Riace, il sindaco si aumenta lo stipendio e querela Codacons: «Schiaffo alla miseria»

Nonostante il Comune sia in dissesto la giunta ha deliberato il ricalcolo delle indennità di funzione con un incremento del 20 per cento. La decisione è stata stigmatizzata duramente dall'associazione dei consumatori

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di Alessia Candito
8 aprile 2020
11:36
Il sindaco di Riace, Antonio Trifoli
Il sindaco di Riace, Antonio Trifoli

Botte da orbi (a mezzo stampa) fra il vicepresidente nazionale del Codacons, Francesco Di Lieto, e il sindaco di Riace, Antonio Trifoli, che minaccia querele, dall’altro liquidate con una nota stampa che equivale a una pernacchia.

Al centro del contendere, la delibera dell’11 marzo scorso, con cui la Giunta guidata da Trifoli si è regalata un aumento sulle indennità mensili in piena emergenza coronavirus e nonostante il Comune sia in dissesto. La delibera è dell’11 marzo scorso, ora di pranzo.

 

La delibera di aumento degli stipendi

All’unanimità, la Giunta approva «di rideterminare con decorrenza dall'anno 2020 l'indennità di funzione mensile spettante al Sindaco nella misura dell'85% dell'indennità spettante ai Sindaci dei Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, ovvero in 1.659,38 euro». Di conseguenza – come previsto dalla legge – questo trascina con sé anche l’aumento delle indennità di vicesindaco – che passa da 250,56 a 331,88 euro, con un aumento del 20% – e assessore – che passano da 187,92 euro a 248,90.

 

Tutto a norma, ma…

Tutto legittimo – recita la delibera – e previsto da un comma della 157 approvata lo scorso anno, che prevede un aumento per le indennità dei sindaci di Comuni con popolazione inferiore ai 3mila abitanti e allo scopo ha istituito un fondo di garanzia «a titolo di concorso alla copertura del maggior onere sostenuto dai comuni la corresponsione dell'incremento dell'indennità». Insomma la Giunta ha approvato di aumentarsi lo stipendio. E si può fare– si tiene a specificare in delibera citando una circolare ministeriale – perché «si ritiene la votazione sulla corresponsione dell'indennità di carica non configuri gli estremi dell'interesse personale che comporta l'obbligo dell'astensione».

 

Le politiche strabiche di risparmio

Peccato che il Comune di Riace sia in dissesto, Trifoli si sia più volte prodotto in lamentazioni al riguardo. E negli stessi giorni – magari all’insegna di una politica di risparmio? – abbia pensato bene di chiedere la disdetta del contratto di fornitura dell’energia elettrica dell’abitazione comunale assegnata a Lucia Catalano, indigente di Riace, madre di due figli adolescenti, rimasta per giorni senza luce in piena pandemia.

 

La dura nota del Codacons

La notizia dell’aumento che la Giunta si è autoregalata è arrivata all’orecchio del vicepresidente nazionale del Codacons Di Lieto, che ha contestato non la legittimità (riconosciuta) della delibera, ma l’opportunità della decisione. «Nessuno pretende che Antonio Trifoli e la sua giunta, abbiano la stessa sensibilità di altri amministratori calabresi, che hanno deciso di rinunciare agli stipendi – si legge nella nota diffusa qualche giorno fa – ma è inquietante che in questo preciso momento, si corra ad aumentarsi i compensi, praticamente uno schiaffo alla miseria».

 

Tra minacce e conferme

Parole che a Trifoli non sono piaciute e per questo ha annunciato querela e – more solito – denunciato ai microfoni disponibili la presunta persecuzione ai suoi danni. E Di Lieto non ha tardato molto a rispondere per le rime: «Continuo a pensare che, in questo preciso momento, quell'aumento sia inappropriato ed inopportuno. E, a giudicare dalla reazione scomposta del Sindaco, sembra lo abbia compreso perfino lui».

 

E allo sperpero si aggiunge sperpero

Anche perché sottolinea, lo stesso Trifoli «non ha negato l’aumento delle indennità di carica anzi, lo ha addirittura confermato. Ma di questo ci sarà tempo e modo per discuterne in Tribunale. Di certo è imbarazzante, oltre che avvilente, che un rappresentante delle istituzioni si faccia veicolo di minacce, per tentare di mettere il bavaglio a chicchessia. Un modo di fare che dovrebbe preoccupare l’intera comunità». E poi, aggiunge, «Spiace dover sottolineare come nel bel mezzo di una drammatica emergenza, sia sanitaria che economica, la Giunta abbia deciso di spendere (rectius, sperperare) danari pubblici per una querela. Ma tant’è».

Giornalista
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