Esclusivo - Rinascita Scott, ecco i video inediti di boss e picciotti acquisiti agli atti dell'inchiesta

Summit e strette di mano. I filmati che documentano la straordinaria attività investigativa del Ros di Catanzaro e del Nucleo investigativo di Vibo Valentia con il coordinamento della Dda diretta da Nicola Gratteri

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di Redazione
5 giugno 2020
19:03

Due giovani uomini camminano. Entrambi hanno vecchi conti che le rispettive famiglie hanno lasciato in sospeso e che, in un modo o nell’altro, intendono saldare. Chi precede è Bartolomeo Arena, figlio di Antonio, boss emergente che negli anni ’80 fu fatto sparire dai mammasantissima della provincia. L’altro è Francesco Antonio Pardea, erede dei “Ranisi”.

Nicola Gratteri, a Catanzaro, ha creato un pool di magistrati che indaga su di loro e gli ha messo addosso l’élite dell’Arma dei carabinieri, che con un teleobiettivo monitora quello che accadde in un locale di via Sant’Aloe, a Vibo Valentia. Ci sarà un summit. Ecco che arriva Domenico Camillò, vecchio uomo d’onore e capo di una nuova ‘ndrina. Di lui parlerà proprio Bartolomeo Arena, che diverrà collaboratore di giustizia. Lo chiamerà «mio zio Mimmo». Arena svelerà i segreti del suo clan e, raccontando i piani di vendetta dell’amico Francesco Antonio Pardea scongiurerà una guerra di mafia che gli arresti dello scorso dicembre hanno consentito di scongiurare.

L’altro racconto di Rinascita Scott, l’epocale indagine della Procura antimafia di Catanzaro e dei carabinieri è nelle immagini. Un lavoro d’intelligence di quelli che solo nelle fiction di ammira. Non esiste luogo chiave che il Ros e il Nucleo investigativo di Vibo Valentia non siano riusciti a monitorare.

In questo VIDEO ESCLUSIVO mostriamo le immagini acquisite agli atti dell’inchiesta. I boss vibonesi e i loro colonnelli, filmati in città e provincia, filmati anche a Roma. Filmati anche in carcere, come Domenico Bonavota, padrino giovane ma potente, che gode di legami e considerazione dalle Alpi allo Stretto. Oggi latitante, fu lui, addirittura, a coprire la latitanza di Peppe De Stefano, il figlio di don Paolino. Sa che può essere intercettato perfettamente anche nella sala colloqui del carcere, tra decine di persone che affollano quel luogo. E parla da boss: si professa innocente, vittima di ingiustizie e falsità. Uno dei suoi ultimi colloqui registrati, poi l’uscita di galera e l’inizio di una nuova latitanza.

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