’Ndrangheta

Rinascita Scott, la Corte d’Appello accoglie la ricusazione di due giudici: non potranno processare Luigi Mancuso

Accolta l'istanza presentata dai difensori del boss di Limbadi: Cavasino e Romano hanno già espresso un giudizio di colpevolezza nei suoi confronti. La decisione dopo un precedente annullamento con rinvio ad opera della Cassazione

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di Giuseppe Baglivo
16 settembre 2022
19:32
La Corte d’Appello di Catanzaro e, nel riquadro, Luigi Mancuso
La Corte d’Appello di Catanzaro e, nel riquadro, Luigi Mancuso

La Corte d’Appello di Catanzaro ha accolto la ricusazione di due giudici del Tribunale collegiale di Vibo Valentia presentata dai difensori di Luigi Mancuso, principale imputato del maxiprocesso Rinascita Scott. In particolare, la Corte d’Appello – pronunciandosi dopo un annullamento con rinvio della Cassazione – ha ritenuto la dottoressa Brigida Cavasino (presidente del Collegio di Rinascita Scott) e il giudice a latere Gilda Romano hanno già espresso un giudizio di colpevolezza nei confronti di Luigi Mancuso attraverso il deposito delle motivazioni della sentenza di altro processo di cui si sono occupate: quello nato dall’operazione Nemea contro il clan Soriano di Filandari dove hanno già definito Luigi Mancuso (pur non essendo imputato in Nemea) quale “capo Crimine” dell’intera ‘ndrangheta vibonese collegato al Crimine di Polsi. 

Una chiara anticipazione di giudizio che aveva portato gli stessi giudici Brigida Cavasino e Gilda Romano a chiedere al presidente del Tribunale di Vibo, Antonino Di Matteo, di voler accogliere la loro richiesta di astensione dal maxiprocesso Rinascita Scott. Una richiesta di astensione però respinta dal presidente del Tribunale e poi dalla Corte d’Appello. Tale ultima decisione è stata però annullata dalla Cassazione che ha rinviato gli atti ad altra sezione della Corte d’Appello di Catanzaro che ha ora accolto la ricusazione dei due giudici che non potranno più processare Luigi Mancuso, la cui posizione sarà quindi stralciata dal maxiprocesso per essere unita – verosimilmente – a quella di Giuseppe Accorinti che ha già ottenuto di essere giudicato da altro Collegio del Tribunale di Vibo con inefficacia per lui degli atti probatori sinora compiuti nei suoi confronti.


Nel caso di Luigi Mancuso riguardo a tale punto su quali atti compiuti in Rinascita Scott da fare eventualmente salvi, o dichiarare inefficaci, la Corte d’Appello di Catanzaro emetterà un successivo provvedimento. Luigi Mancuso è difeso dagli avvocati Paride Scinica e Francesco Calabrese che si sono sostanzialmente visti riconoscere dalla Corte d’Appello di Catanzaro un passaggio fondamentale: nel processo Nemea contro il clan Soriano sono confluite anche tutte le posizioni degli imputati del delitto di associazione mafiosa originariamente contestate in Rinascita Scott. Tale capo di imputazione per il reato associativo contestato in Nemea, alla cui sentenza hanno contribuito i magistrati ricusati Cavasino e Romano, è collegato sostanzialmente al capo di imputazione (associazione mafiosa) del processo Rinascita Scott ed alla posizione di Luigi Mancuso sul cui conto il Collegio di Nemea ha espresso valutazioni di merito sullo stesso fatto associativo. 

Nella sentenza Nema, infatti, Luigi Mancuso – evidenzia ora la Corte d’Appello – è stato indicato in sentenza come “la figura principale e di spicco della ‘ndrangheta calabrese”. Per tali ragioni, le argomentazioni giuridiche prospettate dagli avvocati Scinica e Calabrese sono state accolte dalla Corte d’Appello accogliendo la dichiarazione di ricusazione dei due giudici (Cavasino e Romano) del Collegio di Rinascita Scott.

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Giornalista
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