Sant’Anna, dito puntato contro l’Asp: «Ha causato la crisi e interrotto un pubblico servizio»

Il Cda della clinica ha incontrato i giornalisti illustrando la situazione dopo il mancato accreditamento della struttura che ora rischia la chiusura

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di Redazione
28 dicembre 2020
16:29
La conferenza stampa al Sant’Anna
La conferenza stampa al Sant’Anna

«Il provvedimento dell'autorità giudiziaria che è stato notificato alla società il 1° ottobre 2020, non ha nulla a che vedere con l'attuale condizione gestionale della clinica».
È quanto ha dichiarato, nel corso di una conferenza stampa a Catanzaro, il presidente del consiglio d'amministrazione del Sant'Anna Hospital Gianni Parisi, dopo le numerose proteste che sono scaturite dalla notizia della possibile chiusura della clinica.

«Ci sono un'indagine e delle ipotesi di reato - ha aggiunto Parisi - non ripetibili perché il reparto sotto inchiesta è sospeso. Se Villa Sant'Anna ha sbagliato insieme a chi ha sbagliato pagherà per quel per cui è chiamata a rispondere, ma i componenti di quel management non sono più in azienda».


Parisi si è soffermato sui motivi che hanno portato la clinica al rischio di chiusura. Tra questi la sospensione dell'accreditamento del reparto di cardiochirurgia e il mancato rinnovo del contratto con l'Asp di Catanzaro. «Ho provato - ha detto il presidente del Cda - dal 6 ottobre a interloquire con i soggetti preposti al governo della Sanità nella mia provincia e nella Regione. La mia prima pec è stata inviata all'Asp provinciale di Catanzaro perché mi sono reso conto che la clinica operava senza contratto per il 2020. Mi sono rivolto all'Asp perché è il mio committente che ha validato le nostre fatture fino a giugno 2020. Ho scritto 15 pec, tutte facenti parte della normale comunicazione tra enti accreditati e Asp di riferimento per la normale stipula dei contratti senza avere nessun riscontro. Non siamo riusciti a comprendere le ragioni per cui l'Asp non ha sottoscritto la convenzione pur avendo comunicazioni in atto tutte finalizzate alla stipula del contratto fino al settembre 2020».

L'azienda ha fatto fronte con proprie risorse alle spese che ha potuto sostenere fino a pochi giorni fa. «La società - ha sottolineato Parisi - vanta crediti per prestazioni effettuate nel 2020 e non pagate pari a 22 milioni di euro. L'Azienda è dotata di una solidità finanziaria che pochi hanno in Calabria e ha deciso ugualmente di andare avanti fino al grido d'allarme lanciato nei giorni scorsi».

Il direttore sanitario Antonio Capomolla ha chiarito la questione dell'accreditamento, che «non è scaduto». «Si tratta di un accreditamento con prescrizione – ha proseguito - e noi abbiamo ottemperato a soddisfare tutti i punti richiesti dalla norma. Attendiamo solo il parere della commissione dell'Asp per continuare il nostro lavoro. Manca un documento tecnico che decreti la continuazione o meno delle attività da parte dell'Asp».

Quanto alla sospensione delle attività, Capomolla ha spiegato come «questa situazione imponga una riflessione: viene meno uno stato di diritto perché è stato interrotto un servizio di pubblica utilità».

«Se a me oggi arriva una dissecazione aortica cosa rispondo? – ha chiesto -. Che non posso intervenire in emergenza perché non sono autorizzato dal commissario dell'Asp che non poteva rispondere di sabato? Oggi muoiono i nostri diritti civili. C'è stata un'interruzione di pubblico servizio».

Sulla vicenda della Cardiochirurgia il direttore dell'unità operativa Daniele Maselli ha dichiarato che «in Calabria non c'è una corretta gestione delle politiche sanitarie, perché non è possibile che un paziente per venire ad operarsi al Sant'Anna, sia costretto a farsi dimettere dalla struttura in cui è ricoverato e a pagare dalle 600 alle 700 euro per il trasporto in ambulanza».

Maselli ha parlato di «volontà di generare un bisogno, perché i bisogni si possono governare». Al Sant'Anna viene curato, secondo quanto ha riferito Maselli, «più dell'80% di pazienti ai limiti della sussistenza, che non avrebbero nessuna possibilità di andare altrove». Per Maselli «non esiste una rete cardiochirurgica a vantaggio del paziente, come ad esempio quella dell'Emilia Romagna dove tutto ruota intorno ai malati in base ad una distribuzione equa del territorio, considerando la vicinanza ai presìdi». «Noi abbiamo in Calabria tre cardiochirurgie di alta qualità – ha concluso. Perché non ci sediamo per stabilire, nell'interesse del paziente, come organizzare in modo territoriale la rete cardiochirurgica?».

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