«I miei interventi non possono essere parcelizzati e letti in modo disorganico rispetto ad una intervista che parlava di indagini e situazioni di malaffare in cui ho detto che a mio parere voteranno Sì certamente le persone a cui questo sistema conviene, quindi certamente tutti i centri di potere che non vogliono essere controllati dalla magistratura. Non ho detto, come strumentalmente vogliono fare credere, che quelli che votano Sì sono TUTTI appartenenti a centri di potere».

È stanco il procuratore di Napoli Nicola Gratteri di vedere manipolate, ritagliate ad arte e strumentalizzate le sue parole, estrapolate da una lunga intervista, ben più articolata, rilasciata di recente.
Naturalmente tutti i detrattori si sono buttati, lancia in resta, a puntare il dito contro una dichiarazione in cui il magistrato avrebbe asserito, a detta loro, che al referendum sulla Giustizia «per il “no” voteranno le persone perbene, quelle che credono che la legalità sia importante per il cambiamento della Calabria. Voteranno per il “Sì” gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente».
Apriti cielo!

Tra i primi a intervenire è il ministro degli esteri e leader di Forza Italia Antonio Tajani che giudica le parole di Gratteri «un attacco alla libertà e alla democrazia» e «offendono milioni di italiani». Lo stesso ministro che di recente ha paventato di togliere la polizia giudiziaria dall’alveo del pm. Un’idea che Nicola Gratteri ha rispedito al mittente, in un recente intervista a LaC News24 bollandola come «pericolosa».

Si dice «sconcertato», invece, il governatore della, di Forza Italia, Calabria Roberto Occhiuto: «Si tratta di affermazioni estremamente gravi, che infangano la Calabria e che gettano un’ombra ingiusta su un’intera comunità».

Sempre da Forza Italia si palesa la vicepresidente del Senato Licia Ronzulli: ««Quando un magistrato in carica come Nicola Gratteri utilizza un linguaggio sprezzante verso milioni di cittadini che esercitano un diritto costituzionale, non siamo più nel campo dell'opinione personale: siamo dentro una frattura pericolosa tra istituzioni e popolo sovrano».

Ancora Forza Italia con il vicepresidente della commissione Giustizia Enrico Costa: «Quello di Gratteri è il miglior spot per il Si' al referendum. Se uno che sproloquia in questo modo si trova a capo della procura più grande d'Italia, significa che questo Csm va riformato profondamente».

Non poteva mancare, poi, Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia – che col procuratore Gratteri ha un rapporto conflittuale a distanza – che ha affermato: «Dividere gli italiani tra persone “per bene” e presunti delinquenti sulla base della loro scelta al referendum è un atto di delegittimazione grave e inaccettabile. Chi voterà Sì non è un indagato né un complice dei poteri occulti: è un cittadino che esercita legittimamente un diritto costituzionale».

Puntuale anche Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d'Italia: «La paura della probabile sconfitta al referendum sulla giustizia rende i promotori del No particolarmente disorientati, aggressivi e talora fuori da ogni ragionevolezza»

Dulcis in fundo, le Camere Penali Italiane: «L'affermazione del dottor Nicola Gratteri, secondo cui voterebbero per il "No" le "persone perbene" e per il "Sì" indagati, imputati e poteri deviati, non è un'opinione: è un insulto. Riduce milioni di cittadini a una categoria di sospetti e li dipinge come moralmente indegni solo per la loro scelta di voto. Qui si è oltrepassato il limite».

E il procuratore di Napoli, anche questa volta deve precisare che le sue parole sono state «parcellizzate» ed estrapolate ad arte da un discorso più ampio che parlava di indagini, di terre difficili in cui ha lavorato come la Calabria e la Campania, di malaffare e di strapotere delle mafie.

Si parlava di Calabria e di territori trascurati dall’amministrazione dello Stato, che rischiano di diventare istintivamente sabotatori di ciò che è l’amministrazione dello Stato e del sistema della legalità. Riferendosi a questo contesto risponde Gratteri, da ex procuratore di Catanzaro: «Nel lavoro che abbiamo fatto in quei sette anni a Catanzaro abbiamo dato tanta fiducia alla gente. Tanta gente ha sperato, ha sognato che la Calabria può cambiare. Ovviamente ci sono i cicli della Storia. È certo che per il No voteranno le persone per bene. Per il No voteranno le persone che credono che la legalità sia un pilastro importante per il cambiamento della Calabria. Voteranno per il Sì, naturalmente, gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente».

Tradotto: «Ho detto – spiega Gratteri – che a mio parere voteranno Sì certamente le persone a cui questo sistema conviene, quindi certamente tutti i centri di potere che non vogliono essere controllati dalla magistratura. Non ho detto, come strumentalmente vogliono fare credere, che quelli che votano Sì sono TUTTI appartenenti a centri di potere». Chi cercava la rissa anche questa volta rimarrà deluso.