Il procuratore di Napoli ospite del Tempo delle Donne: «Il calore della gente è la benzina per andare avanti». E racconta la vita blindata e il legame con gli uomini che lo accompagnano ovunque: «Vivo più con loro che con mia moglie e i miei figli»
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Ovazione per il procuratore di Napoli Nicola Gratteri ospite del Tempo delle Donne, evento di tre giorni organizzato dal Corriere della Sera che si tiene ogni anno alla Triennale di Milano.
Il magistrato calabrese ha ammesso di essersi emozionato grazie al calore che il pubblico gli ha riservato. «Questa è la benzina che serve per andare avanti – dice –, ci dà il coraggio e ci conferma che quello che stiamo facendo serve. Perché noi, oltre a fare bene il nostro lavoro, dobbiamo anche dare un po' di speranza, un po' di fiducia alla gente che non può essere lasciata sola con i propri drammi, con le proprie difficoltà. Quindi dobbiamo cercare di fare tutto quello che è nelle nostre possibilità».
Una vita sotto scorta quella del procuratore, che necessita di una tutela di primo livello dopo le pesanti minacce registrate nei suoi confronti da parte della criminalità organizzata. Gratteri vive blindato e deve fare i conti anche con momenti di tensione.
«Mi accorgo di avere paura quando mi diventa lingua amara – racconta –. La paura serve a capire il limite, fin dove poi arrivare, puoi andare. Bisogna razionalizzare la paura, addomesticare la paura».
Una vita, la sua, a stretto e quotidiano contatto con i ragazzi della sua scorta con i quali condivide la quotidianità e lunghe trasferte. Il legame che si è creato è forte: la sua scorta è come una famiglia, la paura che ha per sé stesso è identica all’apprensione che ha per i suoi uomini: «Ma non si possono scindere le cose – dice – perché siamo, stiamo assieme in media 12-15 ore al giorno, quindi fanno parte della famiglia. Certo che è la mia famiglia. Vivo più con loro che con i miei figli o con mia moglie, quindi ci tengo a loro quanto a me».


