Paola, carabiniere muore d’infarto dopo una lite in spiaggia: «Gettavano rifiuti in mare»

La denuncia del fratello del maresciallo su Facebook: «Voleva solo difendere il mare dall’ignoranza violenta e barbara dei bagnanti calabresi che invece lo stava distruggendo»

17 agosto 2021
12:51

Un maresciallo dei carabinieri è morto ieri sulla spiaggia di Paola, dopo aver avuto un diverbio con alcune persone intente a gettare dei rifiuti in mare. Secondo quanto denunciato dal fratello, il 56enne Antonio Carbone, in vacanza in Calabria da solo un giorno, dopo averli ammoniti è stato aggredito verbalmente. A quel punto il cuore del carabiniere non ha retto e a seguito di un malore improvviso è morto in spiaggia, tra lo sguardo incredulo dei bagnanti, che non hanno potuto fare niente per salvarlo.

«Ieri è morto un uomo, è morto un calabrese, è morto un maresciallo dei carabinieri di 56 anni – scrive il fratello Vincenzo su Facebook -. Nell’esercizio delle “sue funzioni”, se così si può dire. Naturalizzato piemontese, in vacanza da appena un giorno, voleva solo difendere il mare di Paola dall’ignoranza violenta e barbara di un clan di bagnanti calabresi che invece lo stava distruggendo. Un gesto da poco, un gesto banale, chiedere con gentilezza di non buttare rifiuti in mare. Ma l’ignoranza violenta e la protervia minacciosa hanno avuto la meglio.


Alla fine di un violentissimo assalto verbale da parte del clan, a cui lui non ha potuto opporre alcuna resistenza, il suo cuore non ha retto. Soccorso immediatamente da altri turisti, quando sono arrivato ho potuto solo assistere alla incredulità e allo sconforto di chi c’era. Morto sulla spiaggia. Si è trattato di un piccolo gesto, ma nei fatti rivoluzionario, chiedere a un gruppetto di calabresi di non distruggere la bellezza della Calabria. Una valanga può nascere da un piccolo fiocco di neve, una rivoluzione può nascere da un piccolo gesto. Assistiamo tutti gli anni ai roghi che distruggono i nostri boschi, e sono calabresi quelli che appiccano gli incendi.

Vediamo tutti gli anni il sudiciume del nostro mare, e sono calabresi quelli che inquinano. Fino a quando dovremo assistere, inermi, a questo scempio? Fino a quando si potrà violentare impunemente la nostra terra e distruggere la nostra casa? La violentissima reazione verbale rende evidente la nullità e il vuoto assoluto di alcuni calabresi, non più preoccupati neanche dei possibili guadagni. Solo gratuita violenza senza scopo e senza senso. Grazie Antonio per averci fatto vedere un uomo all’opera, un uomo che si prende cura della casa comune, un uomo che con gentilezza chiede ai calabresi di non distruggere la Calabria. È morto un carabiniere nell’esercizio delle sue funzioni di essere umano, si chiamava Antonio Carbone, mio fratello».

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