Soverato, asilo nega ingresso a terapista di un bimbo autistico: «Se ne parla l'anno prossimo»

I genitori del piccolo Simonluca pronti a presentare un esposto in Procura. Il presidente dell'Associazione nazionale presidi sezione di Catanzaro, Domenico Servello interviene sulla vicenda: «Non basta riempirsi la bocca di parole come “inclusione”»

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di Rossella  Galati
30 aprile 2021
09:06
Immagine di repertorio da pexels, foto S. Dietz
Immagine di repertorio da pexels, foto S. Dietz

È un episodio davvero increscioso quello che vede come protagonista un bambino autistico grave non verbale di Soverato che da poco utilizza come canale comunicativo quello delle immagini. Un metodo che è necessario allargare a tutti i contesti di vita del piccolo tanto da richiedere anche a scuola la presenza della sua terapeuta come supporto per l’insegnante di sostegno, senza alcun impegno economico per la scuola. Peccato però che l’istituto per l'infanzia frequentato dal bambino abbia negato l’ingresso alla specialista essendo ormai imminente la fine dell'anno scolastico e riservandosi di prendere in considerazione la richiesta per il prossimo anno, si legge in una breve nota. Da lì l’intenzione dei genitori del bimbo, rappresentati dall’avvocato Eliana Corapi, di presentare un esposto in procura.

Le reazioni 

Una vicenda che non poteva non suscitare reazioni di disappunto come quella dell'Associazione nazionale presidi e alte professionalità, struttura di Catanzaro, presieduta da Domenico Servello: «Forse con un superficiale “no” sono stati calpestati 50 anni di lotte e di battaglie condotte per garantire a bambini come Simonluca, prima l’integrazione e poi la reale inclusione nel contesto scolastico. Questa associazione sindacale non ha alcuna intenzione di minimizzare né di giustificare o rassegnarsi, anzi, al contrario, continuerà a battersi ed impegnarsi perché episodi come questo non accadano più e per invocare un intervento immediato degli organi competenti, Ufficio scolastico regionale e Ministero dell’istruzione, per fare, com’è opportuno, piena luce sull’accaduto». 


Servello: «Mancanza di umanità»

«Le scuole e  i dirigenti calabresi - continua Servello - sono sempre stati additati come esempi virtuosi da seguire in innovativi percorsi di inclusione, che hanno rappresentano la chiave di successo formativo per tutti ed il superamento di modelli didattici e organizzativi uniformi e lineari e la costruzione di approcci flessibili adeguati ai bisogni formativi speciali dei singoli alunni – aggiunge Servello -. In questa circostanza chi ha gestito il caso ha dimostrato certamente scarsa conoscenza della normativa scolastica (Regolamento dell’Autonomia scolastica, D.P.R. 275/99 che sancisce il diritto per tutti al successo formativo, assegna alle scuole autonomia organizzativa e la Legge di Riforma n. 53/03 che riconosce il diritto di tutti gli alunni alla personalizzazione dei percorsi di apprendimento) ed una mentalità da burocrate, ma quello che più turba e la assoluta insensibilità pedagogica e l'assurda mancanza di umanità».

La diversità come valore

La qualità di una scuola, per il presidente dell’associazione nazionale presidi, si misura sulla sua capacità di sviluppare processi inclusivi di apprendimento, offrendo risposte adeguate ed efficaci a tutti, specie a bambini come Simonluca. «Non basta riempirsi la bocca di parole come “inclusione”. Questa Organizzazione sindacale - fa presente il referente del sodalizo - non può che condividere e fare proprie le parole della mamma di Simonluca, Irene Biancardi: “nel 2021 una scuola che non agevola e non aiuta chi è per natura più fragile ed è in uno stato di difficoltà non è degna di essere appellata come tale, ben poco ha da insegnare, ma molto ha da imparare”».

Pertanto «la Scuola dell’inclusione, e per fortuna nella realtà calabrese sono la quasi totalità, dovrebbe avere la capacità di trasformare la complessità delle differenze da problema a risorsa, introducendo elementi di qualità nella prassi didattica e riconoscendo la diversità come valore e le differenze come risorse. In questo specifico caso - conclude infine -  è solo un esempio assurdo da non seguire. Può capitare, anche se non è giustificabile, che la scuola non riesca ad affrontare tutte le problematiche legate al disturbo dell'autismo poiché manca una preparazione specifica, ma non si può lasciare colpevolmente tutto al caso o all'improvvisazione. Nell’episodio segnalato dalla mamma di Simonluca, oltre alle situazioni denunciate, è venuto a mancare un elemento fondamentale: il cuore».

Giornalista
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