Il copione è lo stesso, tragico e puntuale come il ritorno delle mareggiate. La Statale 18, colonna vertebrale del litorale tirrenico calabrese, torna a piegarsi sotto i colpi di un mare che non chiede il permesso per avanzare. Oggi, percorrere il tratto tra Amantea (Cosenza) e Nocera Terinese (Catanzaro) non è un viaggio, ma un’odissea fatta di attese infinite e asfalto che trema sotto l'erosione.
L’erosione costiera non è più un concetto astratto da convegni accademici: è un muro di gomma per migliaia di pendolari. Il senso unico alternato, istituito per motivi di sicurezza, ha trasformato metri di strada in un imbuto logorante. Ma dietro le lamiere delle auto in fila, c’è molto più di un semplice ritardo stradale. C’è la vita di chi deve raggiungere un posto di lavoro, di chi ha una visita medica prenotata da mesi, di chi vorrebbe solo che la propria terra non fosse considerata "di serie B".


Basta abbassare il finestrino per raccogliere lo sfogo di chi, quella strada, la vive come una condanna quotidiana. «Siamo stanchi –  sussurra un automobilista rassegnato –. Succede ogni volta, è un ciclo che non si interrompe mai». Ma la rassegnazione lascia presto il posto alla rabbia lucida di chi vede nella mancanza di attenzione il vero colpevole. «Qui non c'è niente, manca tutto. È una Calabria divisa in due, forse dimenticata», sostiene un altro automobilista dal suo abitacolo. «Il messaggio alle istituzioni? Fate qualcosa, perché questa terra si è persa negli anni». Il sentimento comune è quello di un isolamento non solo geografico, ma civile. La fila di auto che si perde all'orizzonte diventa il simbolo di una regione che vorrebbe correre, ma è costretta a restare ferma, a guardare il mare che si mangia il futuro.
 


«Se non prendono provvedimenti, andiamo male. Non è possibile per chi lavora subire questo ogni anno," conclude un pendolare abituale. La distinzione tra "buone e cattive strade" in Calabria non è più accettabile. La SS18 non è solo una via di comunicazione: è il diritto alla mobilità di un intero popolo. Mentre le onde continuano a schiaffeggiare la scogliera, resta una domanda sospesa tra il rumore del mare ed un cielo che promette pioggia: per quanto tempo ancora la Calabria dovrà restare a guardare il semaforo rosso di un cambiamento perennemente in ritardo?