale di Cosenza e il Reparto territoriale di Corigliano-Rossano, con il supporto di altri reparti dell’Arma.
Sono 24 le custodie cautelari in carcere e 17 arresti domiciliari. Gli indagati sono gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione mafiosa, omicidio, detenzione e porto illegale di armi, estorsione, rapina, furto, intestazione fittizia di beni, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, procurata inosservanza di pena e scambio elettorale politico-mafioso. Le contestazioni, secondo quanto riferito dalla Procura, comprendono aggravanti legate al metodo o alle finalità mafiose.
L’inchiesta partita nel 2021
Le indagini, avviate nel 2021 dopo le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, avrebbero consentito di ricostruire l’assetto di un’organizzazione di ’ndrangheta operante soprattutto a Corigliano-Rossano e nella contrada Lattughelle di Cassano allo Ionio.
Il gruppo sarebbe stato articolato in più nuclei, dotati di una certa autonomia operativa ma inseriti, secondo l’ipotesi investigativa, in un sistema di relazioni e subordinazione riconducibile al Locale di Cirò. Nell’inchiesta sarebbero emersi collegamenti con esponenti di rilievo della ’ndrangheta crotonese e con figure di vertice della struttura cirotana.
Le attività investigative hanno consentito di acquisire a carico degli odierni indagati un quadro di elementi gravemente indiziari circa la loro stabile partecipazione, anche in periodi differenti e secondo una specifica ripartizione dei ruoli correlata al grado rivestito nell’organizzazione criminale, alla associazione ‘ndranghetistica operante in Corigliano Rossano, articolata nella “cosca Acri” e “cosca di Corigliano”, attive nel medesimo Comune e in quelli limitrofi.
Tra gli elementi raccolti dagli investigatori figura anche un manoscritto contenente parte della contabilità, la cosiddetta “bacinella”, della cosca di Cirò, nel quale sarebbe comparso anche il gruppo criminale rossanese.
L’attività investigativa si è sviluppata attraverso pedinamenti, servizi di osservazione e controllo, intercettazioni telefoniche e ambientali, dispositivi satellitari installati sui veicoli e telecamere collocate nei luoghi ritenuti strategici per gli incontri degli affiliati.
Due omicidi al centro dell’indagine
Tra i fatti di sangue ricostruiti dagli inquirenti figura l’omicidio di Giorgio Salvatore Cimino, raggiunto da diversi colpi d’arma da fuoco il 24 maggio 2001 all’interno del Roxy Bar, in via Nazionale, a Corigliano Calabro. L’uomo morì il 13 giugno successivo per le ferite riportate.
Un altro capitolo riguarda Carmine Morello, scomparso il 9 agosto 2023 e ritrovato senza vita in contrada Strange, in una zona rurale dell’area rossanese. Secondo la ricostruzione investigativa, Morello sarebbe stato ucciso con tre colpi di pistola calibro 9x21 alla testa.
Gli approfondimenti avrebbero consentito di raccogliere gravi indizi a carico dei presunti esecutori materiali del delitto, uno dei quali nel frattempo deceduto in un incidente stradale. L’omicidio, secondo gli investigatori, sarebbe maturato all’interno di dinamiche e interessi mafiosi legati alla stessa organizzazione di cui la vittima avrebbe fatto parte prima di essere uccisa.
Nel quadro investigativo vengono inoltre richiamati l’omicidio di Pasquale Aquino e il tentato omicidio di Cosimo Marchese.
Le indagini avrebbero documentato anche la disponibilità di armi da fuoco utilizzate per intimidazioni e per la commissione di delitti riconducibili, secondo l’accusa, al programma criminale del gruppo.
Il sistema dei visti e il decreto Flussi
Uno degli aspetti più rilevanti dell’inchiesta riguarda un presunto sistema illecito per favorire l’ingresso e la permanenza in Italia di centinaia di cittadini stranieri, dietro il pagamento di somme nell’ordine di migliaia di euro.
Secondo l’ipotesi accusatoria, l’organizzazione avrebbe sfruttato le procedure del decreto Flussi, avvalendosi della collaborazione di imprenditori disponibili a presentare domande di assunzione per lavoratori stagionali senza avere la reale intenzione di impiegarli.
Le richieste sarebbero state inoltrate durante i cosiddetti click day, le giornate dedicate alla trasmissione telematica delle istanze. Il sistema avrebbe permesso ai cittadini stranieri di ottenere, in cambio di denaro, il nulla osta necessario per entrare in Italia o regolarizzare la propria permanenza sul territorio nazionale.
I proventi di questo presunto commercio di visti avrebbero costituito, secondo la Procura, una fonte di finanziamento per il gruppo mafioso, che avrebbe potuto contare su una rete di soggetti economici consapevoli del meccanismo.
L’ipotesi di scambio elettorale alle amministrative del 2024
Tra le contestazioni figura anche un presunto scambio elettorale politico-mafioso in occasione delle elezioni amministrative dell’8 e 9 giugno 2024 a Corigliano-Rossano.
Gli investigatori ipotizzano rapporti tra esponenti del gruppo criminale attivo nell’area rossanese e amministratori in carica presso il Comune.
L’inchiesta comprende inoltre episodi di estorsione, rapina, furto e intestazione fittizia di beni che, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbero stati funzionali al controllo del territorio e delle risorse economiche locali. Contestato anche il favoreggiamento della latitanza di una persona condannata definitivamente per reati in materia di stupefacenti e raggiunta da una misura cautelare, catturata il 22 agosto 2021.



