Gli scarichi abusivi che minacciano la bandiera blu di San Nicola Arcella

Alla città guidata da Barbara Mele è stato riconfermato il prestigioso riconoscimento. Ma i carabinieri forestali hanno scoperto scarichi abusivi nell'impianto di depurazione comunale

di Francesca  Lagatta
15 maggio 2020
23:00

Qualcuno da tempo pensa al progetto della "Riviera Blu", ossia l'assegnazione a tutte le località della costa tirrenica del prestigioso vessillo assegnato dalla Fee  Fee (Foundation for Environmental Education), una organizzazione internazionale non governativa la quale, da decenni, premia le località costiere europee che, almeno sulla carta, soddisfano criteri di qualità relativi a parametri delle acque di balneazione e al servizio offerto. Ha cominciato Praia a Mare nel 2016, poi la bandiera color zaffiro è toccata anche a Tortora o San Nicola Arcella. E allora, tanto per fare un esempio, perché non Scalea, Santa Maria del Cedro, Grisolia, Diamante o Belvedere Marittimo? «Ci arriveremo», dicono in coro gli amministratori, ma averla non è semplice perché i criteri sarebbero rigidissimi e riguardano sicurezza, igiene, servizi offerti e sostenibilità ambientale, quest'ultima soprattutto. Proprio ieri alle tre località turistiche del Tirreno cosentino è stato riconfermato il riconoscimento, ma la festa, almeno per San Nicola Arcella, rischia di essere rovinata. Questa mattina si è diffusa la notizia del sequestro del depuratore comunale a causa dello scarico di acque reflue domestiche o di reti fognarie effettuate in assenza di autorizzazione. Dalle verifiche effettuate è emerso che l’impianto comunale non scaricava più le acque reflue nella condotta sottomarina, come regolarmente autorizzato dalla Provincia, bensì nel vallone denominato Canale Grande attraverso una tubatura in Pvc. I controlli delle forze dell'ordine sono cominciati dopo la segnalazione degli ambientalisti che qualche giorno fa, il 9 maggio scorso, avevano filmato la rottura di una condotta evidenziando come le acque non ancora depurate finissero sulla spiaggia. Di qui le indagini dei carabinieri forestali e la scoperta di acque inquinanti che con tutta probabilità finiscono in mare. 

Dubbi e perplessità

Ad onor del vero, bisogna precisare che in tutti e tre i casi di Praia, Tortora e San Nicola Arcella, l'assegnazione della bandiera blu si riferisce a un circoscritto specchio d'acqua di pochi chilometri quadrati e sono, rispettivamente, quello della zona antistante l'isola Dino, quello della zona di sbocco del fiume Noce e quello della zona Arcomagno. Nonostante ciò, negli anni, l'assegnazione del riconoscimento ha innescato dibattiti piuttosto accesi. Se da un lato la zona dell'alto Tirreno cosentino è infatti tra le più incantevoli della Calabria, dall'altro lato è tristemente nota anche per l'inquinamento delle acque, soprattutto durante il periodo estivo, quando a causa delle numerose presenze, i depuratori funzionano a fatica, spesso riversando in mare liquami non ancora smaltiti.

Il curioso caso della bandiera blu di Praia a Mare

Tanto per capire quanto ambigua sia la garanzia di sostenibilità ambientale rappresentata dalla bandiera blu, basti pensare al clamoroso caso di Praia a Mare che per quattro anni di seguito ha fatto registrare l'interdizione alla balneazione per inquinamento di un tratto di spiaggia di oltre 700 metri, successivamente diventati circa 1,2 chilometri, come si evince chiaramente tuttoggi consultando il portale delle acque del Ministero della Salute. Il tratto interessato è in prossimità dello specchio d'acqua premiato con la bandiera blu. Da una parte valori di escherichia coli che a volte hanno raggiunto anche 20 volte il limite consentito per legge, dall'altra parte acque pulite e cristalline da bandiera blu. Come se sul fondale ci fosse un muro a dividere le due zone. Possibile che le correnti non trascinino i batteri 100 o 200 metri più in là? Inoltre, è utile ricordare che nel 2016, quando le acque praiesi hanno ricevuto per la prima volta la bandiera blu, proprie nelle zone sottostanti l'isola Dino, numerose inchieste giornalistiche dell'epoca hanno rivelato e documentato la presenza di materiale inquinante. Successivamente, l'area è stata bonificata, anche grazie all'impegno dell'associazione Italia Nostra che con un progetto finanziato dalla Regione ha ripulito i fondali da ben 7 quintali di ferro arrugginito, copertoni di auto e altro materiale inquinante. Alla luce di ciò viene da chiedersi: come e quando vengono effettuati, dunque, i controlli per le assegnazioni del vessillo? Chi li effettua e quali sono effettivamente i criteri utilizzati? Ma soprattutto, la bandiera blu è sempre garanzia di sostenibilità ambientale e acque cristalline?

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