Reggio, diede fuoco alla moglie Maria Antonietta Rositani, perizia psichiatrica per Ciro Russo

Lo ha disposto la Corte d'appello della città dello stretto che conferirà l'incarico nell'udienza del 23 giugno prossimo. L'uomo è stato condannato a 18 anni di carcere in primo grado

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di Redazione
8 giugno 2021
17:20
Maria Antonietta Rositani
Maria Antonietta Rositani

Disposta una perizia psichiatrica per Ciro Russo. A stabilirlo è stata oggi la Corte d’Appello di Reggio Calabria. L’uomo, come si ricorderà, nel marzo del 2019, tentò di uccidere la ex moglie, Maria Antonietta Rositani, dandole fuoco. 

L’udienza è stata rinviata al 23 giugno quando i giudici conferiranno l’incarico. Difeso dall’avvocato Antonino Catalano, l’imputato lo scorso luglio è stato condannato a 18 anni di carcere dal gup di Reggio Calabria. Per uccidere la ex moglie Russo evase dai domiciliari che stava scontando a casa dei genitori a Ercolano (Napoli) per arrivare nella città dello Stretto dove, in via Frangipane, speronò l’auto di Maria Antonietta e poi si è avvicinò allo sportello con una tanica di benzina versando il liquido incendiario sulla donna.


Secondo quanto chiarito dal gup nelle motivazioni si era trattato di una vendetta «per la fine della loro relazione, per la detenzione successiva alla denuncia sporta, nonché per l’intento di proseguire nell’azione legale, finalizzata alla separazione e all’affido esclusivo del figlio minore».

 Con gravi ustioni in tutto il corpo la donna ha lottato tra la vita e la morte, ha subito diversi interventi chirurgici ed è stata dimessa nel novembre 2020 dopo venti mesi di ricovero. Dopo averle dato fuoco Russo si era dato alla fuga ma il giorno successivo era stato arrestato dalla Squadra mobile nei pressi dell’ospedale. Nella sentenza di primo grado, il gup Valerio Trovato ha scritto che Russo aveva «pianificato nel dettaglio il progetto criminoso». Nel primo processo, l’avvocato di Russo aveva sollevato la questione della capacità di intendere e di volere del suo assistito sostenendo che, stando a una consulenza tecnica di parte, l’imputato «risulta affetto da disturbo paranoide della personalità, con spiccati tratti narcisistici, con stato di mente tale da compromettere la sua imputabilità al momento dei fatti».

La tesi non aveva però convinto il gup secondo cui Russo, piuttosto, «ha dimostrato una lucidità e una freddezza inconsueta, sia nella fase della programmazione del tentato omicidio che in quella dell’esecuzione, non lasciando al caso alcun dettaglio, tanto da riuscire a scappare indisturbato da Ercolano, fino a giungere a Reggio Calabria per realizzare il suo brutale obiettivo e, successivamente, rendersi irreperibile per quasi due giorni, circostanze che poco si addicono ad un soggetto incapace di intendere e di volere».Toccherà alla perizia psichiatrica disposta dalla Corte d’Appello a chiarire se Ciro Russo, come sostiene il gup, abbia pianificato «nel dettaglio un progetto criminoso” caratterizzato da “un’assenza di qualsivoglia ripensamento critico dei propri atteggiamenti».

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