L’amicizia con Maria Bencivenga nata su Facebook. La reticenza a parlare del rapporto con Tagliafierro nel giorno in cui l’imprenditrice è sparita: «Era riservata, non la volevo tradire». Il rapporto col suocero: «C’era attrito»
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
Quando Maria Chindamo è scomparsa, il 6 maggio 2016, Maria Bencivenga si trovava ospite a casa sua. Doveva aiutare la figlia dell’amica che voleva sostenere delle prove di ammissione alla Nunziatella. Quella mattina – racconta Bencivenga davanti alla Corte d’Assise di Catanzaro – lei e Maria Chindamo si alzarono alle sei, fecero colazione insieme e poi l’imprenditrice agricola di Laureana di Borrello uscì perché «doveva consegnare del materiale a un operaio per dei trattamenti».
Maria Bencivenga, detta Mariolina, è stata l’ultima persona a trascorrere del tempo con Maria Chindamo (se si esclude un fugace saluto alla figlia) prima che questa sparisse per sempre senza lasciare traccia.
Non era solo un’ospite, negli ultimi anni della sua vita è stata un’amica molto vicina all’imprenditrice.
L’amicizia nata su Facebook
«Siamo diventate amiche su Facebook nel 2014 – racconta – e poi ci siamo incontrate a Parghelia e, in seguito, ci siamo riviste a dicembre 2014”. In quell’occasione, durante una cena a Benevento il 23 dicembre 2014, era presente anche Giovanni Tagliafierro, l’uomo del quale Chindamo si innamorerà nel momento in cui il suo matrimonio con Ferdinando Punturiero andrà in crisi.
Lo stesso uomo che ha disseminato di “non ricordo” la propria testimonianza nel corso del processo che si sta celebrando contro Salvatore Ascone, un allevatore di Limbadi con un terreno limitrofo a quello dell’imprenditrice, accusato di aver partecipato all’omicidio di Maria Chindamo in concorso con persone allo stato ignote.
La vicenda e le accuse
L’accusa è gravata dal metodo mafioso poiché Ascone è considerato dalla Dda di Catanzaro intraneo alla cosca Mancuso, per conto della quale avrebbe agito in seguito alla reticenza di Maria a cedere il terreno sul quale il clan avrebbe messo gli occhi. Una spinta in più all’azione criminale, che portò alla morte dell’imprenditrice, l’avrebbe data anche il suocero di Maria Chindamo, Vincenzino Punturiero, classe ’29 (deceduto), il quale, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe ritenuto Maria responsabile del suicidio del figlio Ferdinando, avvenuto l’8 maggio 2015. Maria ha vissuto un anno, quasi esatto, in più rispetto al marito. Un anno difficile nel corso del quale si era legata a Tagliafierro e all’amica Mariolina.
Gli studi con Tagliafierro
Maria Bencivenga, che vive fuori regione, racconta che i rapporti con Maria Chindamo erano frequenti per telefono e che le due avevano molte cose in comune.
Chindamo, già laureata in economia e commercio, le aveva raccontato che stava studiando legge insieme a Tagliafierro. Lei voleva prendere la seconda laurea, lui «doveva sostenere un esame per un concorso». I due studiavano nello studio da commercialista di Maria che si trovava a Rosarno nello stesso palazzo in cui l’imprenditrice abitava e in cui abitava anche il suocero. Poi «per problemi col suocero Maria non utilizzò più il suo studio». Vincenzino Punturiero, racconta Bencivenga «non vedeva di buon occhio che lei studiasse con Tagliafierro».
Il 6 maggio 2016, quando l’imprenditrice è scomparsa, Maria Bencivenga è stata sentita dai carabinieri. In quell’occasione non ha parlato della relazione tra Chindamo e Tagliafierro. Al pm Annamaria Frustaci, che le fa una domanda diretta, dice che non ha rivelato questo particolare perché non lo ha ritenuto attinente con la scomparsa e poi perché conoscendo la riservatezza di Maria non voleva tradirla dopo la morte.
Altra domanda diretta del pm: ha pensato che Maria Chindamo fosse morta?
«All’inizio – dice la teste – ho pensato che l’avessero sequestrata».
Il matrimonio in crisi
Per quanto riguarda il rapporto di Maria Chindamo con Giovanni Tagliafierro, Bencivenga dice dopo la morte di Ferdinando Punturiero l’amicizia tra i due era diventata qualcosa di più. Maria – ricorda la teste – si era separata dal marito a febbraio 2015 quando si trasferì a casa della mamma a Laureana di Borrello.
Il pm Frustaci chiede se l’imprenditrice le avesse confidato qualcosa.
«No», risponde la teste.
Su questo narrato interviene il pm con una contestazione che richiama il verbale che Maria Bencivenga ha reso ai carabinieri il 6 giugno 2017 e nel quale ha dichiarato che Maria Chindamo le aveva confidato a dicembre 2014 che aveva una cotta per Gianni (Tagliafierro, ndr).
L’accusa contesta anche altro, sempre richiamando lo stesso verbale del 2017: Bencivenga ha dichiarato di aver appreso della relazione di Maria Chindamo con Tagliafierro qualche giorno prima del tentativo di suicidio di Ferdinando Punturiero, un tentativo che venne fermato dall’intervento del fratello di Maria, Vincenzo Chindamo, e di un amico.
Le dichiarazioni su Tagliafierro non risultano lineari, Bencivenga dice che Maria Chindamo era molto riservata in merito. Eppure è stato Tagliafierro a dichiarare che lui e Maria Chindamo ogni tanto veicolavano dei messaggi tra loro attraverso un’amica di lei, Maria Bencivenga, che viveva a Bologna.
«Mi guardo nello specchietto»
Maria Bencivenga aveva conosciuto anche Ferdinando Punturiero. Di lui ricorda una confidenza che le avrebbe rivelato nel momento in cui il matrimonio con Maria era in crisi: «Io mi sono dedicato alla terra e ho perso Maria». Secondo quanto emerso da una contestazione e dal conseguente richiamo del verbale redatto dai carabinieri, Maria Bencivenga avrebbe raccolto le confidenze di Punturiero che, nell’ultimo periodo, si addossava le colpe della crisi matrimoniale.
In seguito a un’altra contestazione viene fuori che nel corso di una deposizione Bencivenga ha affermato che, benché Maria non avesse esternato particolari paure, le avrebbe detto testualmente: «Mi guardo nello specchietto».
«Alludeva ad amici o parenti del marito», specifica in aula la teste.
In seguito Bencivenga afferma che Maria Chindamo «portava rispetto al suocero ma c’era attrito. Lei evitava anche di usare i macchinari del suocero per non avere rapporti con lui o con la famiglia di Nando».
L’intercettazione
Alle domande dell’avvocato della difesa, Francesco Sabatino, Bencivenga ha risposto che, quando era ospite da lei, Maria Chindamo appariva tranquilla, “felice che stavamo insieme”; non ha palesato preoccupazioni inerenti al terreno; non disse che temeva per la sua vita; Bencivenga non ha avuto nessun contatto con Tagliafierro dopo la morte di Maria.
Inoltre, ricorda il legale, il 5 aprile 2018 la Procura di Vibo Valentia contestò un’intercettazione nella quale l’avvocato Domenico Chindamo, cugino di Maria, dà indicazioni a Bencivenga per non andare a rendere dichiarazioni. La risposta: «Lo ha detto scherzando».



