Nel processo “Reset”, la posizione di Luigi Berlingieri torna al centro del giudizio perché la Dda di Catanzaro ha impugnato l’assoluzione pronunciata in primo grado sul capo associativo riferito al gruppo degli “zingari”. La sentenza aveva chiuso con un verdetto netto: mancava la prova della partecipazione dell’imputato alla confederazione dal 2012, arco temporale indicato nell’imputazione.

Il Tribunale, pur ricostruendo un quadro di contatti e frequentazioni riferiti da più collaboratori di giustizia, aveva ritenuto che quei racconti collocassero Berlingieri in epoche precedenti, spesso agganciate a dinamiche criminali degli anni ’90 e dei primi Duemila, e comunque non idonee a dimostrare un ruolo dentro la presunta confederazione mafiosa nel periodo contestato. Da qui la conclusione: assoluzione per non aver commesso il fatto.

L’appello della Dda si innesta su un elemento che, per l’accusa, modifica il peso complessivo del compendio: la scelta di Berlingieri di collaborare con la giustizia dal 4 agosto 2025 e le dichiarazioni rese nei mesi successivi, nelle quali l’imputato — secondo quanto riportato dall’atto — rivendica continuità della propria appartenenza e descrive assetti, rapporti e ripartizioni interne tra gruppi.

‘Ndrangheta a Cosenza, i verbali di Berlingieri

«Ho maturato questa decisione sia per ricomporre il rapporto con i miei 2 figli, sia perché dopo 40 anni di malavita è mia intenzione cambiare vita e avere un'esistenza più serena», dichiara Berlingieri. «Ho fatto parte di un gruppo criminale insieme a Giovanni Abruzzese, Franco Bruzzese, Carlo Lamanna, Daniele Lamanna e altri ancora sui quali vi riferirò nel dettaglio successivamente. Voglio anche dire che esisteva anche un altro gruppo composto in particolare da Francesco Patitucci, Renato Piromallo e Roberto Porcaro. Anche su questo gruppo riferirò nel dettaglio successivamente. Posso però anticipare che tra i due gruppi esisteva un accordo in base al quale i proventi delle attività illecite commesse da entrambi i gruppi, in particolare estorsioni e spaccio di sostanze stupefacenti, venivano suddivisi nei seguenti termini: 60% al gruppo degli italiani e 40% al gruppo degli zingari; anche sui rapporti dei due gruppi e sulla gestione delle attività illecite riferirò nel dettaglio successivamente».

«Finita la stagione degli omicidi di cui, come ho già detto, principalmente mi occupavo, dal 2004/2005 circa ho svolto l'attività di carrozziere presso l'officina di un soggetto estraneo all'associazione 'ndranghetista. Tuttavia, fino alla data del mio arresto, avvenuto nel novembre del 2018 (per la strage di Via Popilia, ndr), ho continuato a far parte dell'associazione in qualità di membro storico dello stessa come Giovanni Abruzzese detto "u cinese" e Franco Abbruzzese detto "Dentuzzo". In particolare, continuavo ad essere informato su tutti gli affari illeciti del gruppo sia da esponenti storici del gruppo degli italiani come Michele Di Puppo, Mario Piromallo, Francesco Patitucci, sia da esponenti del gruppo degli zingari e, in particolare, Luigi Abbruzzese e Antonio Abbruzzese, appartenenti alla famiglia dei "banana". Inoltre, percepivo dall'associazione composta sia dagli italiani che dagli zingari somme di denaro di importo variabile a seconda del periodo e dei guadagni illeciti percepiti in quel momento. Rimanevo, in altri termini, un referente storico importante per il gruppo anche in ragione della mia caratura criminale che era nota a tutti», prosegue Berlingieri.

«Nel periodo compreso tra il 2007 e il 2018 ho continuato a far parte dell'associazione, come ho già detto, e percepivo uno stipendio di importo variabile tra i mille e 3mila euro che mi veniva versato dal gruppo dei Banana e, in particolare, dai fratelli Marco e Luigi Abbruzzese. Spesso Marco e Luigi Abbruzzese si confrontavano con me su alcune questioni che riguardavano le attività illecite i cui proventi, tra le altre cose, erano necessari per il pagamento degli stipendi ai carcerati e alle loro famiglie. Proprio per questa ragione quando Marco e Luigi Abbruzzese manifestavano un po' di esitazione o di dubbi sulla gestione dello spaccio e delle estorsioni, li esortavo a proseguire in quanto c'erano delle spese da sostenere».