Le operazioni di rimpatrio sono state affidate alla Prociv. In corso le procedure per individuazione di un operatore economico. Le salme su un aereo cargo, presente anche il cugino di una delle vittime che seguirà il trasporto su un volo di linea
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Sarà la Protezione civile a gestire dal punto di vista operativo la delicata fase del rimpatrio dei feretri dei quattro braccianti agricoli, uccisi ad Amendolara nel rogo del minivan. Il consiglio regionale aveva già provveduto ad una variazione urgente del bilancio di previsione, con la creazione di un apposito capitolo di spesa. A disposizione della Prociv regionale ci sono 100mila euro, utili a sostenere i costi per il rientro delle salme nei Paesi di origine.
Nell’ultima seduta di giunta, l’esecutivo ha affidato l’incarico al dipartimento di Protezione Civile, con il compito di provvedere al «coordinamento logistico, all'assistenza ai familiari e all'organizzazione operativa di tutte le attività amministrative e di trasporto necessarie al completamento delle procedure di rimpatrio transfrontaliero delle salme». Gli uffici hanno già avviato le procedure amministrative volte all’individuazione di un operatore economico a cui affidare la gestione del servizio.
Un iter che dovrebbe concludersi nel giro di qualche giorno, tuttavia, la Prociv resta in attesa del dissequestro delle salme da parte della Procura di Castrovillari che sta indagando sulla morte dei quattro braccianti agricoli. Si attende infatti l’esito dell’esame del dna disposto dall’ufficio di Procura, utile all’identificazione dei corpi bruciati vivi alla stazione di rifornimento sulla statale 106.
Non appena si avrà il via libera per il rimpatrio, le salme saranno trasportate con un aereo cargo nei paesi d’origine: tre in Afghanistan e uno in Pakistan, secondo le volontà espresse dai familiari. Al seguito dei feretri sarà presente solo il cugino di uno dei quattro migranti, imbarcato con un volo di linea. I corpi restano al momento a disposizione dell’autorità giudiziaria all’obitorio cimiteriale di Amendolara.



