Il collaboratore nel corso della deposizione si è soffermato anche sugli affari messi in piedi dal gruppo che ruotava attorno alla figura dell’ex broker della cocaina Vincenzo Barbieri ucciso a San Calogero nel 2011
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Si è soffermato anche su alcuni vibonesi inseriti nel gruppo del broker della cocaina, Vincenzo Barbieri, il collaboratore di giustizia Michele Camillò nel corso della sua deposizione dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia nell’ambito del processo nato dall’operazione Habanero contro il clan Maiolo di Acquaro. Tra gli imputati (ma viene giudicato con il rito abbreviato e per lui la Dda ha già chiesto la condanna a 12 anni con l’accusa di essersi affiliato proprio al clan Maiolo), figura infatti anche Giorgio Galiano, 49 anni, di Vibo Valentia, ex genero di Vincenzo Barbieri, quest’ultimo ucciso nella sua San Calogero nel marzo 2011. Un delitto – quello di Barbieri – che resta ancora impunito. “Giorgio Galiano è di Vibo Valentia – ha spiegato Camillò – e si è sposato con la figlia della buonanima di Vincenzo Barbieri, il narcotrafficante storico che c’era a San Calogero, già rinomato. Avevano formato un gruppo per il trasporto della cocaina di cui facevano parte Giorgio Galiano, Peppe Topia, Filippo Paolì, Antonio Franzè detto Platinì. Si trattava di ragazzi di Vibo che avevano preso potere nel trasporto di cocaina tramite Vincenzo Barbieri. Io ne parlavo sempre perché ero molto vicino a Giuseppe Brancati, il quale era a sua volta molto amico con Giuseppe Topia. Io pure ero amico di vecchia data con Giuseppe Topia e Antonio Franzè, detto Platinì, ma loro stavano sempre sulle loro, non si permettevano mai di parlarmi di queste cose. Era Brancati – ha spiegato il collaboratore – che mi diceva gli spostamenti. Poi c’erano persone vicine a loro che gli facevano dei servizi, tipo Giuseppe Fortuna che portava i soldi nei pannelli delle macchine intestate a società. Giuseppe Fortuna camminava con una Clk bianca, un Mercedes e, praticamente, ogni tanto faceva il favore a Peppe Topia di portargli da Vibo i soldi a Bologna, nascosti negli sportelli delle macchine. Parliamo di cifre grosse. Brancati, invece, non so se gli ha fatto da prestanome su qualche macchina, però lui si è cresciuto con Giorgio Galiano, quindi era sempre mischiato in queste cose qua con loro”.
Quindi – rispondendo ad una specifica domanda del pm della Dda Andrea Buzzelli – il collaboratore Michele Camillò nel corso della deposizione ha fatto un riferimento di non poco conto in ordine ai collegamenti con le più potenti famiglie del reggino. “Il rapporto che sapevo io, perché era stato preso a ben volere, era quello di Giuseppe Topia con la famiglia Pelle. Questo perché Topia – ha spiegato il collaboratore Camillò – è un ragazzo molto sveglio e riusciva a smistare cocaina facilmente. Queste cose me le raccontava Giuseppe Brancati, compreso il fatto che a Topia l’avevano preso a ben volere la famiglia Pelle tanto che volevano addirittura farlo sposare con una figlia dei Pelle, non so proprio di preciso il nome. Però so che i Pelle sono una famiglia di San Luca che gli voleva bene a Topia e lui aveva preso degli agganci forti con questa famiglia”. Il collaboratore, su specifica domanda del pm, ha infine riferito di non ricordare se Giorgio Galiano avesse dei rapporti con i Maiolo di Acquaro. “So che Giorgio Galiano aveva molti rapporti – ha concluso Camillò – perché con il fatto che distribuisce cocaina, presumo avesse rapporti, ma di preciso non so con chi. Non posso dire una cosa di cui non so certo”. Giuseppe Brancati e Giuseppe Fortuna non figurano tra gli imputati del processo Habanero. Giorgio Galiano, Antonio Franzè, Filippo Paolì, Giuseppe Topia sono invece già stati coinvolti e condannati nell’operazione “Meta 2010” contro il narcotraffico internazionale di cocaina e si trovano attualmente imputati (unitamente a Giuseppe Fortuna) nel processo nato dall’operazione “Adelfi” relativo ad altre importazioni di cocaina.


