Nel fascicolo top secret le intercettazioni che hanno portato all’apertura del procedimento che vede tra gli indagati Miele, Saccomanno e Virgiglio. Gli investigatori seguono da mesi possibili infiltrazioni della ’ndrangheta nell’opera da 13,5 miliardi. Il precedente della fuga di notizie con Prestipino indagato
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
Il contenuto del fascicolo è top secret, a parte il fatto che conferma le indiscrezioni dei mesi scorsi: anche la Procura di Catanzaro indaga sul mega appalto del Ponte sullo Stretto. I movimenti intorno all’opera da 13,5 miliardi di euro e alla sua travagliata nascita sono al centro di approfondimenti investigativi da mesi per intercettare possibili infiltrazioni della ’ndrangheta nell’affidamento dei lavori necessari alla realizzazione del collegamento tra Calabria e Sicilia.
Altra informazione: le intercettazioni da cui è nata l’indagine romana per corruzione sarebbero state avviate proprio dalla Procura antimafia del capoluogo calabrese. Quando i carabinieri del Ros hanno captato le conversazioni con i riferimenti alla Corte dei Conti a partire dallo scorso mese di ottobre, i pubblici ministeri calabresi hanno trasferito il materiale a Roma. Le date ovviamente non sono casuali: la magistratura contabile appare nelle intercettazioni proprio perché si avvicinava l’udienza in cui i giudici dovevano sciogliere le riserve sull’assenso al progetto per la realizzazione dell’opera.
La bocciatura è arrivata a ottobre e la Procura di Roma ha continuato ad ascoltare gli indagati fino a maggio per captarne l’interessamento al progetto prima e dopo il No della Corte. Nei giorni precedenti alla decisione, il gruppo di persone interessate al progetto cercava di acquisire notizie sull’orientamento dei giudici; subito dopo, invece, il focus sarebbe stato su cosa fosse effettivamente successo nella riunione alla quale, peraltro, Tommaso Miele – il presunto contatto alla Corte dei Conti di Vincenzo Virgilio e Giacomo Saccomanno, indagati chiave in questo filone – non avrebbe neppure partecipato.
Il resto – almeno quanto è filtrato finora – è cronaca da sottoporre a ulteriori riscontri e a nuovi step giudiziari: tutti gli indagati si proclamano estranei alle accuse e molto si gioca sul confine tra potere e millanterie.
Di certo c’è, però, che la Procura di Roma non è l’unica a indagare. Fatto già noto, peraltro: l’esistenza di altre inchieste era già emersa in occasione di un’altra fragorosa (e sempre presunta) fuga di notizie. Si tratta di un caso esploso nella primavera del 2025 che vedeva tra gli indagati l’ex procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino. Al magistrato si contestava la rivelazione di notizie riservate sulle «indagini in corso da parte di alcune Dda, anche con riferimenti all’uso delle intercettazioni» e anche dettagli sulla funzione di coordinamento svolta sin dalle prime battute dal Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo.
L’incipit fu una nota della Procura di Caltanissetta che in poche righe evidenziava un dato: le dimensioni della presunta falla investigativa riguardavano più Direzioni distrettuali antimafia. Le prime notizie battute dall’Ansa parlavano di informazioni riguardanti i clan calabresi e, in particolar modo, della loro espansione imprenditoriale al Nord.
Secondo l’ipotesi formulata all’epoca dall’accusa, Prestipino – che contestò ogni addebito e pose anche la questione dell’inutilizzabilità delle intercettazioni – avrebbe rivelato «notizie che dovevano rimanere riservate a Gianni De Gennaro, presidente del consorzio di imprese Eurolink incaricato della realizzazione del Ponte sullo stretto di Messina e a Francesco Gratteri, consulente della società We Build, socio di maggioranza del consorzio». De Gennaro e Francesco Gratteri sono investigatori di lungo corso passati a fine carriera a gestioni aziendali delicatissime. In questo caso hanno un ruolo nel consorzio chiamato a realizzare una mega opera da 15 miliardi di euro.
Il contatto tra i tre, risalente a un pranzo nell’aprile 2025, e la conseguente (presunta) rivelazione del segreto «avrebbe riguardato rilevanti particolari delle indagini in corso da parte di alcune Dda».
Al ristorante Vinando, a Roma, in piazza Margana gli inquirenti avrebbero catturato l’intercettazione durante l’indagine della Procura di Caltanissetta sulle stragi di mafia del 1992. Difficile capire quali indagini sarebbero state messe a rischio dalla presunta fuga di notizia. Il tema è il Ponte sullo Stretto, ma lo spettro delle possibilità è molto ampio. La Dna, secondo quanto appreso, all’epoca coordinava cinque Procure impegnate su fronti sensibili: indagini su terreni acquistati da boss, società create per intercettare subappalti, segnali di un interesse mafioso crescente attorno al Ponte. Quattro del Sud – Catanzaro, Catania, Messina e Reggio Calabria – e una del Nord, la Dda di Milano.
Si può dunque ricavare qualche riferimento temporale per l’indagine della Dda di Catanzaro da cui sarebbe gemmato il fascicolo romano: era già in corso nella primavera del 2025 ed è andata avanti fino all’autunno dello scorso anno per scandagliare i presunti interessi della ‘ndrangheta di quel distretto giudiziario sui lavori del Ponte. Che si tratti di opere preliminari o dell’interesse di aziende ritenute vicine ai clan non è ovviamente dato sapere. Di sicuro c’è che nell’area del distretto – che copre le province di Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia – non ci sono i cantieri attraverso i quali passerà la realizzazione della mega opera. La Procura guidata da Salvatore Curcio, però, ha acceso i suoi riflettori. Per ora gli approfondimenti sono arrivati fino all’uscio dei palazzi romani del potere. In futuro si vedrà.



