Inchiesta a Milano sulle intrusioni nel pc dell’ex capo della Procura di Reggio. Al centro dell’inchiesta il sistema Ecm installato su circa 40 mila dispositivi del ministero della Giustizia. Informatici nel mirino dopo le perquisizioni nel Palazzo di giustizia. Le falle svelate da Report
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Sono due gli accessi abusivi al computer del procuratore capo di Torino, il magistrato calabrese (ed ex procuratore di Reggio Calabria) Giovanni Bombardieri, finiti al centro di un’inchiesta coordinata dalla procura di Milano.
L’indagine riguarda presunte intrusioni effettuate attraverso Ecm (Endpoint Configuration Manager), il software installato su circa 40mila dispositivi informatici del ministero della Giustizia per la gestione e la manutenzione da remoto dei computer in uso agli uffici giudiziari italiani.
Le verifiche sono affidate alla polizia postale milanese sotto il coordinamento del procuratore Marcello Viola, dei pm Francesca Celle ed Enrico Pavone, con la supervisione del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo.
Tre tecnici indagati e le perquisizioni a Torino
Gli indagati sono tre tecnici torinesi della società che gestisce in appalto la manutenzione dei dispositivi informatici del ministero della Giustizia.
Tra marzo e aprile gli investigatori hanno eseguito diverse perquisizioni anche all’interno del Palazzo di giustizia di Torino.
Secondo quanto emerso, le intrusioni sarebbero avvenute «attraverso la forzatura del sistema del software Ecm resa possibile dal possesso delle credenziali di amministratore».
L’indagine punta a chiarire non soltanto le responsabilità individuali, ma soprattutto il livello di sicurezza del sistema Ecm, tanto che il ministero della Giustizia ha già annunciato la sua futura dismissione.
La mail inviata a nome di Bombardieri
Uno degli episodi contestati riguarda l’invio di una mail partita dal computer del procuratore Bombardieri a sua insaputa.
Il tecnico principale indagato, nel frattempo licenziato, ha fornito la propria versione durante una puntata della trasmissione Report condotta da Sigfrido Ranucci.
«Il procuratore aveva chiesto l’installazione di una stampante a colori sul proprio computer, con tanto di ticket d’intervento. Che io eseguo come da prassi. A fine installazione è partita questa mail. Mai entrato nella sua casella di posta. Un clamoroso equivoco, spero che il procuratore ne venga messo a conoscenza».
Secondo gli investigatori, tuttavia, anche quell’operazione sarebbe avvenuta sfruttando la disponibilità delle credenziali amministrative del sistema.
L’inchiesta nata dopo il caso sollevato da Report
L’indagine milanese nasce anche dopo un’inchiesta giornalistica trasmessa da Report nei mesi scorsi, che aveva evidenziato la vulnerabilità del sistema Ecm.
Protagonista del servizio era lo stesso tecnico oggi indagato, che in forma anonima aveva raccontato di aver dimostrato al gip del Tribunale di Alessandria Aldo Tirone come fosse possibile controllare da remoto un computer del ministero senza lasciare tracce.
Nel caso del magistrato alessandrino, però, l’accesso sarebbe avvenuto con il consenso diretto dello stesso giudice, che aveva autorizzato l’esperimento per verificare la reale sicurezza del sistema.
L’esperimento aveva mostrato la possibilità di monitorare il desktop del pc e interagire a distanza senza che il titolare del dispositivo dovesse autorizzare l’operazione.
L’esposto di Bombardieri e i dubbi sul sistema Ecm
A segnalare gli accessi sospetti sarebbe stato lo stesso Bombardieri – in passato anche procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro – attraverso un esposto confluito nel fascicolo aperto dalla procura milanese.
L’indagine si concentra ora sulla possibilità che il software abbia consentito intrusioni indebite nei dispositivi utilizzati dai magistrati italiani.
Al momento, secondo quanto trapela dagli ambienti investigativi, non emergerebbero coinvolgimenti diretti di funzionari del ministero della Giustizia né segnalazioni analoghe provenienti da altri distretti giudiziari.
Sulla vicenda erano intervenuti nei mesi scorsi anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio e l’allora capo di gabinetto Giusi Bartolozzi.
Le rassicurazioni iniziali del ministero, però, si scontrano ora con i dubbi emersi sull’effettiva affidabilità di Ecm, software che sarà progressivamente sostituito con un nuovo sistema ritenuto più sicuro.


