Una nuova rissa tra le pensiline riaccende la paura all’autostazione di Cosenza. Il violento scontro che ha coinvolto un gruppo di giovani riporta al centro le condizioni di un’area attraversata ogni giorno da migliaia di passeggeri e da tempo al centro delle proteste del quartiere.

I residenti chiedono un intervento immediato delle istituzioni, ma avvertono che un presidio delle forze dell’ordine può rappresentare soltanto una risposta di breve periodo. Per restituire stabilità alla zona, sostengono, servono anche inclusione, servizi e rigenerazione urbana.

A esprimere la posizione del quartiere è Teresa Colonna, portavoce del gruppo spontaneo residenti Autostazione.

Dichiarazione di un esponente del gruppo spontaneo residenti Autostazione Cosenza

«Da parte dei residenti c’è preoccupazione per gli ultimi avvenimenti. È un disagio che non vive soltanto questo quartiere, ma che stanno vivendo più zone della nostra città, qui sicuramente più amplificato perché circolano tantissime persone ogni giorno. Quello che noi cittadini chiediamo in questo momento è maggiore attenzione da parte delle istituzioni».

Il tavolo annunciato e mai convocato

La protesta non nasce soltanto dall’ultimo episodio. Nel corso degli anni i cittadini hanno promosso incontri e avanzato richieste per ottenere un controllo più efficace dell’area e interventi capaci di contrastarne il progressivo deterioramento.

Una delegazione aveva partecipato anche a una riunione al Comune di Cosenza, alla presenza del sindaco. In quella sede, secondo quanto riferisce Colonna, era stato prospettato un nuovo confronto con il coinvolgimento di Ferrovie della Calabria e della Prefettura.

«Abbiamo avuto un incontro in Comune, al quale ha partecipato anche il sindaco, e abbiamo discusso di questa situazione non facile. L’accordo era che ci saremmo rincontrati a breve e che sarebbe stato istituito un tavolo tecnico con Ferrovie della Calabria e la Prefettura. A seguire, però, non c’è stato nessun incontro».

I residenti chiedono ora che quel percorso venga riattivato e che alle interlocuzioni seguano decisioni verificabili.

«Non è uno scontro tra italiani e stranieri»

Il gruppo spontaneo respinge qualsiasi lettura che colleghi automaticamente i problemi dell’autostazione alla presenza di cittadini stranieri. Il disagio e gli episodi criminali, sottolinea Colonna, colpiscono indistintamente residenti, viaggiatori e commercianti.

«Non è un conflitto tra cittadini stranieri e cittadini italiani. Non c’è una vittima e non c’è un carnefice. Il disagio lo stanno vivendo anche i nostri concittadini stranieri».

La portavoce ricorda che alcuni commercianti stranieri della zona sarebbero stati recentemente derubati e invita a non trasformare la richiesta di sicurezza in una contrapposizione tra comunità.

«Chi è colpito non è solo il cittadino italiano. E queste aggressioni non sempre sono provocate da cittadini stranieri, quindi non bisogna generalizzare».

Sicurezza, inclusione e rigenerazione urbana

La maggiore presenza delle forze dell’ordine viene considerata necessaria per affrontare l’emergenza, ma non sufficiente a risolvere le cause profonde del degrado.

«Noi chiediamo una maggiore presenza dello Stato, che però non si risolve solo con un presidio di polizia. Il presidio può essere una soluzione a breve termine, ma se vogliamo davvero che la zona torni ad essere ripopolata, bisogna intervenire con politiche di inclusione e di rigenerazione urbana».